martedì, maggio 31, 2005
è brutto sentirsi sollevati sapendo che fra quei morti non ci sia il tuo amico. è brutto aspettare i nomi di quei morti per essere sicuri che per uno strano caso del fato l'amico che è in Iraq come cuoco non si trovi su quel maledetto elicottero. purtroppo è l'animo umano a farti reagire così. è brutto sentire che altri "ragazzi" muoiono in un paese che non è il loro, in una missione che più passa il tempo meno condividono, ma quello è il loro mestiere e non possono tirarsi indietro, "hanno il dovere" di essere lì... Lo speaker annunciando questa morte ha sottolineato che è stato un incidente, che non sono stati abbattuti, lo ha fatto come se la cosa fosse potuta succedere anche qui, come se queste morti fossero parte di una specie di "normalità" -si sa gli elicotteri non sono proprio il mezzo più sicuro al mondo-.
Io non mi sento molto diverso da quel giornalista a sentirmi sollevato che il mio amico non sia stato con loro, anche se so che è normale. io non sono un pacifista, son contrario alla guerra in iraq ma non mi ritengo pacifista, sopratutto pacifista integralista che non ha la minima elasticità mentale per capire chi è in quel luogo perchè ha scelto il lavoro del soldato in tempo di pace per un sacco di motivi diversi, compreso quello del credere di poter fare qualcosa con le missioni all'estero, (lo scrissi tempo fa in un altro post) perciò dopo il sollievo di non dover andare al funerale di un amico provo molto dolore per questi "ragazzi" che son morti oggi.
postato da: dariocicchero alle ore maggio 31, 2005 13:52 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, maggio 30, 2005
Evviva evviva il Livorno, la Fiorentina e il Siena rimangono in serie A, Evviva Evviva il brescia e l'atalanta in serie B. Evviva evviva rimane anche il Palermo, il Lecce, la Reggina, il Cagliari, il Messina, il Chievo e l'Udinese.
Evviva Evviva il Genoa in A e perchè no anche l'Empoli... e magari il Toro...
e infine non me ne vogliano i milanisti ma quando perde il milan perde il berlusca, perciò viva viva la coppa al Liverpool...
l'italia del calcio credo non sia mai stata spinta così a "CentroSud", che vinca lo spareggio il Parma o Il Bologna un altranno avremo ben 7 squadre del centro , 5 squadre del sud e 7 del nord. se sale il Perugia il centro passa a 8, se sale il Toro il nord passa a 8. ci saranno rappresentate 5 città al nord, 6 (o 7 se sale il perugia) città al centro e 5 città al sud, sempre se ho fatto bene i calcoli...
be qualcosa stà cambiando anche nel calcio...
postato da: dariocicchero alle ore maggio 30, 2005 18:45 | Permalink | commenti (5)
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venerdì, maggio 27, 2005


Vi presento la mia convivente pelosa...
postato da: dariocicchero alle ore maggio 27, 2005 20:34 | Permalink | commenti (12)
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giovedì, maggio 26, 2005


quasi quasi mi sparo un'idea in testa...

postato da: dariocicchero alle ore maggio 26, 2005 22:08 | Permalink | commenti (5)
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giovedì, maggio 26, 2005
ma come azz faccio a mettere una foto senza usare la fonzione foto ma dall'htlm...
so ignurante del tutto in materia :)))
grazie per la comprensione :)))
postato da: dariocicchero alle ore maggio 26, 2005 11:59 | Permalink | commenti (5)
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martedì, maggio 24, 2005
Avevo 9 anni quando lo incontrai, era enorme, imponente e parlava una lingua strana. Lo guardavo dal basso in alto. Mi parve che volesse investirmi ma si fermò a una ventina di metri da me. Non mi fece paura vederlo avanzare quasi minaccioso, ero troppo indaffarato ad affascinarmi per spaventarmi. Enorme e silenzioso, sembrava volare. Ai tempi non conoscevo la sua storia, la storia dell'olandese volante. La imparai quel giorno guardandola, la imparai quel giorno ascoltandola in quella strana lingua che non capivo ma che comprendevo inconsciamente. Quando finì il suo racconto scomparve inghiottito dall'oscurità delle quinte, dall'oscurità della mia mente.
postato da: dariocicchero alle ore maggio 24, 2005 12:34 | Permalink | commenti (4)
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martedì, maggio 24, 2005
Un grazie di cuore a deslunes che mi ha coinvolto in una blogcatena di sant'Antonio!:)))

1. volume totale dei file musicali nel mio HD
0, se non contiamo quelli di sistema

2. ultimo CD che ho comprato
quando ho comprato la mia ultima cosa musicale i cd non esistevano ancora...

3. canzone che sta suonando ora
il silenzio di un giorno di fine primavera...

4. cinque canzoni che ascolto spesso (ultimamente)
bo,sento la radio e la playlist la decidono loro

5. cinque blogger a cui passo il testimone
Ragazzi mi dispiace, ve tocca! Non lo farò mai più!forse...heheheh(estratti a caso per non far torto a nessuno :))

artemisia
soremix
peppuzzo mio
blulele
quasar
postato da: dariocicchero alle ore maggio 24, 2005 11:38 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, maggio 23, 2005
ma perchè a volte fai un movimento e poi rimani bloccato per mezza giornata? e non dite che è l'età...
postato da: dariocicchero alle ore maggio 23, 2005 14:38 | Permalink | commenti (9)
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giovedì, maggio 19, 2005
il 23 maggio a Palermo verrà ricordata la strage di Capaci, l'incontro è previsto all'ora della strage "all'albero Falcone". un occasione per dimostrare di non aver dimenticato e che la società civile è contro la mafia.
postato da: dariocicchero alle ore maggio 19, 2005 19:52 | Permalink | commenti (12)
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giovedì, maggio 19, 2005
Siccome oggi sono pigro non rileggo perciò mi scuso per l’italiano approssimativo e i concetti contorti.

