giovedì, marzo 31, 2005
Sabato dopo le 17 alla feltrinelli di via dei Cerratani (vicino al duomo) ci sono Stefano Bollani e la Banda Osiris, almeno così mi ha detto un'amica di milano, non ho idea di cosa siano li a fare, credo a presentare un libro o un disco o qualcosa di simile comunque sono imperdibili.
se non sapete chi siano ci sono tra i miei link i loro siti.
Bollani è il primo jazzista serio comico della storia d'italia(penso,altri non ne conosco)lo si è visto da arbore di sabato
la Banda Osiris è il gruppo massimo rappresentante della musica cabaret (secondo me)li si sono visti a "parla con me" della Dandini su Rai3
ahh io ci vado con la Torta e Jac, se vi volete aggregare basta un mex...
postato da: dariocicchero alle ore marzo 31, 2005 19:11 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, marzo 28, 2005
Esco dal portone su via Pagnini, la percorro fino a piazza dello Statuto, li giro a sinistra su via dello Statuto per arrivare alla Fortezza da Basso, su via dello Statuto vengo superato da un gruppo di ragazzi albanesi che si dirigono ai giardini della Fortezza da Basso, costeggio la Fortezza per un paio di centinaia di metri e mi infilo sulla sinistra in via del pratello che percorro totalmente per poi buttarmi sulla sinistra in via Faenza. Fino a qui la città sembra deserta, a parte i ragazzi albanesi non ho incontrato nessuno, faccio un centinaio di metri e incrocio via Nazionale e da questo punto cambia tutto, via Faenza si popola di persone di tutte l’etnie e di tutti i dialetti, la città morta fino a quella via da quell’incrocio diventa viva. Continuo per via Faenza in mezzo alle persone, via Faenza diventa via Zanetti dopo aver incrociato piazza degli Aldobrandini la piazza posta dietro la chiesa di S.Lorenzo, percorro via Zanetti e arrivo su via dei Cerretani all’altezza di piazza S.Giovanni dove svetta il duomo. Attraverso via dei Cerretani e mi tuffo fantasma nel caos, galleggio quasi in mezzo alla moltitudine colorata che invade piazza S.Giovanni, mi districo invisibile tra i tanti e affronto via dei Calzaioli, non esiste un flusso che va in un senso o in un altro, i flussi si alternano secondo il via vai delle comitive, ominidi con ombrelli improbabili si “fanno inseguire” da esseri con improbabili cappellini e occhi a mandorla, altri ominidi con delle antenne munite di bandierina colorata attirano l’attenzione di esseri vestiti in modo eccentrico con tanto di sandali su calze bianche, scolaresche di ogni “stazza” si rincorrono. Impiego 10 minuti per percorrere le poche centinaia di metri di via dei Calzaioli per sbucare su piazza della Signoria dove vengono reso partecipe, non per mia volontà, alle miriadi di scatti fotografici e riprese amatoriali che popolano la piazza. Zizago tra cavalletti, calessi, tedeschi, cinesi, italiani, cani di ogni razza e vigili urbani per riuscire ad affacciarmi sul piazzale degli uffizi. Trovo non poca difficoltà a fendere il muro di persone ammagliate dalle statue viventi che hanno iniziato a popolare il piazzale, c’è chi scommette che sono statue chi sostiene l’umanità dell’essere di marmo, chi vorrebbe tirargli qualcosa per capire se sono vive o no, una si muove e tra i sostenitori della teoria della statua serpeggia la delusione, riesco ad oltrepassare quel muro umano e mi chiedo perché non sono passato dal vicolo parallelo al piazzale, mi rispondo che i riti si eseguono fino in fondo e per me il passaggio nel piazzale è un rito. Sulla mia sinistra, mentre attraverso il piazzale per la sua lunghezza, vedo la fila delle persone che vogliono vedere gli Uffizi dal di dentro, questa mattina era stimata un attesa di 4 ore, oggi pomeriggio a giudicare dalla fila direi anche 5, arrivo al fondo del piazzale faccio lo slalom tra i poster appoggiati in terra e attraverso lung’Arno de’ Medici per arrivare ad appoggiarmi alla balaustra sull’arno, mi metto come al solito ad un metro emmezzo dall’angolo di destra e mi isolo dal mondo per un attimo contemplando il paesaggio. Di fronte a me un’inquadratura che è un poco tutta Firenze vista di riflesso. All’estrema sinistra la Torre, ruotando verso destra si incrocia il piazzale (Michelangelo), S.Niccolo’(la collina), si immagina il forte Belvedere e si chiude all’estrema destra con il Ponte Vecchio. Secondo me questo è il punto in cui si vede tutta Firenze di riflesso perché da qui vedendo il piazzale e immaginando il forte si può immaginarne la vista da quei luoghi e perciò avere una dimensione quasi completa della città standoci in mezzo. Come al mio solito mi fermo un oretta a contemplare il paesaggio e l’arno che scorre, il povero ruscello di marrone colorato con i suoi principali abitanti scambiati per pantegane dai più. Ogni volta che compare una Nutria sugli “spalti” del lungarno si sentono le più strabilianti indignazioni per il degrado del