Lo avevo messo in conto, quando ho iniziato a lavorare per un sito legato al mondo medico, ma speravo che non mi sarebbe toccato; invece giovedì ho avuto il "battesimo"... La mattina è una di quelle mattine, cielo terso e freddo cane, in cui avresti voglia di goderti il panorama da una stanza calda con un tazzone di cioccolata bollente in mano. Sono le 8.40 e io quella stanza l'ho lasciata da più di un ora (odio vivere distante dal centro...) oltre tutto senza aver bevuto la cioccolata bollente. Sono davanti all'istituto di medicina legale, un bell’edificio con una facciata di stile “fascista arrotondato” uno di quei edifici del primissimo dopoguerra dove l’architettura non si era ancora staccata dal “ventennio” e lo aveva “arrotondato” nonchè contaminato con un po’ di “Belle Époque”. Dalla porta semiaperta dell’edificio intravedo un signore, alto, coi capelli lunghi e due occhi vispi che sta parlando al telefono con in bocca un quarto di toscano. é compassato e tranquillo, il viso simpatico, lo identifico come l’uomo che ci farà da “Virgilio” in questo lavoro. Mi nota.
Lei è di... (sempre col toscano in bocca)
Si sono l'operatore di Torinomedica.com
venga dentro che fa' più caldo.
Entro, il profumo del toscano invade i miei sensori olfattivi, lui finisce di parlare al telefono.Ci presentiamo.
Lei è il signore che ha un po' di problemi coi cadaveri e coi pezzi anatomici...
Be non proprio... diciamo che non ho studiato medicina come il mio collega Nicola, ho fatto il fotolitografo e non sono avvezzo ai pezzi anatomici... più che altro volevo fare un sopralluogo per capire se era possibile fare delle riprese che avessero un senso, capire le dimensioni, il tipo di luce, perché a me anche se siamo una piccola realtà con dei piccoli mezzi mi piace lavorare bene... Naturalmente il tutto detto molto professionalmente. Lui sorride bonario.
Venga andiamo di la a vedere così si fa' un idea del posto.
Un poco titubante lo assecondo. Si avvia verso una porta, la apre ed entriamo in un'ambiente ampio con una specie di schedario di fronte a noi e una doppia porta al suo fianco. Apre la porta ed entriamo in un corridoio che "costeggia" una cella frigorifera identica a quelle usate in macelleria. Noto che il termostato segna i -3. Al fondo della cella sulla sinistra c'è una porta aperta, il mio accompagnatore ci si infila, lo seguo. La stanza è ampia e "antica", sulla destra il grande davanzale ospita un fornello elettrico con sopra una pentola di media dimensione, di fronte a me si apre un'altra porta verso un locale che sembra un magazzino. Alla mia sinistra due tavoli "settori" uno vuoto e l'altro, quello più vicino alla mia posizione, ha sopra un corpo avvolto in un lenzuolo bianco. Alla vista dei due tavoli settori scompare l'apnea mentale e mi rendo conto che nella stanza oltre a noi ci sono una quindicina di studenti di medicina e la tecnica di laboratorio. il mio "ospite" svolge delicatamente il corpo dal suo sudario e me lo mostra. Non è il cadavere a "colpirmi" ma i tavoli settori, questi sono "antichi" ma ricordano quelli a cui ci hanno abituato molti telefilm. La cosa che mi colpisce e mi fa' un po' rabbrividire sono i canali di "scolo" che convergono al centro, e il "catino ceramico" posto sotto il lato "testa".
Venga a vedere... vede non c'è nulla di drammatico da vedere, è solo un corpo, oltre tutto è in perfette condizioni...
Non lo dice per mettermi a disagio, anzi il suo tono è rassicurante ed estremamente gentile, i suoi gesti verso il cadavere sono rispettosi, quasi rituali. Guardo il corpo e trovo che mi somigli un po', sarà la barba, i capelli: un io più vecchio e decisamente più rigido. La tecnica di laboratorio con molta delicatezza ricopre il corpo con il lenzuolo, un gesto quasi intimo. Usciamo per andare a recuperare il mio collega all'entrata dell'istituto. Il dottore mi spiega che quell'uomo ha donato il corpo alla scienza.
C'è un "positivo ritorno" a quest'abitudine che in questi anni un poco si era persa. La legge non lo vieta ma non è molto chiara in riguardo, in parlamento da anni c'è un disegno di legge al riguardo ma viene sempre rimandato. Pare non piaccia l’argomento...(con tono ironico)
Naturalmente, come ogni buon fumatore di sigaro, tutte queste cose le dice e le fa con il sigaro in bocca. Arriva il collega, lo “recuperiamo” e ci avviamo verso la sala settoria, nel mentre arriva anche il chirurgo che terrà la lezione al gruppo di studenti. Veniamo presentati al professore. Sparisce dietro ad una porta a vetri e dopo poco torna col camice, i guanti e un po' di "ferri del mestiere". Decide di “operare” sul lato sinistro dell'uomo, nel frattempo si è materializzato un assistente del professore con tanto di camice. Assistente, tecnica di laboratorio, professore e “Virgilio” spostano il corpo verso il lato destro dell'ampio tavolo settorio. Mi "stupisce" la rigidità del corpo e il peso che traspare dalla difficoltà che hanno a spostarlo di pochi centimetri. Vengono preparati i "ferri" e il professore inizia ad "operare". Intanto io ho preso la telecamera, il mio filtro verso il mondo. Un Fotoreporter di guerra, incontrato molti anni fa', alla mia domanda: Ma come fai a scattare quelle foto raccapriccianti senza stare male di stomaco?
Candidamente mi rispose: perché non sono "reali" quando entrano nel mio mirino...