Vagando per blog ho avuto la conferma che questa società bistrattata è cresciuta. Io mi ricordo molto bene i miei 15/16 anni e poi quelli fino ai 20 e oltre, quegli anni in cui si è stati inquadrati(o meglio si veniva inquadrati, oggi si sente parlare di giovani autori e poi scopri che anno 40 anni)come giiiooovvani. Allora, si parla di ben 24 anni fa, eravamo considerati sfaticati, senza ideali, giovinastri, e chi più ne ha ne metta, i 40enni dei tempi non ci davano retta e ci dicevano di stare zitti quando parlavamo perchè non capivamo nulla(naturalmente non tutti ma molti si comportavano così), i nostri genitori erano veramente di un'altra generazione, sentivano altra musica, amavano altri film, vedevano altra televisione, leggevano altri libri (anche qui non tutti ma molti), arrivavano da due generazioni fondamentalmente: quelli che avevano vissuto la guerra da grandicelli, e quelli che l'avevano vissuta da piccoli o mancata da poco, alcuni avevano partecipato al 68' (molti meno rispetto a quello che ci vogliono far credere) e tutti avevano vissuto il cosiddetto boom economico, tutti avevano vissuto l'austerity (anche noi figli lo avevamo fatto), e tutti, noi compresi. Stavamo vivendo uno dei periodi più neri della storia d'Italia l'epoca delle stragi di stato e del terrorismo. A scuola i professori erano "Professori", con un aspetto molto distante dal nostro, vestivano in modo "serio" e “consono” al loro ruolo, o noi la pensavamo così, alle superiori l’unico prof con i jeans era quello di fotografia, unico che si chiamava per nome e non per cognome, ma a lui era permesso per “colpa” della materia che insegnava. Il professore o la professoressa incuteva un certo timore più che rispetto, poi in molti casi questo timore diventava rispetto. Fortunatamente la maggior parte dei miei professori erano “insegnanti veri”, appassionati e amanti di quel lavoro; cosa che credo abbastanza diffusa anche oggi per quanto se ne dica. Questa “austerità” di comportamento creava anche una distanza incolmabile tra noi e loro indipendentemente dalla distanza d’età. Anche al di fuori della scuola non eravamo abituati a rapportarci con i “più grandi” in modo paritario, loro erano i “grandi” e noi i piccoli che non capivamo un cazzo o comunque poco. Uno dei motivi che mi ha allontanato dall’attività politica fu anche questo modo di essere dei “più grandi”, alle riunioni non potevi parlare se eri “giovane” perché di default dicevi cazzate, secondo i dirigenti che avevano almeno 10 anni più di te. La distanza era data anche dall’aspetto, un over 40 era molto diverso da quello che si può incontrare oggi mediamente. L’altra sera preso da na botta di nostalgia scolastica ho cercato in rete la mia vecchia scuola e poi un professore il buon Marchisio, giusto per vedere se era ancora vivo e se la quotazione delle sue opere era salita (realizzava litografia artistiche), sinceramente lo immaginavo morto più che altro perché credevo avesse molti anni di più di quelli che aveva veramente quando ero suo allievo. Trovo la sua biografia e rimango basito a leggere la data di nascita 1937 il che voleva dire che nel 1979 quando io iniziai la scuola aveva due anni in più del mio io di oggi. Ai tempi gli si dava un età tra i cinquanta e i cinquantacinque e non era l’unico ad avere molti meno anni di quello che si credeva, lo stesso aiutante era poco più che 25enne e noi si credeva almeno trentacinquenne. Questo aiutava ad avere un rapporto allievo-professore ma ci allontanava dal punto di vista umano. Oggi alcuni/e amici/he insegnanti riescono ad avere un rapporto umano migliore anche se hanno più difficoltà a stabilire un rapporto allievo-professore, ma questo credo sia un problema legato ad una mancanza di insegnamento all’insegnamento. Una pecca del mondo scolastico è la mancanza di “scolarizzazione” degli insegnanti, nel senso che non sono “imparati” a fare gli insegnanti, perciò non sanno come porsi di fronte alle frotte di ragazzini che hanno di fronte, non sanno come imporre la propria autorità, come non farsi scappare la situazione di mano. Molti/e con l’esperienza lo impareranno, il tutto a loro spese e a spese dei ragazz, diventando in alcuni anni ottimi insegnanti. Ma questa è un'altra storia.
Torno al motivo primordiale di questo scritto la mia convinzione che la società oggi è cresciuta rispetto a 25 anni fa’. Dicevo: vagando per i blog ho questa sensazione, e devo dire non solo vagando per i blog anche guardandomi in giro nel mondo reale. Molti a codest’affermazione dissentiranno, anche molti “giovani”, e molto probabilmente avranno le loro ragioni inconfutabili, io però non riesco a non essere fiducioso e a vedere una crescita media della coscienza “giovanile”. I numeri legati alle manifestazioni per la pace, per il lavoro, per la giustizia (vedi manifestazione dei girotondi a Roma) sono enormi, i ragazzi legati ai movimenti sono tanti, quelli che hanno una sana individualità d’opinione anche, almeno rispetto alla mia generazione. Oggi rispetto a quei giorni degli anni 80’ la maggior parte delle persone che conosco hanno a modo loro un impegno politico (non partitico, politico nel senso più pulito della parola), una coscienza di quello che gli succede intorno e non sono del tutto demotivati, negli anni ottanta non ce ne fregava na sega, si diceva la solita stupida e odiosa frase: tanto non possiamo cambiare nulla…
Oggi questa rassegnazione pare in calo anche se rispetto ad allora abbiamo un governo e dei politici in genere che cercano di farci rassegnare al “non si può cambiare nulla. Negli anni ottanta la mafia non era neanche riconosciuta legislativamente, non esisteva il reato di mafia, negli anni ottanta la violenza carnale era considerato un reato contro la società e non contro la persona, negli anni ottanta il sud era per lo più stretto nella morsa della dc, oggi dopo le regionali la situazione è di 17 regioni alla sinistra a 3 (o 16 a 4 non ricordo il molise a chi è), oggi la destra al sud è presente solo in Sicilia, neanche nell’anno del sorpasso si era creata una situazione così schiacciante nella percentuale di regioni e province in mano alla sinistra. Negli anni ottanta la media di chi poteva andare all’università era molto ma molto più bassa e la scolarizzazione media non superava il diploma, io ho amici coetanei o poco più vecchi che hanno preso la licenza media alle “150 ore*”, e la mia realtà è legata ad una città grande come Torino. Sarò un inguaribile ottimista ma non riesco a vedere le cose in modo negativo o almeno non riesco ad avere fiducia nelle generazioni più giovani, ho solo una grossa paura legata alla mia generazione che oggi è prossima ad affacciarsi alla porta del potere, che oggi è “genitore”. Ho paura che non siamo in grado di prendere il potere in mano e di cambiare qualcosa perché siamo cresciuti nell’era dell’edonismo reganiano, dell’annullamento degli ideali, abbiamo visto i nostri “miti” cadere, le nostre certezze scomparire, abbiamo assistito alla giusta distruzione del sistema politico corrotto, abbiamo gioito e sperato che la “nuova politica” fosse diversa e poi ci siamo ritrovati demichelis, martelli, e troppi altri di nuovo li a dirigere le nostre vite. Io ho paura che queste cose abbiano “minato” la nostra sicurezza di poter cambiare qualcosa e che questo ci porterà a fare gli stessi errori dei predecessori. Però ho una speranza legata all’abbattimento delle generazioni. Oggi grazie anche alle tecnologie si riesce a parlare più facilmente tra generazioni diverse, grazie alla cultura simile si è più vicini, io a quarant’anni ascolto la stessa musica di un quindicenne (forse non tutto ma molto e comunque riesco a capire la “sua musica” i miei genitori lo chiamavano rumore l’hardrock), discuto degli stessi film, degli stessi libri, degli stessi programmi televisivi, vado alle stesse manifestazioni e ci sfilo insieme (nell’80’ io stavo in un gruppo e i miei in un altro, c’erano i “giovani” e i vecchi), si discute in modo più paritario di un tempo, certo l’esperienza di vita ha un peso sulle cose di cui si parla ma non è un veto, non mi verrebbe mai in mente di dire a qualcuno che “azz ne sai bambino”. Sono convinto di non essere l’unico a pensare e agire così, se no non potrei leggere persone di età diverse in luoghi diversi, o assistere a discussioni tra persone con età diverse dove il fattore età è solo un modo per far conoscere qualcosa di già vissuto ma non per questo qualcosa di esatto.

* le 150 ore erano state istituite fine anni 70’ inizio 80’ (se ricordo bene) per permettere a tutti di prendere la licenza media perché le direttive riguardanti i concorsi pubblici e il reclutamento delle forze dell’ordine erano cambiate imponendo come titolo di studio minimo la licenza media. Per quanto a molti sembri strano che negli anni ottanta ci fossero persone senza terza media era così. Mia madre ai tempi aveva 46 anni e vi partecipò, la sua generazione e quelle del dopoguerra e anche molti degli anni sessanta erano senza licenza media, soprattutto chi arrivava dalla campagna o ci viveva. L’analfabetismo è stato un grande problema in Italia perché molti dei dipendenti pubblici e delle forze dell’ordine erano pressoché in grado di scrivere e leggere, ma questa è un’altra storia…
postato da: dariocicchero alle ore maggio 19, 2005 15:23 | Permalink | commenti (5)
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giovedì, maggio 19, 2005
visto che questa città non si smentisce mai, lanciando la pietra e nascondendo la mano, non sono riuscito a trovare un programma dettagliato della "notte bianca" perciò mi vedo costretto a riproporre quello che avevo già messo sperando che sia utile a chi transiterà da queste parti.io mi perderò in giro per le piazze chi si vuole unire sarà benvenuta/o