torrentone: “oddio ma come può permettere questa città che i topi di fogna invadano le rive dell’arno”, “oddio certo che con questo colore il fiume non può che ospitare dei topacci…”, “ma che strani topi di fogna ci sono da queste parti, hanno il muso schiacciato”. Poi ogni tanto un bimbo erudito che a scuola ha studiato anche le Nutrie esordisce lasciando tutti perplessi: “mamma, mamma, guarda che bello ci sono le Nutrie, domani a scuola posso dire di averle viste dal vivo…”. Qualcuno redime l’amministrazione pubblica e la ringrazia per non avere sterminato il simpatico roditore altri torneranno a casa con il dubbio che i topi di fogna in fiorentino si chiamino Nutrie. Questo è uno dei miei divertimenti quando sono li a contemplare il fiume, li posizionato sopra la “canottieri” con alle spalle il piazzale degli Uffizi e di fronte una tana di Nutrie, riesco a starci anche un paio di ore in contemplazione a “rubare” i discorsi di chi si affaccia alla balaustra, ad “sentire” i mille scatti fatti dai turisti alla volte del ponte vecchio, mi piace sentire i frammenti di “saggezza” umana che passano da li. Dopo un oretta che sono appollaiato li arriva un gruppo di simpatici ma un po troppo vivaci romani e decido di tornare a casa. Mi stacco dalla mia postazione e mi avvio verso il ponte vecchio camminando sul lung’Arno Archibusieri, con qualche difficoltà arrivo all’altezza del Ponte Vecchio che supero quasi di forza, continuo sul lung’Arno Acciaiuoli, la balaustra sull’Arno è ricoperta di turisti, incrocio perfino dei fiorentini che si stanno dirigendo verso il Ponte Vecchio (ormai dopo 5 anni riesco a riconoscere la cadenza fiorentina dalle altre toscane), arrivo al ponte S.Trinità e decido di proseguire fino al ponte alla Carraia camminando per il lung’Arno Corsini, anche le balaustre di questo lung’arno sono gremite di turisti, arrivo al ponte alla Carraia e giro sulla destra, attraverso piazza Goldoni e mi infilo in via del Moro, la via pur essendo quasi sul lung’Arno è vuota, il caos rimane alle spalle, è una di quelle vie in pieno centro in cui non passa mai un turista, a Firenze, come in ogni città, le vie “dimenticate sono quelle più belle e con un sacco di piccole cose, di particolarità, in via del Moro si possono scoprire in alto sugli angoli di alcuni edifici delle figure allegoriche o simili e ad un certo punto si trova una specie di colonna con una croce alla sua sommità. Arrivato al fondo di via del Moro proseguo per via del Giglio altra piccola via dimenticata dai più, un poco meno dimenticata perché sbuca dietro alla chiesa di S.Lorenzo e al mercato che si snoda per quelle vie. Per un attimo dietro S.Lorenzo incontro un poco di turisti ma svolto subito a sinistra in via Faenza e il caos piano piano si dipana fino a scomparire appena supero l’incrocio con via Nazionale, al fondo di via Faenza decido di arrivare alla Fortezza da Basso invece di girare subito a destra in via del Pratello, arrivato di fronte all’entrata della Fortezza, mi fermo un attimo a contemplare lo spiazzo pedonale e l’entrata alla Fortezza, poi la costeggio lentamente cercando d’immaginare cosa poteva esserci intorno quando fu costruita, costeggia, costeggia arrivo al Mugnone (un rio o poco più) lo supero e scendo via dello Statuto, supero il sottopasso della ferrovia e giro a destra in via Pagnini, estraggo le chiavi di casa e dopo tre minuti entro in casa. La gatta mi guarda e miagola, ha ragione non gli ho ancora aperto la finestra da cui guarda un poco il mondo fuori di casa, poverina è passata nella sua vita dall’avere un giardino, poi un terrazzino e ora una finestra. La osservo mentre annusa l’aria fresca e gli odori della città, poi si gira verso di me miagolando e mi ricorda che è ora di fargli bollire il pesce per la pappa, mi alzo e vado ad immergere il suo adorato pesce nell’acqua, tra una mezzoretta quando avrò dato da mangiare a lei mi sa che darò da mangiare anche a me…
postato da: dariocicchero alle ore marzo 28, 2005 19:25 | Permalink | commenti (8)
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giovedì, marzo 24, 2005
amico mio ora sei distante km in un luogo di guerra e morte,non hai idea di quanto ti sento vicino quando sei in quei luoghi a fare il tuo lavoro di cuoco, combattendo contro la tua coscienza e i tuoi credo,purtroppo non essendo in un mondo perfetto mi sa che non sei l'unico a trovarti in questa situazione.fossimo in un mondo perfetto tu avresti potuto scegliere di lavorare in altri luoghi e sotto altri "comandi" e io non dovrei contare gli spiccioli ogni volta che vado a fare la spesa, sicuramente fossimo in un mondo perfetto non saresti dove ti trovi ora.ho saputo della tua partenza il giorno che sei partito e ti giuro che mi è dispiaciuto non riuscire a salutarti di persona,lo faccio ora. un abbraccio stretto stretto amico mio.
