Piero AbrateIl Piemonte del Crimine - storie maledette
Edizioni Servizi Editoriali – Genova
224 pagine
Prezzo di copertina 14,90 €
Esistono storie affascinanti anche se raccapriccianti, storie che stimolano la nostra fantasia anche se ci fanno inorridire.
“Il Piemonte del crimine - Storie maledette” di Piero Abrate, presentato oggi nell’aula Magna dell’università popolare di Torino, via Carlo Alberto 8, alla presenza dell’autore e dell’editore, raccoglie una serie di “cronache” di queste storie maledette e affascinanti.
Abrate racconta 23 delitti che hanno insanguinato la storia piemontese negli ultimi due secoli ed essendo principalmente un giornalista più che un romanziere, riesce a farci vivere le cronache del tempo come se le leggessimo sui giornali di oggi. Lo stile molto secco e asciutto, con cui è scritto il libro, è uno dei suoi maggiori pregi perché ci riesce a descrive i delitti e soprattutto gli assassini nella loro vera natura, senza nessuna fascinazione romanzesca, riuscendo a descrivere, parafrasando il titolo di un libro di Hannah Arendt, “la banalità del male”.
Il libro è suddiviso in capitoli che raggruppano in modo coerente i delitti; abbiamo: “Trasgressione e morte”, “Parenti serpenti”, “Serial killer”, “La giustizia fra errori e orrori”, “I casi irrisolti”. Negli ultimi due capitoli troviamo un altro pregio di quest’opera; l’affrontare gli “errori e gli orrori” della giustizia e i “casi irrisolti” causati più delle volte dalla mancanza di accuratezza degli investigatori e dalla “leggerezza” dei giudici come nel caso celeberrimo di Maurizio Minghella il quale, dopo essere stato condannato all’ergastolo per 5 omicidi, ottenne il “regime di semilibertà”, regime che sfrutto per compiere altri omicidi analoghi ai precedenti. Gli inquirenti, lo scoprirono grazie alla segnalazione di una prostituta scampata ad una sua aggressione, nessuno di loro aveva collegato la libera uscita dell’uomo agli omicidi fino al momento di quella segnalazione, dimostrando un’incuria nelle indagini non indifferente.
Durante la presentazione del libro l’autore ha raccontato che lo stimolo per scriverlo è partito dall’idea dell’editore di creare una collana di saggi sui delitti italiani degli ultimi due secoli suddivisa per regione, idea venuta all’editore perché il delitto è un argomento che ha sempre interessato l’opinione pubblica e che oggi interessa sempre più, lo si può verificare leggendo le molte pagine dei giornali dedicate agli eventi delittuosi e vedendo il numero crescente di telefilm “specializzati” dove si incrociano medici legali-investigatori, RIS e corpi della scientifica che sviscerano i delitti e le vittime, non solo in senso figurato.
Quest’opera costata all’autore più di un anno di lavoro tra scrittura, raccolta delle informazioni e loro verifica, si può tranquillamente inserire nel vasto gruppo di saggi “true crime” quale opera interessante ed onesta che descrive senza giudizi o pregiudizi fatti e fattacci d’italia come dovrebbero sempre fare i giornalisti.
Piero Abrate, giornalista e scrittore è nato nel 1955. Ha lavorato per anni come redattore nei quotidiani Stampa Sera e La Stampa ed attualmente dirige il settimanale La Nuova diffuso nell’area nord di Torino. In passato ha diretto il quotidiano Torino Sera. E’ autore di saggi sulla storia del giornalismo e il suo ultimo lavoro “Cento anni di cinema in Piemonte” (Abacus edizioni) l’ha condiviso con l’amico giornalista Germano Longo.
Dario cicchero
postato da: dariocicchero alle ore marzo 14, 2008 16:38 | Permalink | commenti
categoria:recensione libri
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