Festeggiamenti per le strade di Firenze il 21 maggio, in occasione della serata conclusiva della ''Settimana della Creatività'' che si svolgerà alla Fortezza da Basso. Il programma prevede animazioni di vario genere: un gruppo irlandese suonerà nell'Oltrarno, altre piazze saranno ravvivate dalle bande musicali dei bersaglieri che in quei giorni saranno a Firenze per il nazionale e poi tanta musica popolare in giro per la città, da piazza della Passera a piazza della Repubblica, da piazza Strozzi a Largo dei Pecori. L'Arno, tappezzato di barche e canoe illuminate, sarà il punto centrale della festa. Sulla riva all’altezza della Rampa di San Niccolò sarà installato un pallone guidato illuminato sul quale sarà possibile sorvolare la città. Il 24 giugno invece sarà la volta della prima notte bianca della città: la "Nottata fiorentina", con strade, piazze, negozi e locali aperti fino a notte inoltrata, magari fino all'alba. La data scelta per quest'anno coincide con la festa di San Giovanni, occasione in cui in città c'è sempre un "clima festaiolo notturno". Dall’anno prossimo la "Nottata fiorentina" diventerà un appuntamento fisso ma sarà a luglio, considerato un periodo più adatto ad accogliere i turisti che sicuramente parteciperanno numerosi.
postato da: dariocicchero alle ore maggio 19, 2005 01:31 | Permalink | commenti (4)
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lunedì, maggio 16, 2005
Ore sei e trenta, la sveglia suona, io sono già sveglio da una mezz’oretta, mio fratello continua a dormire; fin da piccolo ho adorato rimanere a crogiolarmi nel letto prima di alzarmi, soprattutto quando la temperatura è fredda. Sento mia madre e mio padre vestirsi e poi scendere sotto a preparare la colazione, dopo un quarto d’ora mia madre sale per buttarci giù dal letto. Inizia una battaglia con i cuscini, mio padre spunta dalla scala con la faccia severa e le mani dietro la schiena, si avvicina e appena gli siamo a tiro fa’ comparire un cuscino e inizia a combattere anche lui. Cinque minuti dopo la coalizione madre figli sconfigge il babbo solitario. Il combattimento ha acuito la fame, al piano di sotto ci aspettano le adorate paste d’meglia e il latte appena munto e sbollito, nulla a vedere con il latte bevuto in città. Il sole e il cielo azzurro promettono un fine settimana radioso, lontano da problemi e paure. Alle sette e mezza siamo tutti in piazza pronti a partire, si compongono le auto, io, mio fratello, mio cugino Walter sulla macchina di mio padre, mia madre si aggrega a zio Gino, Zia Albina e alla cugina Brunella. La carovana è costituita completamente dopo dieci minuti. Otto auto con i motori accesi si apprestano ad affrontare quello che a sette anni era un viaggio e a diciotto una passeggiata. Si scende giù dallo sterrato, noi con la giardinetta ad aprire la colonna mio zio con una fantastica Renault 8 a chiuderla, in mezzo ci sono un millecento, tre cinquecento, una seicento multipla e una sportivissima, per i tempi, lancia HF 1600 replica di quella che aveva vinto molti rally con Munari. Arrivati al fondo della discesa mio padre affrontò la quasi inversione ad U con un colpo di freno a mano facendo ruotare in modo perfetto la Giardinetta, il nostro entusiasmo di giovani appassionati di rally esplode in un grido di approvazione seguito da un applauso. Appena ci si immise sulla strada io osservai indietro per vedere se altri avrebbero osato tanto, praticamente ci provarono tutti con diversi risultati, c’è chi si fermò diritto, chi spense l’auto, chi ci riuscì, solo mio zio Gino, ligio e con un equipaggio poco adatto a quei numeri, evitò quella “prodezza”. Bene il viaggio si cominciava nel migliore dei modi. La strada per il lago di Malciausia non era molto diversa da oggi, almeno fino a Margone che dista 6/7 chilometri dal lago, forse era più stretta in alcuni punti ma a parte quello niente di diverso. Dopo sei chilometri circa passiamo per Lemie piccolo paesino, famoso in valle per aver dato i Natali al padrone della Kelemata (azienda farmaceutica se ricordo bene, almeno faceva i burro cacao, forse oggi non appartiene più a quella famiglia essendo una multinazionale), paesino alquanto famoso, anni dopo, per la presenza di uno dei “gemelli del gol”, il grande Pulici, durante il caldo agosto. È strano come i piccoli e sconosciuti paesi nascondano certe cose… In questa valle ci son transitati e accampati anche i romani, infatti sono stati trovati alcuni resti e ancora oggi si possono vedere due are romane, purtroppo non c'è mai stata una vera ricerca archeologica in zona, alcuni parlano anche del transito di annibale e dei suoi elefanti, ma questa è un’altra storia.
Passato il paesino, dopo alcuni chilometri, arriviamo ad un piccolo altopiano, passiamo sul ponte “nuovo” ammirando quello “antico” (credo sia stato eretto intorno al 1400/500, diventato “famoso” anni dopo per essere stato usato dal trio Solenghi-Lopez-Marchesini nella loro parodia dei promessi sposi, ci girarono sopra il pezzo dove i bravi “intercettano” don Abbondio) e ci avviamo velocemente per il rettilineo che ci porterà al “secondo strappo” verso l’alto e verso Usseglio, alla nostra sinistra sfila una graziosa chiesetta del 1400 e rotti poi superiamo una strettoia e su in alto attraverso una serie di tornanti, appena finiscono i tornanti la strada segue in modo tortuoso la montagna costeggiandola, da un lato un salto verso il letto della stura e dall’altra la montagna rigogliosa e boscosa. La carovana è ancora tutta “intera” non si è perso ancora nessuno, mio padre tiene un’andatura allegra ma accettabile perfino per lo zio Vico, che non ha ancora scoperto la quarta sulla sua macchina, io sono al settimo cielo, mio padre sembra distante dai suoi problemi di lavoro, ha la faccia di un bambino biricchino che ha messo le dita nella marmellata, era un po’ di tempo che non gli vedevo quell’espressione divertita. Osservo il bosco , ne assorbo avidamente l’odore, un riccio grasso e veloce attraversa la strada, mio padre rallenta per non investirlo, mi sono sempre piaciuti i ricci hanno un muso simpatico e camminano in modo buffo con le loro zampette. Due curve ancora e ci apparirà la “piana di Usseglio”. Ho un tuffo al cuore nel vederla, è strano, anche dopo essere cresciuto e aver visto quello spettacolo migliaia di volte, quella visione di “apertura” della valle mi ha sempre emozionato, emetto un fischio d’ammirazione, mio padre sorride, mio fratello non reagisce e neanche mio cugino, non sembra interessargli quella piana che hanno visto centinaia di volte. Dopo alcuni minuti siamo in piazza ad Usseglio tappa obbligata per fornirci di viveri. La carovana invade la piazza e i negozi di alimentari, si compra pane, carne, salumi e formaggi, dolci e affini. Qualcuno compra il giornale, mio padre entra nel bar dove hanno il telefono, mia madre lo guarda con un poco di apprensione, mio zio le si avvicina e le prende un braccio, poi le dice qualcosa che non sento e le sorride per rassicurarla. Mio padre esce dal bar, il suo viso ha perso lo sguardo del bimbo biricchino, è preoccupato, scambia un paio di parole con mio zio e mia madre poi torna nel bar. Mi chiamano per due calci col pallone e i miei pensieri tornano alla gita e all’allegria che serpeggia in tutti i partecipanti. Dopo una mezz’oretta di sosta si risale in auto, mio padre ha ripreso un’espressione serena anche se sembra pensieroso. Dopo un minuto siamo a Margone, superiamo il paese e ci ritroviamo su una strada stretta stretta asfaltata da poco; l’anno prima era ancora sterrata. La strada si inerpica sulla montagna in modo deciso, una serie di tornanti ci fa superare il primo dislivello, in sei chilometri scarsi dobbiamo passare da milleduecento metri circa a milleottocento, superato il primo gruppo di tornanti ci appare davanti la valle, mi fa pensare alle lande descritte nei libri cavallereschi, mi aspetto di vedere sir Lancillotto venirci incontro con il suo cavallo, al suo posto vedo una magra marmotta attraversare la strada e scomparire in un muretto, dopo un attimo si sente il tipico fischio del roditore, un fischio che segnala la nostra presenza a tutte le altre marmotte. C’inerpichiamo lentamente, molto probabilmente per gli animali che ci scorgono dall’alto siamo un colorato e lucente serpente che invade il loro territorio. Passano alcuni minuti e mio padre rallenta, cammina a passo d’uomo e ci indica qualcosa sulla strada, davanti a noi ci sono due cinghialotti con tanto di genitori, camminano tranquilli in mezzo alla strada, pare non ci abbiano sentiti arrivare, uno degli adulti volta la testa e poi decide di scendere nel prato seguito dagli altri membri della famiglia. Tra incontri piacevoli e panorama mozzafiato siamo arrivati all’ultima serie di tornanti (questi tornanti sono così ripidi che anni dopo avevo davanti una Ferrari testarossa che aveva delle difficoltà per non toccare il fondo facendo quei tornanti), dopo l’ultimo tornante ci troviamo sull’ultimo pezzo di strada un quasi rettilineo in salita a strapiombo sul letto del fiume, quasi alla fine di questo rettilineo mi faccio rapire dal bunker costruito nella seconda guerra mondiale e dopo pochi secondi la giardinetta arriva al cospetto del Lago di Malciausia e al maestoso Rocciamelone, vetta che super i 3500 metri. Lo spettacolo è magnifico, il Rocciamelone è completamente innevato, il lago scintilla e la montagna senza vegetazione di quell’altezza è di un verde quasi irreale. Mio padre si ferma un attimo ad ammirare il tutto prima di affrontare l’ultima curva a destra e la discesina che porta al piazzale del rifugio. Dopo un minuto la carovana ha invaso il piazzale, e i suoi componenti sono nel bar a prendersi caffè e cappuccini, qualcuno ormai è già al genepy. Dopo una colazione meritata ci si carica lo zaino in spalla, io ho una piccola gerla con alcuni maglioni dentro, e si prende la mulattiera che ci porterà al lago nero. Mia cugina Brunella verrà minacciata più volte di abbandono se non la smetterà di frignare per la salita, io e gli altri bimbi naturalmente rincariamo la dose con prese di culo e affini. Dopo un'oretta arrivammo ad accamparci al lago nero, piccolo laghetto naturale situato oltre i duemila metri. Fu un gran bel fine settimana, la domenica tornammo al Vernay e mio padre, al lunedì mattina, tornò in città almeno io lo credetti quella mattina, noi rimanemmo al Vernay tanto la scuola era finita e il paese iniziava a popolarsi di bimbi. Anni dopo capì che molte volte quelle piacevoli fughe in montagna erano delle vere e proprie fughe per mio padre. Essendo un dirigente, abbastanza importante, della fiom piemontese mio padre era a rischio ogni volta che si paventava un colpo di stato, solo studiando e conoscendo un po’ meglio la storia del nostro paese scoprì questo aspetto della mia vita, tra gli anni sessanta e settanta i rischi di golpe furono alcuni, qualcuno è arrivato alle cronache altri no, speriamo che con tutta questa “voglia di revisione” questi tentativi di destabilizzare la democrazia non vengano mai dimenticati. Non ho mai conosciuto altre persone che abbiano vissuto inconsciamente (da bimbo piccolo) come me quelle fughe, mi piacerebbe conoscerne qualcuno per capire se quell’esperienze si sono vissute in modo simile. Non ho mai parlato con altre mogli, come mia madre, che hanno “subito” lo stress di quelle fughe, questo post è dedicato anche a quelle donne.