postato da: dariocicchero alle ore marzo 24, 2005 14:56 | Permalink | commenti (14)
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giovedì, marzo 24, 2005
aimè ho finito l'inverno e iniziato la primavera facendomi la mia peggiore influenza degli ultimi 20 anni(be erano 20 anni che non rimanevo secco a letto per una banale influenza).da questa mattina ho ripreso possesso del mio cervello e cacciata la febbre che se ne era impadronita pesantemente facendomi stare lontano dal computer e dai pensieri...
postato da: dariocicchero alle ore marzo 24, 2005 13:42 | Permalink | commenti (3)
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mercoledì, marzo 16, 2005
ognuno ha le sue perversioni, la mia è una perversione "audio". Adoro sentire i rumori della vita intorno a me, passerei ore (e normalmente lo faccio)ad ascoltare i rumori che mi circondano focalizzandone uno più di altri per isolarlo e al tempo stesso miscelarlo con il resto...
postato da: dariocicchero alle ore marzo 16, 2005 14:15 | Permalink | commenti (10)
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martedì, marzo 15, 2005
Questa sera ho visto mixer, era dedicato a Emilio Alessandrini magistrato ucciso da prima linea il 29 gennaio 1979, ha rivissuto in parte la vita professionale e “l’ambiente” di quegli anni a partire da piazza fontana per arrivare allo smantellamento di prima linea.
Per quanti non sappiano cosa fosse prima linea riassumo a modo mio la sua storia raccontata da mixer: prima linea fu una delle tante assurde cosidette “cellule armate” o “bracci armati” dell’estrema sinistra di quegli anni. Nacque a Torino al “galfer” (liceo pubblico) dopo lo scioglimento di lotta continua. Per numero di omicidi fu seconda solo alle brigate rosse per imbecillità politica e ferocia di sicuro fu la prima. Venne annientata grazie ai pentiti.
A mixer ho rivisto quegli anni da me vissuti a pieno, avevo 15 anni nel 79’ ed ero in prima superiore in una piccola scuola comunale. A volte durante gli scioperi venivano dal suddetto liceo a picchettare la nostra scuola, cosa da noi non molto gradita non per ideologia ma per “territorialità”. Ci scapparono anche alcune baruffe da poco ma molto convincenti perché smisero con quell’intrusione territoriale, eravamo pochi (130 alunni tra 1°, 2° e 3° di cui 60 ragazze) ma molto ben “piazzati”, avevamo la più grande concentrazione di giocatori di rugby per una scuola superiore dovuta molto probabilmente alla presenza del nostro prof di ginnastica allenatore di rugby, ma questa è un’altra storia.
Nel 79 a Torino si vivevano a pieno gli anni di piombo, attentati, sirene ad ogni ora, arresti, fermi e perquisizioni, controlli della digos, dei carabinieri ecc… molto frequenti. Sacchi di sabbia attorno a postazioni blindate (almeno credo fossero blindate) attorno al carcere che negli anni 70/80 era quasi in centro, luogo dove avevano sparato con un bazooka ad un’auto dei carabinieri. Molto probabilmente a Torino chi è nato tra gli anni 50 e i 70 in un modo o nell’altro è arrivato in contatto con il terrorismo, i più fortunati si sono ritrovati a scoprire il vicino arrestato per terrorismo, i più sfortunati hanno avuto una vittima o più in famiglia. Ogni volta che penso a quegli anni trovo inconcepibile che per alcuni gli ideali di equità, emancipazione delle masse operaie ecc… fossero legati alla violenza e al terrore. Non ho mai accettato, la logica della violenza e oggi mi rendo conto sempre più della stupidità e della funzione controproducente di quella strategia. Mi sono sempre chiesto come un essere umano può pianificare ed eseguire l’omicidio di un altro essere umano, nessuno può condannare a morte qualcuno cominciando dagli stati, eppure in quegli anni succedeva spesso sia a destra che a sinistra, c’erano gruppi armati e agguati vigliacchi, rapimenti ed esecuzioni. Tutti atti giustificati dalle ideologie deviate oltre che dai servizi deviati, tutti atti vigliacchi, ignobili, non c’è niente di nobile nell’uccidere qualcuno in un agguato, non c’è niente di nobile nel togliere dei padri a dei figli, dei figli a dei genitori. La cosa più assurda di tutto ciò era l’assoluta cecità “politica” di questi vigliacchi, nessuno di loro si è mai chiesto quanto potessero essere funzionali al potere, che dicevano di combattere, con i loro atti scellerati, nessuno ha capito quanto male e quanto hanno ritardato e annichilito la “mentalità politica” degli italiani. Oggi quando sento parlare di nuove brigate rosse, di anarco…ecc o di altre sigle pseudoterroristiche mi vengono i brividi, ho paura della ripetizione della storia, ho paura di chi non ha imparato la lezione sulla violenza, che non ha imparato che non serve se non al sistema di potere per mantenere la sua posizione più forte, quando leggo “violenza” nel modo di rivolgersi agli altri che non condividono le nostre idee, quando sento l’integralismo avanzare, quando sento nei toni la sicurezza dell’essere nel giusto, il non avere dubbi ho paura di essere di nuovo in quegli anni di piombo che tanto ci hanno fatto male. Ricordiamoci che se oggi abbiamo determinati politici in parlamento lo dobbiamo anche a quegli anni.
