martedì, novembre 30, 2004
mmm
uff a forza di riflettere su cosa scrivere ho esaurito i pensieri, provo anche davanti ad uno specchio ma nulla sembro un vampiro, non si riflette nulla e nulla mi esce dalla testa per essere riflesso dallo specchio...
ba magari provo a leggere ma non a scrivere per un po' (un paio di ore al massimo sei hehehe)
un abbraccio a tutti voi che transitate tra i miei deliri scritti.
postato da: dariocicchero alle ore novembre 30, 2004 02:00 | Permalink | commenti (11)
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lunedì, novembre 29, 2004
viaggiatori stanchi dei loro viaggi,
viaggi stanchi dei loro viaggiatori,
l'aquila vola inquietante su di loro,
uccello delle liberta' perdute,
perdute nel mare dei falsi amori,
perdute nei mari dell'ignoranza.
amori perduti e mai ritrovati,
amori mai cercati,
da gente in cerca dell'apparenza,
dimentichi dei valori e della solidarieta',
soli nel caos della civilta'.
viaggiatori stanchi dei loro viaggi,
viaggi stanchi dei loro viaggiatori,
l'aquila vola rassicurante,
uccello delle liberta' ritrovate,
ritrovate nel mare della conoscenza,
ritrovate nei veri amori,
negli amori perduti e ritrovati,
dalla gente in cerca dell'anima,
spinti dall'essere e non dall'apparire.
voli d'aquila,
per sconfiggere i deliri televisivi e i loro artefici.
viaggiatori stanchi dei loro viaggi
viaggi stanchi dei loro viaggiatori
postato da: dariocicchero alle ore novembre 29, 2004 01:12 | Permalink | commenti (2)
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domenica, novembre 28, 2004
rifletto sulle mie riflessioni senza riflettere niente...
che io abbia le pile scariche?
postato da: dariocicchero alle ore novembre 28, 2004 04:15 | Permalink | commenti (1)
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sabato, novembre 27, 2004
Ieri sera ho visto “the doors” di Stone e mi sono venuti un sacco di strani dubbi sulle mie convinzioni. Ho visto la descrizione della vita e dell’ascesa nonchè della morte di un cosidetto mito, un ascesa fatta nei cosidetti “mitici” anni sessanta. Alla fine del film di quei due miti rimaneva ben poco, molto poco. Il mio io è andato un po’ in confusione, non capiva come gli anni sessanta e un Morrison a caso (be ne esiste anche uno che si chiama Van) fossero diventati dei miti solo a causa dei loro eccessi. Di quegli anni si parla solo della “libertà” di eccedere o almeno si ricorda solo quello, ho sentito un sacco di volte dire da amici che in quegli anni si stava meglio perché ci si sballava un casino o stronzate simili, si poi magari in qualche modo ci infilavano le lotte studentesche (quasi mai quelle operaie chissà perché?) ma il fascino o meglio la fascinazione era legata agli eccessi e lo stesso valeva per i personaggi dell’epoca come il Morrison “citato” dal film. Nel film si vede un “imbecille” con un po’ di talento che viene ingaggiato da una casa discografica dopo un concerto in un locale perché ha dei testi “forti”, “violenti” e quasi o senza il quasi per molti anche blasfemi, infatti dal locale vengono cacciati dal padrone (italiano o almeno così sembra per l’alone da mafioso con cui viene descritto)per il testo di una canzone che offende il suddetto proprietario. Lui, Morrison, è praticamente fatto dalla mattina e dalla sera, che parla dal palco in modo populistico più che altro. Tutto questo mi ha fatto pensare che negli anni sessanta alla fine i cosidetti “grandi” della musica erano solo degli egoisti dediti all’eccesso, persone che si erano trovate ad avere un grande successo, un mucchio di soldi che magari dicevano anche cose interessanti nei testi delle loro canzoni o dal palco ma poi a guardarli bene di quello che dicevano non gli fregava un granchè, si dissolveva tutto nei loro eccessi e nelle loro eccentriche vite, gente