per chi volesse vedere delle foto di malciaussia e affini basta cliccare sul link"Kalendario" e poi aprire l'album malciaussia ecc...
postato da: dariocicchero alle ore maggio 16, 2005 13:46 | Permalink | commenti (10)
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lunedì, maggio 16, 2005
Per chi ama gli sport motoristici a due e quattro ruote, e non solo quelli e vuole vedere anche cose più particolari stile il Curling consiglio un giretto su "sport italia" detta anche SI. Tutte le domeniche (o comunque quando ci son le gare) Cross mondiale, Supermotard mondiale, poi Rally mondiale, e rally safari, campionato turismo, e altre chicche motoristiche varie. moutain bike mondiale, bmx, skate e pattini, rugby e molto altro. per chi ama lo sport e non vuole skay è un ottima alternativa visto che è in chiaro.
postato da: dariocicchero alle ore maggio 16, 2005 12:24 | Permalink | commenti
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domenica, maggio 15, 2005
Festeggiamenti per le strade di Firenze il 21 maggio, in occasione della serata conclusiva della ''Settimana della Creatività'' che si svolgerà alla Fortezza da Basso. Il programma prevede animazioni di vario genere: un gruppo irlandese suonerà nell'Oltrarno, altre piazze saranno ravvivate dalle bande musicali dei bersaglieri che in quei giorni saranno a Firenze per il nazionale e poi tanta musica popolare in giro per la città, da piazza della Passera a piazza della Repubblica, da piazza Strozzi a Largo dei Pecori. L'Arno, tappezzato di barche e canoe illuminate, sarà il punto centrale della festa. Sulla riva all’altezza della Rampa di San Niccolò sarà installato un pallone guidato illuminato sul quale sarà possibile sorvolare la città. Il 24 giugno invece sarà la volta della prima notte bianca della città: la "Nottata fiorentina", con strade, piazze, negozi e locali aperti fino a notte inoltrata, magari fino all'alba. La data scelta per quest'anno coincide con la festa di San Giovanni, occasione in cui in città c'è sempre un "clima festaiolo notturno". Dall’anno prossimo la "Nottata fiorentina" diventerà un appuntamento fisso ma sarà a luglio, considerato un periodo più adatto ad accogliere i turisti che sicuramente parteciperanno numerosi.
postato da: dariocicchero alle ore maggio 15, 2005 20:17 | Permalink | commenti (8)
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domenica, maggio 15, 2005
è bello vedere che non esiste solo il calcio per gli italiani, oggi a Firenze è arrivata una tappa del "giro d'italia", c'era molta gente a vedere questo evento. Erano quasi vent'anni che non vedevo l'arrivo di una tappa, l'ultima volta vidi una partenza da Torino, ma l'emozione non è cambiata. vedere questi uomini sfrecciare a sessanta all'ora grazie alle loro gambe riesce sempre ad emozionarmi.
postato da: dariocicchero alle ore maggio 15, 2005 20:00 | Permalink | commenti
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venerdì, maggio 13, 2005
Anni fa’ abitavo a Viù, piccolo paese delle valli di Lanzo. È situato quasi ad ottocento metri e da’ il nome alla valle (le valli di Lanzo sono praticamente due: Viù e Ceres che a sua volta si divide in Ceres e Ala di Stura) in cui è situato. Ai tempi era popolato da poco più di mille persone (disperse in un’area tra le più grosse d’Italia come comune) durante i giorni feriali e tra i cinquemila e i ventimila nei giorni festivi. Io facevo il gelataio nell’unica gelateria del paese. Eravamo collocati sulla prima piazza arrivando da Torino, a due passi dalla chiesa, dal piazzale del mercato e di fronte al comune. Non male come posizione si vedeva il mondo passare. In quella valle io ci arrivai ancora in pancia alla mamma, il dottore aveva consigliato aria pulita e montagna per il nuovo nascituro afflitto da problemi di “RH”, perciò per me quella valle è un poco come il luogo dove son nato, per me il ricordo del Vernay (piccola frazione di Viù) è come il ricordo di Torino, io mi considero di origine Torinese/Vernayese.
Oggi ho bisogno di percorrere un “viaggio” del mio passato, nessuno me ne voglia se lo dedico a Selenitudine(des lunes) che conosce la mia adorata valle.
Venerdì mio padre arrivò a casa, stranamente presto; mia madre vedendolo s'incupì non poco. Dopo aver salutato me e mio fratello si appartano un attimo in cucina a parlare sottovoce. A sette anni non capivo perché mia madre vedendo così presto a casa mio padre assumeva quella strana espressione, dopo alcuni anni lo capì, capì quella sua espressione preoccupata, espressione che oggi immagino in molte altre mogli in quegli anni duri per chi faceva attività politiche e sindacali come mio padre. Io e mio fratello vivevamo quei momenti ignari dei pericoli, perciò per noi era sempre una festa vedere il babbo arrivare a casa prima del previsto per caricarci in auto e portarci in montagna.
Quel venerdì fu un’altra festa per me e mio fratello, iniziavamo a "farci la bocca" poiché negli ultimi quattro mesi successe almeno cinque volte . Arrivava papà a casa e in quattro e quattr'otto si partiva per la montagna, niente scuola il giorno dopo (almeno nei mesi prima) e delle belle passeggiate per i monti con papà e mamma, a volte papà andava via dalla montagna e noi ci rimanevamo anche una settimana, per me e mio fratello era festa, per mia madre tragedia.
Dopo mezz’oretta le borse erano pronte, si chiudeva la casa, si caricava l’auto, una mitica giardinetta, e via per le strade di campagna. Mio padre odiava le statali, almeno lo credevo allora, poi scoprii che era un “percorso” di sicurezza. L’auto si accese al primo colpo, il caldo di fine giugno aiutava l’operazione, mio padre inserì la prima e via verso Caselle. La strada era più che collaudata; passaggio per il piccolo sterrato situato alla fine della mia via, attraversamento della statale che portava a Caselle e via per le stradine di campagna che portavano prima a Caselle, poi a Ciriè e infine a Lanzo. Quelle strade, almeno fino a Caselle, le conoscevo bene perché con gli amici le frequentavo con la bici, crescendo poi conobbi bene anche quelle fino a Lanzo; quando cresci ti allontani sempre più da casa. Mio padre guidava tranquillo e siccome ai tempi l’autoradio era per auto da ricchi si cantava tutti insieme, un’abitudine mai persa durante i viaggi di famiglia, mi ricordo che “affrontando il turchino”, quando si andava in vacanza, partiva sempre il tema del dottor Zivago (sinceramente non ne ho mai capito il perché ma ancora oggi quando sento quel pezzo mi vedo sulle strade del turchino). Falchera-Caselle tempo di percorrenza quindici minuti, si passava nelle campagne di Borgaro in strade che ai tempi erano bianche e ora aimè asfaltate, non vi erano case