postato da: dariocicchero alle ore marzo 15, 2005 03:37 | Permalink | commenti (4)
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sabato, marzo 12, 2005
A volte capitano cose strane: Questa sera sul Tg3 è statta data la notizia che a trento molti si “muovono a Olio di Colza”, cioè che molti proprietari di auto disel invece del caro e inquinante carburante mettono nei loro serbatoi l’olio di colza molto meno costoso e soprattutto meno inquinante del 98%. Dopo di che hanno fatto vedere un attimo il sito dove sono state prese queste info. Naturalmente è stato così veloce che ho solo capito meg o progetto meg…



Io ho dato un occhio sulla rete e ho trovato questi siti:

http://www.forumcommunity.net/?t=1215301

http://www.cacaonline.it/auto/

http://www.progettomeg.it/links.html

Questo post sarà postato una tantum
postato da: dariocicchero alle ore marzo 12, 2005 21:50 | Permalink | commenti (3)
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mercoledì, marzo 09, 2005
mi è capitato di leggere su blog al femminile:non parlatemi dell'8 marzo o cose simili.
Ci sono rimasto male perchè ho paura che stia vincendo chi vuole "annegare" le vere motivazioni di un simbolo importante, come l'8 marzo,nell'oblio della merceficazione...
postato da: dariocicchero alle ore marzo 09, 2005 01:18 | Permalink | commenti (5)
categoria:8 marzo
martedì, marzo 08, 2005
Non volevo scrivere nulla su questa ricorrenza ma poi dopo aver sentito Miriam Mafai ricordare la necessità di non dimenticare, aver pensato a quello che rappresentava per mia madre, per la sua generazione e quelle precedenti (oggi avrebbe 71 anni fosse viva), ho deciso di ricordare anch’io. Ho capito che uno dei modi per annullare il ricordo è la commercializzazione di questo evento. La mimosa da simbolo positivo commercializzandolo è quasi diventato un fastidio, le feste in discoteca o nei locali con spogliarelli e affini ci spingono a pensare all’idiozia di questa “festa” e dimenticare che non è una “festa” ma una ricorrenza, una dolorosa ricorrenza non tanto legata alla morte di 129 donne (vedere il post antecedente) ma a quello che rappresentavano e rappresentano ancora oggi nella nostra “civile società” quelle morti. Mia madre e la sua generazione subito dopo la guerra e fino agli anni 60 scendevano in piazza rischiando le botte (dai 70 in poi all’8 marzo i rischi si ridussero quasi a zero almeno a Torino), come in questi giorni hanno fatto le donne in Turchia. Cercavano d’informare le altre donne del perché era importante lottare per i propri diritti, per loro l’8 marzo era un modo di ricordarsi e di ricordare al mondo di quanta strada c’era ancora da fare per le pari opportunità per la parità di diritti e doveri. Voglio ricordare l’8 marzo perché non venga cancellato da chi vuole cancellare la storia, la vuole riscrivere, per questo secondo me dimenticare o “snobbare” questo giorno perché “ormai è una festa commerciale” è sbagliato, ingiusto, direi offensivo verso quelle generazioni che hanno lottato buttando sangue perché oggi ci sia un sentore di parità, per non fermare il cammino cominciato da loro per farci vivere “tutti” meglio. Secondo me oggi più che mai bisogna ricordare quel giorno per non ritornare indietro, per non perdere i diritti conquistati, è doveroso ricordare perché siamo ancora distanti dalle frasi “parità di diritti”, “pari opportunità” ecc…
Visto che ormai la commercializzazione è un dato di fatto e io non sono contrario al divertimento non voglio che si smetta di “festeggiare” ma magari prima o dopo lo spogliarello, o durante la piacevole cena fra amiche si parli del perché esiste questa ricorrenza, della lotta delle nostre madri, delle nostre nonne. Magari regalando la mimosa si potrebbe allegare alle dolci parole la storia di questa giornata e i diritti conquistati con non poche difficolta dalle donne (vedi post antecedente), una volta tanto sfruttiamo la diffusione data dalla commercializzazione per sensibilizzare chi non lo, chi non conosce la storia dell’8 marzo.