che parlava di liberta poi aveva o ha ancora (non so) azioni di una azienda che fa armi (bob dylan), gente che parlava di uguaglianza con vezzi e capricci dai costi esorbitanti, di esempi ce ne sono infiniti, per non parlare di come sonoo oggi quei “figli dei fiori” dei tempi, la media è legata alla politica e alla finanza, molti hanno rinnegato o peggio falsato la storia passata, altri non ne parlano volentieri come se fosse stato un errore il 68-79. dopo il film di stone mi sono reso conto che oggi per quanto venga detto dei “cosidetti giovani d’oggi” io li preferisco molto di più, il livello di interesse è decisamente più alto, lo scontro fisico più basso, la coscienza più allargata, gli stupidi pregiudizi ridotti. Nel sesantotto mai gli studenti sarebbero andati alle manifestazioni dei loro insegnanti e viceversa oggi succede, forse lo si deve anche al 68-79 anzi sicuramente lo si deve anche a quello, ma quello lo si deve agli anni 50 dove gli operai (come negli anni dopo) rischiavano per scioperare, prendevano le botte e morivano nelle manifestazioni, e quegli anni li dobbiamo alla resistenza ecc… perciò smettiamola di lamentarci dei “cosidetti giovani d’oggi” perché il numero di volontari nel sociale, di ragazzi nei movimenti, di persone alle manifestazioni è salito e non di poco senza contare della cultura della pace e del dialogo, io non riuscirei a dialogare con certe persone come ho visto fare a dei ragazzi di 20anni io purtroppo arrivo ancora dalla cultura violenta e cieca del 68’, io a volte un proiettile in testa a qualcuno lo metterei volentieri ancora oggi, i miei amici di 20 anni (naturalmente non tutti) non lo concepirebbero neanche. 20 anni fa andai ad una manifestazione per la pace, una di quelle a livello nazionale, si pensava di essere in tanti, tantissimi eravamo poco più di 100.000, oggi l’ultima considerata grossa superava di gran lunga il milione se non i due milioni, la manifestazione collegata ai “girotondi” superò gli 800.000 senza contare quella contro l’articolo 18 ecc… più di un milione a firenze per quella realizzata durante il social forum, praticamente un serpente di 7 km senza soluzione di continuità. Oggi in piazza scendono 10-20 volte le persone che lo facevano negli anni 80 ma anche rispetto a quelle degli anni 60 e non meniamola col fatto che il mondo è più in guerra di una volta (non è vero perché i conflitti nel mondo tendono a ridursi di numero) forse noi europei oggi siamo più toccati con la storia dei contingenti, nato ecc… ma il numero delle guerre si è ridotto. Tutti diciamo che stiamo peggio, ma peggio rispetto a cosa? Abbiamo 3 telefonini, due auto, uno o due computer, vizi e svaghi vari, e un sacco di possibilità di studiare in più (moratti permettendo) rispetto agli anni 80, certo è dura tirare avanti come single, bisogna lavorare in due ecc… ma alla fine il nostro tenore di vita è molto più alto di quello che avevano i nostri genitori. Perciò invece di lamentarci sempre (cosa di cui sono maestro) iniziamo a vedere le verità e cerchiamo di far si che il futuro possa sorridere ai nostri figli come in fin dei conti ha sorriso a noi.
postato da: dariocicchero alle ore novembre 27, 2004 02:33 | Permalink | commenti (2)
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giovedì, novembre 25, 2004
ore 00,15 (molto circa) a torino si sentì il terremoto questa sera e il cane di casa non si accorse di nulla...
non è che è na azzo di leggenda metropolitana che i cani sentano il terremoto tempo prima...
postato da: dariocicchero alle ore novembre 25, 2004 01:30 | Permalink | commenti (10)
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mercoledì, novembre 24, 2004
faccio una pausa di riflessione, ma come posso "pausare" un riflesso nell'acqua?me lo sono sempre chiesto...
