lunedì, ottobre 15, 2007
Trento, ridente città del nord est di fattezze austro-veneziane sia nei monumenti che nei cibi. Città che da alcuni anni ospita l'incontro dell'associazione "parole ritrovate" (http://www.leparoleritrovate.org/)un incontro dedicato al disagio mentale dove si incrociano pazienti, psichiatri (difficile distinguere quali sono gli uni e quali sono gli altri...non me ne vogliano i pazienti :)), famigliari, scolaresche, gente comune, associazioni e quest'anno anche noi, io e il collega giornalista. Questa associazione che si lega ad altre realtà come associazioni sportive collegate al disagio mentale, associazioni di famigliari ecc... quest'anno ha organizzato un treno Roma-Pechino su cui sono partiti un nutrito gruppo di "utenti"(come ho sentito chiamare gli affetti da malattia mentale dagli addetti dei lavori)e di famigliari, un regista, Giovanni Piperno, che ha realizzato un documentario (in montaggio in questo momento) e altre "personalità" come il Dott. Marco D'Alema, psichiatra e consigliere della ministra Turco per la psichiatria. Naturalmente la cosa ha scatenato commenti discordi e varie critiche, una delle più "diffuse" e forse anche la più naturale era ed è: Ok un viaggio come questo può essere interessante ma dopo il viaggio che si fa per questo problema?

bene a trento ho visto che si fa, e mi dispiace che chi ha fatto le critiche non sia stato presente in quel luogo. a trento non è sucesso nulla di strano o eccezionale, niente di eclatante è solo successo quello che dovrebbe essere la normalità, si è parlato del problema senza peli sulla lingua, sono state ascoltate testimonianze di famigliari ed utenti e sopratutto con il gioco (ndr. vedi pallastrada) è stato cercato di portare ad una dimensione di "normalità" la cosidetta Pazzia,  portandola in piazza in mezzo alla gente. Osservando e ascoltando le persone intervistate e le persone che hanno parlato durante il convegno mi è arrivato un messaggio che per alcuni potrebbe essere scontato e banale e che forse per questo bisognerebbe ascoltare più attentamente, il messaggio che ho inteso è: Consideriamo la malattia mentale alla stregua di qualsiasi altra malattia, non dobbiamo avere paura del malato mentale come non ne abbiamo del malato di tumore o altro, non dobbiamo vergognarci se, che ne so, abbiamo lo zio tocco (come direbbero di me i miei nipoti :)), o il fratello o un vicino ecc... Consideriamo il malato mentale una persona in primis, una persona con esigenze e capacità, una persona che ha diritto come noi di vivere al meglio. in italia si deve ancora fare molta strada verso la malattia mentale ma forse grazie anche alla pallastrada, ai viaggi fino a Pechino, a quelli in barca a vela e ad ogni cosa che ci possa far conoscere il disagio mentale questa strada si fa' meno tortuosa. ah stavo dimenticando la cosa che mi ha colpito di più sentendo le testimonianze di utenti e famigliari, e mi ha colpito anche se già ne ero consapevole da tempo(avendo vissuto molta parte della mia vita con una madre depressa): Tutti ci si può trovare in uno sato di disagio mentale e ci pò capitare per le cose più strane e apparentemente innocue...
postato da: dariocicchero alle ore ottobre 15, 2007 23:17 | Permalink | commenti (1)
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giovedì, ottobre 11, 2007
Domani in quel di Trento alle 17 in punto verrà realizzata una partita di pallastrada, gioco inventato da Stefano Benni per un suo libro "la compagnia dei Celestini". ecco le regole e varie.

ah cosa importante essendo un gioco da "matti" il tutto è organizzato dall'associazione "Parole Ritrovate" associazione che si occupa di disagio mentale e che in questi anni ha realizzato iniziative "curiose" per far parlare del problema del disagio mentale o meglio del problema che ha la società media verso il disagio mentale. Quest'anno ha realizzato un viaggio in treno da Roma a Pechino via trans siberiana...prossimamente potrete trovare un servizio su questi "mattacchioni" sul portale Torinomedica.com e sarà distribuito (non so quando e in che modo) un documentario sul viaggio realizzato da Giovanni Piperno.

Il gioco


Un buon pallone da pallastrada



Un buon pallone da pallastrada



Il meccanismo del gioco è simile a quello del calcio: due squadre si contendono un pallone cercando di fare gol nella porta avversaria. La pallastrada ha però poco in comune con il calcio delle competizioni ufficiali di qualsiasi livello; corrisponde piuttosto al calcio giocato dai ragazzini (nelle strade, nei campetti di periferia, negli oratori). La pallastrada si gioca infatti in spazi di fortuna, con palloni scalcagnati e regole bislacche. Le partite possono avere durate lunghissime o essere interrotte improvvisamente (da intrusi, polizia, passaggio di ambulanze...)

Ne La Compagnia dei Celestini, la pallastrada è una sorta di "sport nazionale" per gli orfani protagonisti del romanzo. L'invenzione del gioco è fatta risalire a un gruppo di stregoni, gli Algos, e al Grande Bastardo, il leggendario difensore di orfani, randagi, mendicanti.

Campionato Mondiale di Pallastrada


Il Grande Bastardo organizza ogni quattro anni un Campionato Mondiale di Pallastrada: è un avvenimento che si svolge in assoluta segretezza, in quanto la pallastrada e i suoi giocatori sono malvisti da qualsiasi autorità. Dal punto di vista dell'organizzazione, si tratta di un torneo a eliminazione diretta, a cui partecipano otto squadre di orfani.Le squadre presenti nel romanzo sono:




  • Compagnia dei Celestini (Gladonia, il paese in cui è ambientato il romanzo, allegoria dell'Italia)



  • Yokkmokk Fjällrävar (Finlandia)



  • Slaiv Gallion Braes (Irlanda)



  • Manakoko Wallabies (Australia)



  • Pelorinho Pivetes (Brasile)



  • Chumatien Shaolin Little Dragons (Cina)



  • Zaire Red Dragons (Zaire)



  • Berliner Aas Devils (Germania)


Regolamento [modifica]


Il regolamento del Campionato viene inviato ad ogni squadra insieme all'invito a partecipare al Campionato. Rappresenta una specie di carta d'identità della pallastrada, e trasforma in obblighi o divieti quelle che sono le immaginarie condizioni di gioco (campi scomodi, ostacoli, inesistenza del concetto di fallo).


Si compone di 14 regole fra le quali:



  • "Le squadre sono di cinque giocatori senza limiti di età, sesso, razza e specie animale";



  • "Il campo da gioco può essere di qualsiasi fondo e materiale ad eccezione dell'erba morbida", deve avere almeno una parte in ghiaia, un ostacolo, una pozzanghera fangosa, e soprattutto deve essere "possibilmente situato in zona dove il pallone, uscendo, abbia a rotolare per diversi chilometri";



  • "La porta non ha la regolare struttura di metallo con rete: la sua larghezza è indicata a terra da oggetti di fortuna; il portiere è autorizzato a restringerla, se non si fa scoprire, così come gli attaccanti possono allargare quella avversaria";



  • "La palla deve essere stata rattoppata almeno tre volte e possedere un adeguato numero di protuberanze che rendano il rimbalzo infido";



  • "La regola segreta 12, se applicata, annulla tutte le precedenti";



postato da: dariocicchero alle ore ottobre 11, 2007 21:56 | Permalink | commenti (5)
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