Buon 8 Marzo

Queste sono alcune leggi conquistate altre le troverete nel post prima di questo.
1975; con la L.151 viene varata la riforma del diritto di famiglia che introduce la parità tra uomini e donne nell'ambito familiare: la potestà sui figli, infatti, spetta a entrambi i coniugi che hanno identici diritti e doveri e non più solo al padre. In attuazione del principio di uguaglianza morale e giuridica dei coniugi.
Legge pari opportunità (Azioni positive): L.125 del 1991: fortemente voluta dalle donne, questa legge è uno strumento in grado di intervenire e rimuovere le discriminazioni e far avanzare l’idea di uguali opportunità uomo-donna nel lavoro.
Violenza sessuale:L. 866 del 1996; stabilisce che la violenza sessuale non è più un delitto contro la morale, bensì contro la persona.
Lavoro notturno: legge comunitaria del 1998 per il divieto assoluto delle donne al lavoro notturno durante la maternità sino al compimento di un anno di vita del bambino e il non obbligo fino a che il bambino ha 3 anni, nel caso di genitore unico, fino a 12 anni.


postato da: dariocicchero alle ore marzo 08, 2005 01:58 | Permalink | commenti (1)
categoria:8 marzo
martedì, marzo 08, 2005
L'8 marzo ha radici lontane. Nasce dal movimento internazionale socialista delle donne. Era il 1907: Clara Zetkin (che nella prima guerra mondiale fondò la Lega di Spartaco) dirigente del movimento operaio tedesco organizza con Rosa Luxemburg (teorica della rivoluzione marxista che fondò il partito socialista polacco e il partito comunista tedesco) la prima conferenza internazionale della donna.
Ma la data simbolo è legata all'incendio divampato in un opificio (Cottons) di Chicago nel 1908, occupato nel corso di uno sciopero da 129 operaie tessili che morirono bruciate vive.
Nel 1910 a Copenaghen, in occasione di un nuovo incontro internazionale della donna si propone l’istituzione di una GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA, anche in ricordo dei fatti di Chicago.
Successivamente la giornata comincia ad essere celebrata in varie parti del mondo e anche in Italia durante e dopo la prima guerra mondiale (1914-18). La tradizione, nel nostro Paese, viene interrotta dal fascismo. La celebrazione riprende durante la lotta di liberazione nazionale come giornata di mobilitazione delle donne contro la guerra, l’occupazione tedesca e per le rivendicazioni di diritti femminili. Nascono i gruppi di difesa della donna collegati al CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) che daranno origine all’UDI (Unione Donne Italiane).
Nel 1946 l’UDI prepara il primo 8 marzo nell’Italia libera, proponendo di farne una giornata per il riconoscimento dei diritti economici, sociali e politici delle donne. Sceglie la mimosa come simbolo della giornata.
La vera "esplosione" in termini di popolarità e di partecipazione, l'8 marzo l'avrà negli anni ’70. Anni che segnano la collaborazione dei movimenti femminili e femministi che, tra l'altro, operano attivamente per la legge di parità, per il diritto al divorzio e all’aborto. La prima manifestazione femminista, risale infatti al 1972 e si svolse a Roma. Ma il top, la celebrazione dell'8 marzo, lo raggiunge nel 1980, con una grande manifestazione unitaria in cui confluiscono per la prima volta tutti i movimenti femminili e femministi.
In conclusione possiamo dire che il percorso dell'8 marzo si snoda in quasi un secolo di storia che ha visto nascere movimenti politici, guerre, ideologie, ricostruzioni. Un cammino lungo e complesso per le donne di tanti paesi, più volte interrotto, ma che con grande tenacia è sempre stato ripreso con l'obiettivo dell'emancipazione e della liberazione delle donne.
Nel 2001 si volta pagina: la tragedia delle Torri Gemelle a New York e la guerra in Afghanistan rimettono in campo i pericoli legati ad una possibile restrizione di diritti e di libertà per l'intero pianeta, ma, soprattutto per le donne e i bambini. L'atto terroristico ha anche riportato all'attenzione il dramma delle donne afgane, di quelle palestinesi e di tutte quelle che nel mondo non godono dei diritti e delle libertà. Safiya (la donna nigeriana condannata alla lapidazione) è diventata il simbolo di queste sofferenze.

Le donne e le conquiste del '900
Diritto di voto: Il 2 GIUGNO 1946 l'Italia va alle urne per il referendum istituzionale. Per la prima volta il voto viene esteso alle donne.