postato da: dariocicchero alle ore novembre 24, 2004 00:30 | Permalink | commenti (2)
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domenica, novembre 21, 2004
si chiamava Fiamma, faceva parte di una produzione milanese, era la seconda aiuto regista, praticamente la bimba addetta al caffè, fu una cosa strana per me, mai mi era successo di incontrare una persona e avere un contatto che andava oltre la banale attrazione fisica non parlandoci quasi (si lavorava), ogni volta che ci si guardava lo si faceva negli occhi, dentro mi si smuoveva il mondo, dopo la 3°, 4° volta che successe quell’incrocio di occhi feci attenzione se era un suo modo di essere, se guardava tutti dritto negli occhi e mi resi conto che il gioco della ricerca quasi involontaria di quell’incrocio lo faceva solo con me, sai cheil buffo era che se l’avessi incontrata il giorno dopo e non l’avessi guardata negli occhi non l’avrei riconosciuta, tutt’ora se ci ripenso ho solo in mente quegli occhi e il loro modo di guardarmi. Passò la giornata di lavoro e a sera ci salutammo con una stretta di mano e un bacio sulla guancia molto vellutato, ai tempi per me era una cosa “difficile” da fare, non ero avezzo a dare baci salutando, neanche a mia madre li davo, non mi veniva spontaneo, una stretta di mano e via, gli abbracci e i baci erano una cosa lontana da me, quasi inconcepibile con chiunque, ero bloccato su tutta la linea perciò darle quel bacio in modo non forzato e spontaneo e notare o meglio avere la sensazione che anche per lei fosse lo stesso fu strano per me, poi baciandoci appoggiammo entrambi le labbra delicatamente sulla guancia e non il “finto” bacio da rito, ci salutammo per ultimi e per entrambi fu l'unico saluto così “intimo” non formale, dopo il bacio entrambi si ebbe un attimo in cui sembrava non volessimo lasciare quel contatto tra le nostre mani, il tutto succedeva guardandoci negli occhi e senza parole, dentro di me il mondo vibrava, bolliva ed era in subbuglio, non mi era mai successo in quel modo almeno con quell’intensità, ero sempre stato scettico sui colpi di fulmine ma li in quel momento forse mi stava succedendo. Non lo seppi mai non la vidi più, per uno strano gioco del destino la produzione milanese recise il contratto con gli studi per cui lavoravo in quel periodo e non ci si incontrò più, provai a cercare il suo numero di telefono ma nessuno la conosceva, se la ricordavano in pochi, mi dissero che doveva essere la sua prima volta con quella produzione perché non l’avevano mai vista. la cosa strana era che era anche per me la prima volta con quella produzione, stavo sostituendo un collega malato. Non mi perdonerò mai di non averle chiesto il numero di telefono e ho sempre pensato che non se lo perdonò neanche lei. Dal momento in cui non riuscii a rintracciarla ebbi la netta sensazione che un amore della mia vita mi fosse passato vicino e io lavessi lasciato passare.
postato da: dariocicchero alle ore novembre 21, 2004 07:06 | Permalink | commenti (9)
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sabato, novembre 20, 2004
ieri notte ho visto un film (vedi recensione sotto) legato alla danza, un ballo da sala, come dicono i protagonisti, quella danza che si fa in due, uomo e donna, quelle sale che in noi riportano alla memoria le "balere" e il liscio, in questo caso niente liscio vero e proprio ma walzer, passodoble che sfocia in flamenco(o forse alla fine son la stessa cosa io non mi intendo di balli), tango, qualcosa di brasiliano. Più vedevo quel film più sentivo una mancanza in me, la mancanza del ballo, la mancanza di non aver mai ballato come si vede nel film, di non aver mai ballato un passodoble o un tango, di non aver mai provato quella carica di sensualità di un ballo a due. se rinasco faccio il ballerino di flamenco lo giuro...
postato da: dariocicchero alle ore novembre 20, 2004 04:34 | Permalink | commenti (1)
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sabato, novembre 20, 2004
Perchè la rai i bei film li trasmette alla notte o meglio alla mattina, diciamo verso le 3.30? a questa domanda nessuno mi potrà mai rispondere aimè.