In un primo momento non capii cosa intendeva poi con gli anni e con l'esperienza ho capito cosa intendesse. L'ho capito mettendo, a mia volta, "nel mirino" la realtà che avevo di fronte e scoprendo che effettivamente quando entra nel mirino per l'osservatore non è più reale o almeno non è più una realtà globale, diventa un particolare perdendo la sua dimensione orrifica che potrebbe avere in una visone di insieme. Proprio per la teoria del “particolare” la prima cosa che noto attraverso il mirino sono gli “strumenti del lavoro” e poi allargando un po’ la visone quello su cui operano. il Bisturi preciso e deciso, in mano al professore, penetra la gamba dell’uomo senza rumore e seza sange il che mi aiuta a non distogliere l’inquadratura, poi lentamente uno strano strumento che sembra un piccolo rastrello con le punte collegate da un filo di ferro apre lentamente il taglio. Gli allievi si assiepano intorno al professore, lui descrive le sue operazioni facendo anche delle domande:Dietro cosa si trova il nervo sciatico? Non è una domanda “retorica” o descrittiva perché da li a poco il nervo sciatico si presenta in tutta la sua interezza e mi rendo conto che è lungo lungo, io credevo che fosse solo situato nella zona in cui ogni tanto mi fa male, invece arriva fino alla caviglia. Riprendo dei totali con gli studenti e dei totali della gamba, mi aggiro intorno al tavolo per trovare l’inquadratura giusta, la più “bella” la più “utile” al servizio che dobbiamo fare. Sono entrato in pieno nel “mirino”, nella fase “estetica”, non mi importa più che di fronte a me ci sia un fiore o un cadavere c’è solo una ripresa da fare. La cosa mi ha sempre stupito. Un giorno, parlando con una amica, dissi: dammi una telecamera in mano e supero tutte le mie paure e i miei dubbi.
Ora ne ho la certezza. Passano i minuti e oltre a continuare le riprese senza batter ciglio sono interessato alla lezione. Mi capita sempre di essere interessato alle cose che non conosco, è una delle cose acquisite nel tempo realizzando industriali e non solo, se devo riprendere qualcosa devo conoscerla bene per poter coglierne le cose più interessanti. Infatti buona cosa per portarsi a casa delle riprese utili è fare domande sul funzionamento di quello che si va a riprendere: Come viene svolta una certa azione, come funziona un macchinario, come viene usato il macchinario, come si usa uno strumento e il perchè si usa così ecc... Spengo la telecamera e mi avvicino al gruppetto dove il mio collega chiacchiera con “Virgilio” e l’assistente di studio. Mentre il dottore continua la sua lezione noi si chiacchiera di varie cose inerenti alla “situazione” e non. Scopro cosa c’è nella pentola: alcune parti di spina dorsale da “pulire”. Mi sembra più che normale in quel luogo, la tecnica di laboratorio mi dice che oggi ha evitato di accendere il fornello per non “turbare” l’olfatto degli studenti anche se ormai al punto in cui era arrivata la pulitura sarebbe stato solo odore di sapone. Mentalmente la ringrazio della delicatezza ricordandomi il fetore che facevano gli animaletti “puliti” dal mio coinquilino di Firenze (lavorava per dei musei di scienza naturale). Mi ritrovo, come sempre, a fare domande “tecniche” sul come si fa una cosa o un altra, sul capire le “cose di contorno”. Mi ritrovo a chiedere, indicando la cella frigorifera, al nostro Virgilio: Ma i cadaveri si tengono solo a meno 3 gradi?
Naturalmente lui mi risponde come se avessi fatto la domanda più normale del mondo (e effettivamente in quel contesto lo era): No, quella è una camera intermedia per lo scongelamento. La vuole vedere?
Volentieri.
Mi accompagna alla cella frigorifera direi felice della mia domanda e della mia curiosità e me la mostra con un certo orgoglio, in fin dei conti è orgoglioso, e ne ha ben donde, di questo progetto a cui lavora. Apre la cella, all’interno ci sono sacchetti vari, formaldeide in barattoloni e una lettiga completa di cadavere avvolto in celofan scuro. Ci descrive il suo interno e ci spiega che le celle di “mantenimento” sono sotto, quelle scendo a -20 gradi, mi viene in mente che anche il gelato si tiene a -20 quando è in mantenimento. Poi ci spiega che l’uomo di la è un po di giorni che fa “avanti e indietro” dai frigo, naturalmente sempre come se parlassimo di una cosa normalissima e ormai anche per me è una cosa normalissima infatti faccio domande “tecniche”, perché ormai sono entrato a pieno nella fase curiosa, quella che mi fa’ fare decentemente il mio lavoro. Mi spiega anche perché ha consigliato di iniziare ad operare dagli arti inferiori: è la parte che si scongela prima.
Scopro che l'inserto, della stampa, "tutto scienza" non ha voluto fare un "pezzo" sulla donazione del proprio cadavere alla scienza perchè i lettori si sarebbero potuti spaventare... e per fortuna che si chiama tutto scienza questo inserto... Rientriamo in sala settoria, il professore è nel pieno della lezione, faccio altre riprese e poi ci rendiamo conto che si è fatto tardi, dobbiamo andare e mi dispiace perchè la lezione è interessante, però il dovere ci chiama. Prendiamo accordi per ritornare quando ci sarà una cosa meno noiosa di una lezione di ortopedia (almeno così dice il mio collega) e poi salutiamo. Il nostro "Virgilio" ci accompagna alla porta lo salutiamo cordialmente e ci avviamo a piedi verso l’ufficio. Mi rendo conto che era proprio fame quella che mi aveva preso prima in sala settoria, non avevo fatto colazione prima di andare al “lavoro” e ora il mio stomaco era furioso.