Parità salariale: Art. 37 della Cost., regolato da una legge solo nel ’57 in applicazione di una convenzione internazionale del BIT. Con un accordo interconfederale del 1960 si decide l'eliminazione dai contratti collettivi nazionali di lavoro delle tabelle remunerative differenti per uomini e donne. Viene così sancita la parità formale e sostanziale tra uomini e donne nel mondo del lavoro. Le clausole di nubilato vengono definitivamente vietate con la legge n.7 del '63.
Divorzio: L.898 del 1970, approvazione della legge sul divorzio. 12 maggio 1974: vittoria del No al referendum popolare per l'abrogazione della legge.
Maternità: L. 1204 del 1971; viene estesa la tutela della maternità alle lavoratrici dipendenti. Amplia ed estende i diritti introdotti dalla prima legge (L.860 varata nel 1950) sui diritti e le tutele delle lavoratrici, che definisce per la prima volta le assenze per maternità, ore di allattamento e divieto di licenziamento entro il primo anno di vita del bambino.
Asili nido: L. 1044 del 1971; l'obiettivo di questa legge è realizzare un servizio a supporto delle famiglie e soprattutto delle donne, onde favorirne la permanenza nel mondo del lavoro anche dopo la nascita dei figli. Inoltre si è voluto affermare il diritto del bambino alla socializzazione e allo sviluppo armonico della sua personalità.
Diritto di famiglia: 1975; con la L.151 viene varata la riforma del diritto di famiglia che introduce la parità tra uomini e donne nell'ambito familiare: la potestà sui figli, infatti, spetta a entrambi i coniugi che hanno identici diritti e doveri e non più solo al padre. In attuazione del principio di uguaglianza morale e giuridica dei coniugi.
Legge di parità (in materia di lavoro): L.903 del 1977; ha rappresentato la più importante svolta culturale nei confronti delle donne. Si passa dal concetto di tutela per la donna lavoratrice al principio del diritto di parità nel campo del lavoro. Vengono introdotte norme più avanzate in materia di maternità e primi elementi di condivisione fra i genitori nella cura dei figli. Nel marzo 2000 con la legge 53 sui "congedi parentali" questa legge ha recepito i nuovi diritti di paternità in materia di assenza facoltativa.
Interruzione volontaria della gravidanza: L.194 del 1978 "Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza". La legge ha come scopo principale la prevenzione delle gravidanze indesiderate, oltre che contrastare l'aborto clandestino.
Legge pari opportunità (Azioni positive): L.125 del 1991: fortemente voluta dalle donne, questa legge è uno strumento in grado di intervenire e rimuovere le discriminazioni e far avanzare l’idea di uguali opportunità uomo-donna nel lavoro. La L.125 ha rappresentato un importante passo avanti per rendere visibile e valorizzare la presenza e il lavoro delle donne nella società, nel lavoro e nella famiglia. Purtroppo resta ancora sostanzialmente inapplicata. Oltre 400 i progetti approvati in 8 anni. (Nel 2000 L.196 di modifica)
Imprenditoria femminile: L. 215 del 1992; l'imprenditoria femminile è in forte sviluppo: il 35% delle nuove imprese giovanili sono guidate da donne. Questa legge (promuove l'uguaglianza sostanziale, pari opportunità economiche e imprenditoriali) favorisce la nascita di imprese composte per il 60% da donne, società di capitali gestiti per almeno 2/3 da donne e imprese individuali, aumentano ogni anno. Le imprese sono tenute a mantenere la prevalenza femminile nella società per almeno cinque anni.
Violenza sessuale:L. 866 del 1996; stabilisce che la violenza sessuale non è più un delitto contro la morale, bensì contro la persona. Una legge di civiltà e dignità che rende giustizia alle donne e premia il lungo e sofferto cammino per affermare il diritto alla sessualità libera e condivisa.
Lavoro notturno: legge comunitaria del 1998 per il divieto assoluto delle donne al lavoro notturno durante la maternità sino al compimento di un anno di vita del bambino e il non obbligo fino a che il bambino ha 3 anni, nel caso di genitore unico, fino a 12 anni. Con la legge 903 del '77 il lavoro notturno era vietato alle sole dipendenti delle imprese manifatturiere. Con la legge varata nel '98, si regolamenta il lavoro notturno per tutti i settori pubblici e privati.
Assegno di maternità per casalinghe e disoccupate: L. 448 del 1999, prevede un'indennità di maternità per le donne che non lavorano, o che svolgono il cosiddetto "lavoro familiare". Con la Finanziaria del 2000 questo diritto viene esteso alle cittadine dell'Ue ed extracomunitarie con carta di soggiorno.
Infortuni domestici: L.493 del 1999, contiene il riconoscimento del lavoro in ambito domestico. Le persone comprese tra i 18 e i 65 anni che svolgono in via non occasionale, gratuitamente e senza vincolo di subordinazione, il lavoro domestico, hanno diritto all'Assicurazione contro gli infortuni.