Ballroom film di qualche anno fa 1992, la regia è di un "certo" Baz Luhrmann, di sicuro più conosciuto per altri due film "Romeo and Giulietta" e "Moulin Rouge". Questa opera, che solo in australia poteva nascere ed essere prodotta, è la dimostrazione che il bel cinema è al di la dell'oceano ma è quello verso l'australia l'oceano da considerare. una storia semplice e per certi aspetti banale, un concorso di balli da sala e quello che ci può girare intorno, aspirazioni, ambizioni, occasioni perse in passato ecc, il tutto "messo in scena" (come dicono i francesi) in un modo eccezionale e decisamente divertente. un film da vedere sopratutto se si sono visti i due più famosi e ci sono piaciuti.
postato da: dariocicchero alle ore novembre 20, 2004 04:18 | Permalink | commenti
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mercoledì, novembre 17, 2004
movimenti di macchine,
movimenti di parole,
vecchi e nuovi suoni per questa stanca citta'.

siamo giocoglieri e saltimbanchi,
senza saperne il perche',
tutti persi nei propi esercizi ,
per le strade e nei metro'
anche questa mattina il mio delirio e' per te.

caos e smog da mattina a sera,
per quietarti la notte,
quando le luci soffuse attutiscono i suoni,
e i fari rischiarano i portoni.

movimenti di macchine ,
movimenti di parole,
vecchi e nuovi suoni per questa stanca citta'.

il tuo risveglio rompe la notte,
giocolieri e i saltimbanchi tornano ai loro esercizi per strade e metro'.

movimenti di macchine e di parole in questa stanca citta'.
anche questa mattina il mio delirio e' per te.

(ainoi dopo il 2006 il metrò ci sarà misero e singolo per ora è solo una licenza "poetica")
postato da: dariocicchero alle ore novembre 17, 2004 02:55 | Permalink | commenti (5)
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martedì, novembre 16, 2004
Domenica ore 2.06, l’ora delle trasmissioni che fanno pensare, “anni luce” un programma della domenica notte di “la 7”, stanno parlando degli anni sessanta e delle brutte “abitudini” dei tempi, brutte per me almeno, contro cui ho sempre lottato. Io son nato nel 65’ e mi sono perso il 68’ a pieno e poi il 77’, mi sono fatto l’ultimo reflusso del 79’/80’, ultimo anno di una serie di proteste “serie”, ma noi della generazione che mancò tutti gli eventi, da quella precedente abbiamo acquisito la brutta abitudine della “divisa politica” e poco più. La divisa politica nacque o meglio ebbe la sua affermazione negli anni sessanta, se ti vestivi in un modo eri di sinistra in un altro di destra ecc… così tutti quelli fermamente contro le divise erano inquadrati in divise anche loro. Io mi sono sempre chiesto perché chi diceva di odiare guerra e militari alla fine usava abbigliamenti militari o derivati da essi (eskimo e parka, pantaloni mimetici o simili tanto per intenderci), molti a questa mia affermazione obbiettavano adducendo a una questione economica, io obbiettavo a mia volta che le contestazioni studentesche erano fatte da universitari e a quell’epoca (ma purtroppo ancora oggi) i figli degli operai riuscivano a mala pena, i più fortunati, a fare le medie o le scuole aziendali (oggi arrivano alle superiori se in famiglia si lavora in due se no ciccia), perciò la teoria della mancanza di soldi era una scusa, secondo me la vera ragione era legata ai miti “militari” di sinistra vedi il Che o Castro, Mao o altri “combattenti” considerati di sinistra e ritratti sempre in divisa. Io nella mia imbecillità mi sono sempre chiesto, chiedendolo anche ai miei genitori e ai loro amici, come ci si può definire pacifisti se poi i propri miti non sono proprio pacifisti. Non ebbi mai risposte convincenti, come non le ebbi mai dai preti parlando di religione ma questa è un’altra storia. Dicevo, ho sempre combattuto le divise politiche, le trovo stupide e presuntuose, una di quelle cose che mi ha sempre tenuto lontano dalla “sinistra impegnata”, quella dei “centri sociali” intolleranti verso chi si presenta in giacca e cravatta al loro interno, o quella della fgci (che oggi non ho idea di come si chiami) con