solo alcune cascine, oggi si sono moltiplicati i condomini e le ville a schiera anche se si può ancora viaggiare in una “campagna vera”. Vicino all’aeroporto si attraversava di nuovo la statale e ci s’inseriva in una strada bianca che ci portava nell’interno verso le cascine, la campagna era composta da poche cascine e molti campi. La giardinetta correva tranquilla su quelle strade bianche battute per lo più da trattori e auto di contadini. Caselle-Ciriè altri quindici minuti, a Ciriè si attraversava il passaggio a livello della ferrovia Torino-Ceres e si lasciava la piazza della stazione sulla destra con stazione a sinistra, poi al fondo della strada una curva a destra di novanta gradi ci faceva costeggiare l’ospedale, alla fine dell’ospedale novanta gradi a sinistra e via veloci per cinquecento metri sull’asfalto della statale per buttarci su una strada bianca e così andare ad incontrare Lanzo. Ciriè-Lanzo altri quindici minuti di campagna. A Lanzo si passava vicino al ponte del diavolo, di cui si narravano molte leggende come quella dell’impronta dello zoccolo del diavolo, che tutt’ora si può ammirare, poi si attraversava il tunnel da cui si sbucava su Germagnano tappa obbligata. Ci si fermava dal Montini, ultima pasticceria/gelateria del mondo civile. Dal Montini si comprava una torta e dei gelati per tutti, dopo aver espletato l’obbligo rituale si risaliva in auto e ci si apprestava a lasciare il “mondo della pianura”(anche se Lanzo è considerata premontagna) per quello dell'amata montagna. Un passaggio sotto il ponte della ferrovia, poi a sinistra sul ponte sulla Stura e via ad affrontare il primo tornate dei quindici chilometri di saliscendi, tornanti e curve che ci porteranno al Vernay.
Sono le sei di sera, il sole è alto e in auto le preoccupazioni sui visi dei miei genitori sono svanite, io e mio fratello stiamo già pensando a quale vetta affronteremo il giorno dopo. Passiamo dentro le piccole frazioni di Viù, mio padre guida lentamente perché mia madre "soffre le curve", noi ci godiamo il paesaggio di questa valle stretta e ancora incontaminata, si vedono poche case, solo alcune sulla strada e qualche tetto tra gli alberi, una faina attraversa la strada correndo, non ricordo una volta in cui sono stato a "digiuno di un incontro" con qualche animale facendo quella strada, mio padre la fa notare a tutti, dopo tre tornanti appare la “roccia mostruosa”, un masso caduto da chissà dove e chissà quando, assomiglia ad un mostro mitologico con grande bocca (almeno la vedevo così io. La leggenda racconta che la battezzai così a tre anni e da allora chiunque passasse di la la chiamava così). Quel masso era un segnale di vicinanza alla meta, di li a poco avremo affrontato la salita-rettilineo di Fubina e la strettoia finale superata la quale iniziavamo a sentire l’odore dell’arrivo alla seconda tappa obbligata, la panetteria di Viù. Eccoci al tornate che ci rivelerà il paesino omonimo della valle, appare la chiesa e il piccolo cimitero, un altro paio di curve e ci immettiamo sul ponte sul rio, un ponte curvo che immette su un piccolo rettilineo in salita, l’ultima strettoia alla fine del rettilineo ci apre la strada alla piazza. Parcheggiamo in piazza e a piedi saliamo a metà della salita che porta alla seconda piazza del paese, a metà ci fermiamo ed entriamo in panetteria. L’odore del pane e dei biscotti d’meglia è inebriante, la signora dietro il banco riconoscendoci ci saluta calorosamente, parla in piemontese misto “patuà”, mio padre risponde in piemontese mentre mia madre ordina un kg di pane e un kg di paste d’meglia; io e mio fratello, pensando alla colazione del mattino, ci lecchiamo i baffi. È buffo io le paste d’meglia (Meliga credo in italiano)le ho sempre e solo mangiate in montagna anche se sono diffuse in tutto il Piemonte, le collego a quelle valli da sempre. Papà paga, salutiamo la signora e torniamo alla macchina, io mia madre e mio fratello entriamo in auto, mio padre va a fare una telefonata. Dopo pochi minuti torna ha il viso un po’ scuro, sale in auto e dopo pochi secondi si gira verso me e mio fratello e dice sorridendo –ragazzi vi va’ di fare un poco di campeggio domani? Una notte a Malciausia o ancora meglio al lago nero?- Non ci par vero, una notte sotto le stelle in mezzo alle montagne, io e mio fratello urliamo di gioia. Mia madre sorride ma ha una strana espressione in viso. L’auto parte alla volta del Vernay, due chilometri verso il fondo valle, arriviamo alla strettoia di Fucine, la superiamo e al bivio per il colle del Lis e Usseglio voltiamo a destra verso Usseglio, dopo centocinquanta metri troviamo sulla destra la strada sterrata che ci porterà al Vernay, trecento metri circa di sterrato per arrivare alla piazzetta del paese dove mio padre parcheggia l’auto. Il paese è ancora vuoto, i miei cugini, zii e amici normalmente arrivano più tardi dopo cena. Scendiamo dall’auto e ci avviamo nel paese verso “casa”. Naturalmente come in ogni paesino che si rispetti l’arrivo di un auto è notata dalla popolazione autoctona che lo abita (tre famiglie native del paesino). Per forza di cose abitano sul percorso verso casa nostra. Salutiamo allegramente ricambiati affettuosamente, l’ultima donna che incrociamo, Vittorina, ci chiede se la mattina dopo ci deve tenere come sempre del latte fresco per la colazione, mia madre annuisce e aggiunge dodici uova all'ordine. Arriviamo in casa, io e mio fratello andiamo a prendere la legna nella legnaia, salutiamo la famigliola di pipistrelli che vi abitano e prendiamo della legna per accendere la stufa, quando rientriamo in casa il tavolo è già pronto e mia madre sta preparando la cena. Mio padre accende la stufa, da quelle parti di sera faceva freschino anche in giugno, io e mio fratello andiamo a giocare nella nostra stanza al piano di sopra. Un’oretta dopo scendiamo per mangiare. Alle nove arriva mio zio Gino, con zia Albina e i cugini Walter e Brunella. Era abitudine di andare a salutare amici e parenti quando si arrivava in paese. Mio padre dopo i vari saluti e le chiacchiere “da grandi” propone la gita con pernottamento fuori, viene accolta felicemente da tutti con una sola remora di mia cugina: -va bene solo se non si cammina in salita.-
Mia cugina fino ai 11/12 anni voleva solo camminare in discesa, poi non so cosa successe ma dopo i 20 iniziò a girare l’Italia in bici salite comprese.
Dalle nove e mezza in poi arrivarono tutti i parenti e amici del paese, mio padre riuscì ad organizzare una escursione di due giorni a Malciausia praticamente con tutto il paese, trenta persone tra grandi e bambini. Alle undici tutti i bimbi andarono a letto lasciando i grandi ad organizzare i particolari per il giorno dopo.