Congedi parentali: L: 53 dell'8 marzo 2000. Questa legge armonizza i tempi di cura , di formazione e di relazione (tempi delle città). Si tratta di una grande conquista sociale: la cura dei figli smette di essere prerogativa delle madri dal punto di vista legislativo e coinvolge anche i padri garantendogli uguali diritti e tutele. Si tratta di una legge in controtendenza rispetto ai datori di lavoro che invocano riduzioni di salari e di diritti.
La normativa punta a una maggiore condivisione dei compiti all'interno del nucleo familiare. Si applica a tutti i lavoratori, uomini e donne, pubblici e privati, anche autonomi, apprendisti e soci di cooperative. Prevede la parità tra genitori naturali e adottivi o affidatari. Sia la madre che il padre potranno chiedere anche contemporaneamente l’aspettativa di 6 mesi fino un massimo di 10 mesi, entro gli 8 anni di vita del bambino. Al padre, inoltre, verrà concesso un "bonus" di un altro mese per seguire il figlio nel caso in cui dovesse chiedere un congedo per un periodo superiore a tre mesi. L'età del bambino entro cui si può fruire dei permessi per malattia viene elevata dai 3 agli 8 anni del piccolo. I padri possono usufruire del congedo anche nei casi in cui la madre del bambino non è lavoratrice.
Banca del Tempo: è un'esperienza che ha trovato una collocazione legislativa all'interno della L.53 (Congedi parentali). Coniugare lavoro e vita: tra le iniziative più utili c'è, infatti, la Banca del tempo, nella quale anziché denaro si depositano ore. Ore di attività per scambiarle con altri "correntisti" decisi a mettere a disposizione le ore depositate sul proprio conto.
Tutela e sostegno della maternità della paternità: Testo unico (d.l. n. 151 del 26 marzo 2001) delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternita' e della paternita'
Misure contro la violenza nelle relazioni familiari" (lLegge n. 154 del 5 aprile 2001) che stabilisce tra l'altro che il coniuge violento non solo può essere allontanato dall'abitazione familiare, ma anche costretto a pagare gli alimenti.
Flessibilità favorevoli alla conciliazione fra il tempo di vita e quello di lavoro. Decreto 15 maggio 2001
con l'approvazione delle modalità di erogazione dei contributi (ex art9,comma 2, della legge 8 marzo n.53) si dispone la concessione di contributi a carico del Fondo per l'occupazione, in favore di aziende che applichino accordi contrattuali che prevedono flessibilità favorevoli ai lavoratori ed alle lavoratrici.
Con questi ultimi provvedimenti approvati nel 2001 si completa la fase positiva di conquiste sociali e sul lavoro. Il nostro impegno è di garantire l'applicazione di tutta questa legislazione.

tratto dal sito:http://www.cgil.it/ufficiostampa/miscellanea/8_marzo_02a2.htm
postato da: dariocicchero alle ore marzo 08, 2005 00:01 | Permalink | commenti
categoria:8 marzo
domenica, marzo 06, 2005
1)Bravo Bonolis che ha avuto il coraggio di "contaminare" il fstival di sanremo con il "dolore" dei Bambini e delle vittime del Darfur e dell'africa in genere, che ha avuto il coraggio di dare addosso alla guerra con un minuto di silenzio e con parole ben schierate...
2)Ieri alle 18.30 più ho meno ero felice e allegro per la notizia di una liberazione e per il gioco messo in piedi da Caterpillar, qualche ora più tardi ero decisamente arrabbiato e triste per quello che è stato definito dal nostro governo un "equivoco", una "fatalità". Ora sono ancora più arrabbiato per questo atteggiamento scusante verso chi ha deliberatamente sparato contro la macchina che conteneva la sgrena e i suoi accompagnatori, trovo terribile che una persona debba morire in quel modo per il cosidetto fuoco amico, una cosa che succede giornalmente in quel paese. Questa sera da Fazio a "che tempo che fa" era ospite una delle due Simona e diceva che anche loro avevano avuto paura di finire sotto il fuoco dei nostri cosidetti alleati, che erano partite in sordina quasi fuggite dai nostri cosidetti alleati. Alla luce dei fatti di ieri e di questa dichiarazione io mi chiedo: chi ha ucciso Badaloni? chi ha attaccato la caserma di Nassiria, cosa c'è dietro a queste due tragedie?
perchè ho sentito solo una volta(su rai 3)dire che i Carabinieri uccisi erano una specie di unità preposta a indagare sulle trafugazioni di opere d'arte. Un unità efficace che aveva bloccato vari traffici.A me non lo toglierà mai dalla mente che quell'attentato non è stato quello che sembrava, è facile nascondere le cose in guerra, come non riesco ad accettare che Badaloni sia morto per caso. Forse sono un pazzo visionario, anzi sicuramente lo sono...
postato da: dariocicchero alle ore marzo 06, 2005 02:03 | Permalink | commenti (8)
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martedì, marzo 01, 2005
Le boccie di cui parlo non sono legate alle signorine ma ad un gioco antico e popolare, considerato, in modo errato secondo me, il gioco per la terza età.