eschimi da un lato e incravattati nelle dirigenze, o quella di bertinotti con il suo portaocchiali e l’erre moscia, o peggio ancora quella dei cosidetti intellettuali sfornati con lo stampino da un sessantotto che per loro sembra non passare mai almeno come divisa, certo i loro principi li hanno calpestati ma la divisa no. Io ho provato sulla pelle questa intolleranza di sinistra e la cosa mi ha decisamente disturbato, mi ha disturbato vedere del disappunto negli occhi di molti solo perché ero vestito in modo diverso da loro, solo perché non avevo la loro “divisa”. Io nella mia vita mi sono sempre vestito come più mi piaceva, non ho mai scelto il vestito secondo del luogo in cui andavo neanche per sciare, ho sciato con i pantaloni da sci e con giacca e cravatta, sono andato a teatro in chiodo e nei centri sociali con il vestito e la cravatta e non vi raccondo gli sguardi ostili. Dipende dal mio umore o da come sono costretto a vestirmi per lavoro, unico luogo dove posso accettare una “divisa” e a volte la auspico per questioni di comodità operative. Fuori dal lavoro però le divise mi angosciano, non le divise “ufficiali” (forze dell’ordine, infermieri ecc…) quelle sono legate alle esigenza di riconoscere certe persone e certi mestieri hanno comodità “operative”, mi angosciano quelle non ufficiali, la divisa da discoteca, quella da centro sociale, quella della domenica ecc… quelle divise che da politiche sono diventate “sociali”, quelle divise spinte anche dal commercio e dalle mode. Non ho mai capito come tutti questi personaggi che si dichiarano contro le divise “ufficiali” poi possano “inquadrarsi” in quelle non ufficiali e discriminino le persone in base al loro vestiario. Io nella mia vita sono passato più volte da un “look” ad un altro, negli stessi periodi usavo l’eschimo e la giacca, jeans e soprabiti e ogni volta che arrivavo in un modo o nell’altro c’erano persone che commentavano -ma come mai la giacca, come mai i jeans ecc…-.
Ho sempre trovato questi atteggiamenti molto fastidiosi, anche oggi son sicuro che se arrivassi in mezzo alle persone che frequento da un po’ di tempo, con il mio bel vestito frescolana (che adoro), una camicia nera e una cravatta adeguata (ne ho una perfetta tra le mie 35) molti mi chiederebbero -come mai ti sei vestito così?- Lo farebbero forse perché non mi hanno mai visto vestito “bene” ma questo cosa cambierebbe? Il non avermi mai visto in giacca e cravatta non vuol dire che non mi piaccia vestire in quel modo. Non riuscirò mai a capire perché deve esistere un “perché” per vestirsi in un modo o in un altro se non la sola voglia di farlo. Pensandoci a fondo ho capito perché provo fastidio quando mi viene fatta quella domanda, perché è la stessa domanda che viene fatta se ti comporti in un modo diverso dal “solito” (parametro di chi ti sta vicino), nessuno è sempre come lo vediamo, come diceva sherek parlando degli orchi -siamo come le cipolle, siamo fatti di strati-. E noi reagiamo come ciuchino, non vogliamo capire la metafora della cipolla (se non avevte visto sherek andatevelo ad affittare è un gran bel cartoons). Secondo me quella scena è una delle più belle metafore sull’incomprensione umana, sull’ottusaggine di tutti noi e sul fatto che si capisce solo quello che si vuole e non quello che è veramente è una persona (almeno succede spesso così, magari non sempre ma spesso). Il più delle volte, e io sono il primo, il dire a qualcuno –ma non hai mai fatto questo, non ti sei mai vestito così- è un modo per non voler ammettere che le persone non sono sempre come le vorremo. Ecco perché ho sempre combattuto le divise non “ufficiali” perché quelle divise ci impongono dei “confini” da cui non “possiamo scappare”.
postato da: dariocicchero alle ore novembre 16, 2004 00:55 | Permalink | commenti (2)
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sabato, novembre 13, 2004
sensazioni di vita scivolano fra le dita,
inruvidite dalla noia dei gesti usuali sempre uguali.
sensazioni senza meta, raggrinzite dall'odio esaltate dall'amore.