Fine prima parte
postato da: dariocicchero alle ore maggio 13, 2005 15:52 | Permalink | commenti (5)
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giovedì, maggio 12, 2005
quando la mia convivente pelosa fa miaooooooooooooooooooooooooo... non è perchè ha fame
normalmente è perchè non c'è nulla in tv che le aggrada, è una gattatvdipendente con gusti raffinati,se vede giletti inizia a vomitare palle di pelo peggio del gatto con gli stivali, quando vede fede inizia a ridere come solo le gatte a pelo lungo sanno fare, quando per sbaglio incrocia la defilippi ringhia come un cane... se vede markette si quieta, a Paolini abbatte le zampe, e con Walker texax ranger si rilassa (nessuno è perfetto) di sicuro preferisce guardare la tv della casa rappresentata dalle finestre ma alla notte quando le serrande si abbassano si accontente anche dell'arma segreta del dott. gobels...
a volte ne scrivo di cazzate...
p.s.
ieri mi ha detto di aver incontrato uno dei gatti di ratzinger alquanto incazzato per la notorietà inaspettata. lei gli ha chiesto come poteva essere "il gatto" di un pastore tedesco e lui pare l'abbia mandata a f.....
postato da: dariocicchero alle ore maggio 12, 2005 18:01 | Permalink | commenti (7)
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martedì, maggio 10, 2005
Sull'Espresso di qualche settimana fa c'era un articoletto che spiega che recentemente il Parlamento ha votato all'UNANIMITA' e senza astenuti (ma và?!) un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa: 1.135,00 al mese.
Inoltre la mozione e stata camuffata in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali.
STIPENDIO Euro 19.150,00 AL MESE
STIPENDIO BASE circa Euro 9.980,00 al mese
PORTABORSE circa Euro 4.030,00 al mese (generalmente parente o familiare)
RIMBORSO SPESE AFFITTO circa Euro 2.900,00 al mese
INDENNITA' DI CARICA (da Euro 335,00 circa a Euro 6.455,00)
+ TELEFONO CELLULARE gratis
TESSERA DEL CINEMA gratis
TESSERA TEATRO gratis
TESSERA AUTOBUS - METROPOLITANA gratis
FRANCOBOLLI gratis
VIAGGI AEREO NAZIONALI gratis
CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE gratis
PISCINE E PALESTRE gratis
FS gratis
AEREO DI STATO gratis
AMBASCIATE gratis
CLINICHE gratis
ASSICURAZIONE INFORTUNI gratis
ASSICURAZIONE MORTE gratis
AUTO BLU CON AUTISTA gratis
RISTORANTE gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per Euro 1.472.000,00).
Intascano uno stipendio e hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento mentre obbligano i cittadini a 35 anni di contributi (per ora!!!)
Circa Euro 103.000,00 li incassano con il rimborso spese elettorali (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), più i privilegi per quelli che sono stati Presidenti della Repubblica, del Senato o della Camera. (Es: la sig.ra Pivetti ha a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l'auto blu ed una scorta sempre al suo servizio)
La classe politica ha causato al paese un danno di 1 MILIARDO e 255 MILIONI di EURO.
La sola camera dei deputati costa al cittadino Euro 2.215,00 al MINUTO!!
Far circolare.......si sta promovendo un referendum per l'abolizione dei privilegi di tutti i parlamentari............ queste informazioni possono essere lette solo attraverso Internet in quanto quasi tutti i massmedia rifiutano di portarle a conoscenza degli italiani......
postato da: dariocicchero alle ore maggio 10, 2005 20:19 | Permalink | commenti (5)
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martedì, maggio 10, 2005
Piccolo sondaggio informatico, tanto per non sentirmi na mosca bianca...
Ma sono l'unico ad usare un Mac?
quanti che passano di qua lo usano?
postato da: dariocicchero alle ore maggio 10, 2005 01:05 | Permalink | commenti (3)
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domenica, maggio 08, 2005
Era tanto che non mi facevo un giro in bici per questa città, la scusa è stata una bella giornata e la necessità di andare a vedere, per un amico, dei pezzi di informatica alla CHL. Sono uscito di casa inforcando gli occhiali da sole e il cappellino “d’ordinanza”, mi sono avvicinato alla mia bicicletta e le ho infilato la sella di gel, tanto per non spaccarmi del tutto il c…, l’ho liberata dalla catena e ci sono salito sopra. La CHL è ad un paio di chilometri forse tre da casa mia, dipende dalla strada che si fa. Mi avvio per via Pagnini, giro in via Raffaello e arrivo in piazza Vesseux , ne percorro mezzo giro e mi infilo in via Meyer scoprendo di dover girare subito a sinistra, in via Zobi , essendo diventata a senso unico via Meyer, era un po' che non passavo da quella strada, al fondo di via Zobi giro a destra in Via Milanesi e la percorro fino alla piazzetta Tanucci dove giro a sinistra nella piazza. questa piazza è una di quegli “attentati” viabili di Firenze, ha i sensi di marcia invertiti, infatti, come ho visto capitare molte volte anche ai fiorentini, un’auto gira da via Corridoni in pieno contromano, io sono in mezzo alla strada dal verso giusto e l'auto mi suona, però dopo un mio eloquente e “gentile” gesto seguito da un "ma dove c…o guardi e vivi" capisce di essere in contromano anche perché il camion alle mie spalle pare abbia voglia di spiegarglielo “rimettendolo sulla retta via (via Corridoni). L’uomo inserisce la retromarcia e mentre lo supero accenna un gesto di scuse, giro a destra e subito a sinistra infilandomi in una viuzza, via Locatelli, che mi porta a raccordarmi con via Scipio dove giro a destra. Al fondo di questa via c’è uno stop alquanto “difficile” da superare perché mediamente la “gentilezza” del luogo impone agli automobilisti di non facilitare il passaggio a qualsiasi veicolo, anche se fermi in coda; oggi non c’è coda e il camioncino, a me di fronte, fermandosi mi permette di girare a sinistra, quando mi supera capisco perché quell’uomo è stato così gentile, sulla sua fiancata c’è la decalcomania di un negozio di biciclette. Passo sotto la ferrovia e percorrendo tutta via Circondario arrivo in viale Redi, giro a destra e lo percorro fino ad incrociare via Maragliano dove effettuando quasi un’inversione ad U mi ci infilo, cinquanta metri di via Maragliano e mi fermo davanti alla CHL scoprendo la chiusura del negozio. Uff al sabato pomeriggio gli informatici non lavorano lo avevo dimenticato. Che fare, tornare a casa o farsi un giretto in bici? Il sole è alto, l’aria fresca, allora decido di farmi un giro in bici. Punto verso il centro, in giro ci sono poche auto, proseguo fino a piazza Jacopino, giro a destra su via Cristoferi, un pezzettino di via Rossini e via veloce su via Marcello fino al fondo ad incontrare via alle Mosse dove giro a sinistra.Lla percorro tutta mi tuffo nella porta a Prato, giro a destra verso le Cascine, passo davanti alla Stazione Leopolda e proseguo sulla ciclabile fino al parcheggio posto prima del ponte della Vittoria, giro a sinistra e dopo aver affrontato la piccola salita sterrata del parcheggio proseguo in contromano in corso Italia, in questo corso, grosso come una via, si può andare in contromano perché con la scusa che li sull’Arno c’è il consolato USA la zona è blindata e chiusa e le auto giusto ci parcheggiano se hanno i permessi, alla mia sinistra sfila il teatro comunale e in un attimo mi ritrovo sul lungarno Vespucci. Il fiume scorre tranquillo, sul lungarno le auto sono poche i motorini più numerosi, ci sono alcune biciclette e due ragazzi con i pattini in linea, in lontananza dalle parti del ponte vecchio si intravede il brulicare dei turisti. L’onda verde dei semafori mi permette di arrivare al ponte vecchio in un attimo, a pochi metri dal ponte sono costretto a frenare bruscamente emettendo il fischio tipico di molte biciclette, ma siccome il turista medio, quando si trova