Io l’ho giocato soprattutto nella mia prima età, dai 4 anni fino ai 20 su per giù e oggi un poco mi manca.
Dicevo le boccie: è un gioco di balistica, individuale e di squadra, un gioco sociale e democratico in molti casi. In piemonte molti tornei si giocano o giocavano alla “baraonda”, soprattutto quelli organizzati in estate in montagna. La baraonda è un torneo senza “coppie” già stabilite, ci sono un tot di iscritti e le coppie vengono formate grazie ad una estrazione casuale e democratica come solo la casualità può essere. È anche un modo come un altro per far conoscenza.
Le boccie sono un vero e proprio sport, su quel campo si cammina avanti e indietro, si scatta, si fa un poco di pesi e soprattutto ci si concentra. Un’altra grande caratteristica è data dalla ritualizzazione dei gesti e delle regole: esiste il rito dell’assegnazione del boccino, quello dei saluti tra i giocatori, i riti pre bocciata e pre “tiro al punto”; c’è chi pulisce la boccia più volte con un gesto sempre uguale, quelli che cambiano gesto secondo il tipo di tiro o bocciata da realizzare, chi quarda il pubblico e chiede silenzio anche se gioca senza pubblico, chi fissa la propria boccia e pare che non veda altro, ognuno ha dei riti privati che si fondono e mischiano con quelli ufficiali.
Io “alle boccie” ci giocavo in montagna dove nel paesello avevamo “il campo da bocce” realizzato facendo brillare alcuni candelotti di dinamite per liberare il “sito” a lui dedicato da una rocciona invadente, negli anni 60 la dinamite da quelle parti era molto diffusa tutti ne avevano in cantina, perché tutti avevano una roccia fastidiosa da eliminare nel pascolo o nell’orto, erano altri tempi. Il campo da bocce era anche il luogo di ritrovo per il paese un poco perché era situato accanto alla piazza principale, praticamente la fine del paese, un poco perché aveva al suo fianco un tavolone di una decina di metri con panchine annesse, e di sera perchè aveva un’impianto d’illuminazione aiutante le chiacchiere attorno a quel tavolo.
Il paesello…
Il paese di cui parlo era il Vernay piccola, piccolissima frazione di Viù ameno paese delle valli di Lanzo in provincia di Torino e “capoluogo” dell’omonima valle: “la val di Viù”. Al Vernay la popolazione “autoctona” era composta da 10 persone mentre quella “allogena”, popolante il paese soprattutto l’estate e i giorni festivi, di 150 più o meno, divisa in 4 “famiglie”, la mia comprensiva di zii, cugini, cognati ecc… e altre 3 approdate in quel paese grazie ai miei genitori “scopritori e primi colonizzatori” del luogo (le cifre citate si sono raggiunte in alcuni anni dalla prima “colonizzazione). Più o meno gli abitanti “allogeni” erano divisi tra un 40% di genitori, un 45% di figli e il restante di nonni, percentuale variante secondo i periodi dell’anno, dalla fine della scuola ad agosto i nonni e le nonne erano il 40% e i genitori il restante degli abitanti, ad agosto e nei fine settimana si ricomponevano le percentuali originali.
La metafora delle boccie…
In un paesello come il Vernay le bocce erano più di ogni altra cosa una delle rappresentazioni della società umana, in quel gioco erano rappresentate tutte le sfaccettature di quella che noi ci ostiniamo a chiamare società civile, le cose positive e quelle negative, la dolcezza e la crudeltà, le generosità e la meschinità umana. Molto probabilmente questa rappresentazione della vita è presente in ogni sport ma mediamente è limitato ad una fascia di età e di sesso vicino a noi mentre con le boccie al vernay la fascia di età e di sesso era ampia e variegata. Io ho visto l’emancipazione femminile, i primi passi di molti maschi verso l’accettazione delle pari opportunità e delle sue conseguenze attraverso questo semplice gioco. Ho anche visto la parte negativa della società le varie prevaricazioni che portano alla lotta di classe, di generazione ma anche il riconoscimento dei valori tra le varie generazioni. Ho conosciuto il valore dell’apprendimento e dell’insegnamento, ho imparato ad ascoltare i più anziani e le loro memorie imparando molto dai loro racconti. Ho odiato e rispettato i “più grandi”, ho imparato cosa voleva dire lottare per i miei diritti e a rispettare i miei doveri.
Le boccie nascondono i segreti della vita…
postato da: dariocicchero alle ore marzo 01, 2005 03:35 | Permalink | commenti (5)
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