in mezzo alla strada in prossimità del ponte vecchio, è notoriamente sordo nessuno si sposta per agevolarmi il passaggio, impiego almeno 5 minuti a coprire i 100 metri che mi separano dal piazzale degli uffizi e altri 2 per superare la lunghezza del lato corto del piazzale, ho la voglia di tritare almeno una ventina di persone che si divertono a mettere a prova la mia abilità di ciclista acrobatico ma non sarebbe carino poi sporcherei di sangue la livrea blu della mia bici e l'ottavo nano, lo venisse a sapere, mi denuncerebbe per aver minacciato l’economia del nostro paese trattando male il turista di Firenze, dopo varie acrobazie riesco a superare l’orda turistica e riprendo una pedalata decente. Proseguo fino al ponte alle Grazie, lo percorro tutto, giro a sinistra su lungarno Serristori, supero “la torre”, dove non è malvagio farsi un aperitivo se si è da queste parti, e dopo alcuni metri imbocco via Fornace, passo al fianco del Joyce, una birreria con della buona birra alla spina (ha anche la Beamish, credo si scriva così, purtroppo non la versione a caduta libera, ma non si può avere tutto) cosa rara da queste parti, e sbuco in piazza Ferrucci, la supero agevolmente, oggi ci sono poche auto in giro, affronto velocemente via Orsini, arrivato al fondo mi chiedo dove è meglio girare per raggiungere la mia gelateria preferita, purtroppo a Firenze ho ancora un poco di problemi ad orientarmi, dopo una piccola riflessione decido per via Bracciolini, la percorro tutta arrivando in piazza Gavinana, ne percorro metà e giù per via delle Bande Nere, incontro un’altra piazza la supero e scendo per via Erbosa fino ad incontrare viale Europa, lo attraverso, entro in via Paradiso e mi fermo quasi all’angolo dell’incrocio. Eccola li la mia gelateria preferita, per ora è la migliore che ho provato a Firenze, è anche facile da trovare, prima via a destra di Viale Europa se uno arriva dal centro, se no ultima via a sinistra se uno arriva dalla periferia, è una gelateria da asporto. Uffa è piena, entro ma dopo un attimo mi innervosisco per il vociare e lo spingere di tutti ed esco rinunciando al gelato, non reggo nessuno oggi. Inforco la bici e decido di tornare a casa, ripercorro a ritroso la mia strada fino a piazza Ravenna e poi giro a destra sul ponte Da Verrazzano, lo attraverso e decido di prenderla alla lontana per tornare a casa, perciò giro a destra sul lungarno Colombo percorrendolo fino al teatro Tenda, giro a sinistra su via della Casaccia e passo il sottopasso di via del Gignoro. Arrivato all’altezza di via della Rondinella giro a sinistra dentro la via e poi subito a destra per incrociare via Novelli, mentre son li guardo se per caso un mio amico è in studio, non c’è, finestra chiusa. Proseguo per via Novelli fino a via Gabriele, la zona è deserta saranno tutti al mare, per ora è stata una bella passeggiata senza stress da auto, ne ho incontrate poche, ora sono in una zona considerata periferica anche se per arrivare in centro in bici ci metterò non più di dieci minuti. Arrivato in via Gabriele la imbocco girando a sinistra, dopo alcune centinaia di metri sfila sulla destra uno dei cinema del gruppo atelier, una catena di cinema non legata alle major e dove si possono vedere film interessanti, al fondo della via mi inserisco su via De Amicis, la seguo fino al fondo dove c’è il sottopasso pedonale per andare oltre la ferrovia, lo attraverso e mi ritrovo dall’altra parte. Sono indeciso se passare dal centro o girare a destra e in dieci minuti essere a casa, guardo l’ora e decido per il centro. Risalgo in sella e costeggio il ponte del cavalcavia che permette alle auto di superare la ferrovia, e poi mi inserisco su via Piagentina ma siccome sono sulla pista ciclabile che si trova al centro nel “parchetto” potrei anche essere in via del Campofiore (stessa via ma ogni lato ha il nome diverso, è proprio strana sta città), arrivato al fondo seguo la ciclabile che entra nel parco sull’Arno, la percorro tutta e mi ritrovo al ponte San Niccolò, la ciclabile ora si sposta sul lato opposto ed entra nel “marciapiede lontano" del lungarno Grimaldi, supero la torre della zecca ed entro nel lungarno omonimo, ho voglia di farmi un giro in piazza Santa Croce e allora prendo via dei Tintori e poi in contromano via Magliabechi e piombo in piazza Santa Croce. Mi fermo un attimo a contemplarla, ma anche qui ci sono orde di turisti in branchi, con l’esemplare “dominante” munito di bandierina o ombrellino e di microfono, alcuni sono in mezzo alla strada ed ostruiscono qualsiasi via di fuga, altri camminano veloci osservando e fotografando ogni cosa compreso me, decido di tornare a casa velocemente, attraverso la piazza puntando verso il centro e mi infilo girando a destra in via Verdi, sulla mia sinistra sfila il teatro omonimo, la pavimentazione fatta di porfido e affini mi fa tremare culo e polsi, consiglio biciclette ammortizzate per affrontare il centro a meno che non vogliate rassodarvi un poco culo e polsi. Seguo via Verdi fino al fondo, proseguo in via Fiesolana e giro a sinistra in via degli Alfani, stranamente anche in centro il caos automobilistico è quasi zero, la ZTL pare funzioni, arrivato all’altezza di via dei Servi giro a sinistra nella via stessa facendo un pezzettino in contromano e sbuco in piazza s.s. Annunziata. Mi fermo un attimo per verificare se c’è già il palco per gli eventi estivi. Non c’è. Proseguo per via Battisti e in piazza san Marco decido di prendere la ciclabile di via Cavour per raggiungere la ciclabile dei “Viali”, inizio a sentire la mancanza di allenamento, via Cavour è in salita, arrivo ad incrociare piazza della Libertà, giro a sinistra e proseguo su viale Lavagnini, lo percorro tutto arrivando alla Fortezza da Basso, giro a destra costeggiandola fino al ponte sul mugnone, lo supero e scendo a folle velocità, i semafori son tutti verdi, per via dello statuto, supero il sottopasso della ferrovia e giro in via pagnini, dopo duecento metri mi fermo, lego il mio bolide e vado a dare da mangiare alla gatta che a quest'ora avrà gia mandato un esposto al magistrato per affamamento di felino.
postato da: dariocicchero alle ore maggio 08, 2005 01:24 | Permalink | commenti (8)
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sabato, maggio 07, 2005
Nel lontano 1983/4 se ricordo bene la fiat lanciò la punto con una serie di pubblicità che "raccontavano" le qualità dell'auto in modo "giocoso", dicevano :è codosa, risparmiosa ecc... usando dei cartoons, dove (se ricordo bene) c'era un elefante sull'auto quando era comodosa ecc...
io al tempo lavoravo al centro stampa della FLM di torino e in quell'occasione noi uscimmo con degli adesivi che riproducevano gli animali delle pubblicità solo che la didascalia diceva:è cassaintegrosa, licenziosa ecc...
Oggi mi è arrivato un file con la presa ingiro amara dell'ultima pubblicità fiat, siccome non so come postarlo lo inserisco a "quadri" staccati da un'interlinea.
Quello che apparirà sotto a questa breve presentazione è un "gioco", simile a quello che si fece negli anni 80, decisamente critico verso la nostra cara fiat, realizzato in Fiom alla 5° lega a Torino (lega a me cara perchè alla fondazione vi partecipò anche mio padre. è anche la lega del quartiere mirafiori e di rivalta, quartiere di torino e piccola cittadina in provincia di torino dove sono ubicati gli stabilimenti fiat storici), è la versione , vista dal punto degli operai, di quella stupida pubblicità fiat che ha "invaso la tv in questi giorni". una pubblicità che cerca di farci sentire in colpa perchè si comprano auto straniere. se trovate ciò che seguirà un "gioco" valido e in sintonia con il vostro pensiero fatelo girare il più possibile, grazie.


GRAZIE!

QUANDO LA FIAT INVESTE IN UN ALTRO PAESE I LAVORATORI ITALIANI RINGRAZIANO!

PER OGNI INVESTIMENTO NON FATTO IN ITALIA MIGLIAIA DI LAVORATORI VANNO IN CASSA INTEGRAZIONE!

METTETECI ALLA PROVA.

GRAZIE!
QUANDO LA FIAT INVESTE IN UN ALTRO PAESE I LAVORATORI ITALIANI RINGRAZIANO PER LA CASSA INTEGRAZIONE!
METTETECI ALLA PROVA.

FIOM 5^ LEGA MIRAFIORI RIVALTA
postato da: dariocicchero alle ore maggio 07, 2005 00:08 | Permalink | commenti (1)
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venerdì, maggio 06, 2005
Habili
STRAordinariamente Abili
questo,, riportato qua sopra è il titolo di una rubrica del tg regionale qua in toscana, trovo il titolo geniale. parla di disabili e sport, trovo molto bella la definizione straordinariamente legata a ordinariamente intesa come cosa normale, a volte una parola "divisa" da una grafica diversa dice molto di più che lunghi discorsi.
Da Fazio è ripassata la Fernanda Pivano (c'è il link al suo sito per chi vuole saperne di più di questa gran donna) ed è stato bello vederla ancora pimpante e ironicaa come sempre, lunga vita a lei. Consiglio, a chi avesse la possibilità, di andarla sentire "raccontare le sue storie di vita" se passa dalle vostre parti, e a chiacchierare con lei, anche solo una battuta, ne vale veramente la pena.
postato da: dariocicchero alle ore maggio 06, 2005 22:28 | Permalink | commenti
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mercoledì, maggio 04, 2005
12 dicembre 1969, l'italia non sarà più la stessa. Io avevo 4 anni e dei genitori "impegnati", un padre sindacalista nella fiom e una madre attivista nel Pci, mi ricordo i loro pianti e la loro rabbia, ne ho un ricordo stranamente chiaro, un ricordo che verrà rinforzato dalla reazioni alle altri stragi che verranno. Se la mia generazione ha dei ricordi chiari degli anni sesanta(69) e degli anni settanta sono legati a queste stragi, uccisioni di cui non si è quasi mai arrivati a delle condanne ma quasi sempre a delle beffe per i famigliari delle vittime. Stragi in cui in qualche modo sono sempre implicate istituzioni che dovrebbero servire a proteggere i cittadini, in cui è coinvolto "lo stato" inteso come potere che governa. I depistaggi si contano a centinaia e le cortine di fumo si alzavano e si continuano ad alzare davanti a questi fatti. Il dolore per i famigliari si rinnova ogni volta che la verità si allontana e oggi la verità non solo si è allontanata ma si è dissolta in un'assurda sentenza arrivata a quasi 36 anni di distanza dalla strage.
4 maggio 2005, tutti assolti gli imputati della strage e condannati i famigliari delle vittime a pagare le spese processuali. Beffati e Mazziati... viva l'italia...

La nostra unica arma ormai è rimasto il ricordo, non lasciare che cancellino anche questop sentimento che tiene in vita le vittime e la speranza che un giorno si arrivi alla verità. qui di seguito vi segnalo due dei molti siti in cui trovare i mezzi per non dimenticare.

http://www.almanaccodeimisteri.info
http://www.misteriditalia.it/
postato da: dariocicchero alle ore maggio 04, 2005 13:58 | Permalink | commenti (6)
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mercoledì, maggio 04, 2005
Ho chiesto alla gatta, con cui convivo a singhiozzo da qualche anno, cosa pensava di Rat-zinger, mi ha guardato molto perplessa, allora le ho detto che lui amava i gatti e lei giustamente ha replicato quasi urlando: E LE GATTE le AMA?eh LE GATTE LE AMA?????
Poi è partita con una filippica sul comportamento discriminatorio della chiesa cattolica verso il mondo femminile partendo dal sacerdozio negato arrivando alla fecondazione assistita. Dopo un'ora si è calmata ed è andata a mangiarsi due crocchette.
ora io mi chiedo ma Ratzinger ama i gatti in toto o solo i gatti maschi?
postato da: dariocicchero alle ore maggio 04, 2005 13:08 | Permalink | commenti (2)
categoria:i gatti di ratzinger
lunedì, maggio 02, 2005
é poprio vero che morto un papa se ne fa un altro... fonti varie mi comunicano che esistono già i razingerboys...
ma che azzo sono invece i gatti di ratzinger?
postato da: dariocicchero alle ore maggio 02, 2005 13:37 | Permalink | commenti (6)
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lunedì, maggio 02, 2005
il nuovo inno della santa chiesa romana... tratta dal blog di Selenitudine(deslunes)

RazingaZ

Quando udrai un fragor a mille decibel
sù dal ciel piomberà Ratzinger.

Veloce e distruttore come un lampo non da scampo
Odia la paura non conosce la pietà.

Alto là falsità, fermati malvagità
su di voi avvoltoi c'è Ratzinger.

c'è Ratzinger... Si!!

Con gli occhi puo' incendiare
un'astronave che va.

Ratzinger papa
Ratzinger papa
Ratzinger papa
Ratzingeeeeer....

State all'erta, la caccia alle streghe s'ha da rifà!
postato da: dariocicchero alle ore maggio 02, 2005 13:11 | Permalink | commenti
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lunedì, maggio 02, 2005
L'infallibilità statunitense viene smentita un'altra volta, ieri un Blogger (Gianluca Neri/www.macchianera.net) o uno studente greco come hanno citato altri (ma chissa quanti altri lo avranno scoperto nel mondo)hanno scoperto come eliminare gli omissis del rapporto "sull'incidente" Calipari . Dopo una grassa risata per l'idiozia di questi "geni" del pentagono mi è venuto un dubbio in testa: Ma è possibile che i responsabili informatici non sapessero che si sarebbe potuto eliminare le strisce nere del documento?
A me sembra quasi impossibile questa evenienza, ho la sensazione che sia stato un modo per far sapere al mondo che secondo loro era stato tutto fatto in modo ineccepibile quella sera. Ho letto uno stralcio degli omissis su la Repubblica e tutto ciò che ho letto sembra rivolto a giustificare i militari statunitensi e sopratutto i vertici. Si legge di un numero altissimo di attacchi subiti, di attacchi e morti subiti da questa pattuglia, della professionalità e bravura dimostrata nel loro lavoro avendo effettuato dei blocchi ineccepibili prima dell'arrivo dell'auto italiana. Si leggono le stime delle alte velocità e di quanti avvertimenti siano stati dati prima di sparare sul veicolo, si leggono delle dichiarazioni a caldo dell'autista dell'auto che aveva paura perchè prima di arrivare al blocco aveva sentito degli spari e perciò correva ad alta velocità, ci dicono che nessuno dei "servizi" preposti sapevano dell'operazione Sgrena. Ci dicono tutte queste cose e poi si scopre che i telefoni erano sotto controllo, cioè gli statunitensi ci controllavano i telefoni e di sicuro non lo facevano solo in quel momento, perciò sapendo questo come possono credere che ci si beva che non sapevano nulla. In italia si è saputo della liberazione della Sgrena prima del tragico incidente, lo sapevano i giornalisti e non l'intelligence statunitense?
Io ho tanto l'impressine che sia stato un modo per buttere altra M. sul Calipari e sul suo collega, per dimostrare che loro sono infallibili e gli italiani pasticcioni. Leggendo il testo ho avuto l'impressione che fosse studiato in modo molto preciso, sembra quasi che si siano detti:noi mettiamo un testo con gli omissis che possano essere eliminati, così facendo chi leggerà gli omissis potrà pensare -"perchè segretarli se non fossero cose vere e importanti"-
Io ho questa impressione, forse sono il solito diffidente antistatunitense, maligno e li considero troppo intelligenti.
Scusatemi ma io non riesco a credere che una struttura come il pentagono possa fare un errore così grosso.
forse se si verificasse su altri documenti con segretazioni messi su quel sito potri perdere questa differenza, sempre che le segretazioni non facciano pensare alle stesse cause.
postato da: dariocicchero alle ore maggio 02, 2005 12:47 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, maggio 02, 2005
La vita è strana, ventitre/quattro anni fa gli avrei dato fuoco alla signora Bindi oggi la trovo una persona o meglio un politico onesta intellettualmente e perfino divertente. Non so se preoccuparmi...
postato da: dariocicchero alle ore maggio 02, 2005 00:59 | Permalink | commenti
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