trasformarsi in farfalla, senza paura e timori di rimpianti e dolori, con fretta di volare verso il sole della maturita' volando sempre piu' vicino fino a sciogliersi le ali, per cadere nella vecchiaia senza piu' ali, ma rimpianti da ricordare, rimpiangendo quel bozzolo lasciato per la fretta di volare, volare con le ali della maturita'.
sensazioni di vita scivolano fra le dita,
dita inruvidite dalla noia dei gesti usuali sempre uguali, sensazioni vissute in punta di piedi, per non disturbare la morte
postato da: dariocicchero alle ore novembre 13, 2004 03:20 | Permalink | commenti (5)
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sabato, novembre 13, 2004
questa sera vi dedico una ricetta tipica delle mie parti di nascita, uno dei piatti più conviviali che conosca, per me per mangiare questa "bagna" ci vuole molto tempo e bisogna farlo lentamente; per questo motivo il "set" da bagna caoda è composto da delle scodelle di terracotta con lo spazio sotto per mettere un pezzo di meta o una candelina che così permette alla bagna di rimanere calda. perciò godetevela questa ricettina molto invernale e conviviale.

Bagna Caöda

Olio d'oliva, circa gr. 300; acciughe sotto sale gr. 150; burro di montagna gr. 50; 6 spicchi di aglio.

La "bagna caöda" deve essere consumata quasi bollente; a tale scopo viene lasciata in tavola posando il recipiente su un apposito fornello alimentato da brace o da un fornellino ecc...; nella" bagna caoda" verranno intinte principalmente verdure crude: cardi (precedentemente lasciati a bagno in acqua fredda e succo di limone), peperoni crudi o arrostiti, foglie bianche di verza, topinambùr, cavolfiore molto tenero. In alternativa si possono usare anche verdure lessate: cipolle, barbabietole, patate, carote. le patate sono una favola.

pulirle le acciughe o comprarle già pulite tagliarle a pezzettini fini o passarle con la mezza luna. Affettare sottilmente gli spicchi di aglio o passarlo sotto la mezza luna. In un recipiente di terracotta mettere il burro facendolo sciogliere a fuoco bassissimo, unire l'aglio lasciando che si disfi senza colorire e quindi l'olio e le acciughe, facendo sobbollire a fuoco lento per circa 20'; deve diventare una salsa. Portare in tavola.
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mercoledì, novembre 10, 2004
Ho sempre un sacco di paure quando si tratta delle persone che mi stanno vicino, ho paura di allontanarle con i miei atteggiamenti, a volte ho paura di soffocarle, di essere troppo presente e così tengo le distanze e se per esempio ho voglia di mandare un messagio della buona notte o un saluto, evito per paura di mandarne uno di troppo e così dare fastidio. Anche quando mi piace qualcuno mi comporto così, mantengo le distanze, metto tra me e quella persona un muro di vetro, uno di quei muri che ti permettono di avvicinarti fino ad un certo punto, non è un muro di mattoni ma è sempre un muro. Certo il vetro permette di vedere oltre, permette un “contatto visivo”, ed è più fragile di un muro di mattoni ma è pur sempre un muro. Il vetro che interpongo non è spessissimo e se chi sta dall’altra parte ha l’intenzione di abbatterlo abbattendolo non si fa neanche male perché è fatto di quel vetro usato per i parabrezza, quello che va in mille pezzi quadrati e non ti taglia solo che io questo non lo dico mai, lascio intendere che è pericoloso, potrebbe crollare a lastre taglienti se non lo si rompe con metodo perché ho paura di vederlo esplodere in mille pezzi anche se lo vorrei tanto.
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martedì, novembre 09, 2004
ora faccio un attimo il presuntuoso:un po' di tempo fa vi ho segnalato il mio blog con i vari racconti ma mi sono dimenticato di dirvi il perchè l'ho fatto quel blog. quel blog nasce da una mia esigenza, l'esigenza di capire quanto possono interessare i miei scritti o eventuali miei cortometraggi o lungometraggi, sul blog ci sono delle sceneggiature anche, diciamo che per me quel blog è un po' una mia verifica, un modo per capire dove posso sbagliare, peer capire se quei scritti o quei corti o lunghi che siano possano interessare ad un pubblico, perciò se passate da li e ne avete voglia lasciatemi una critica sincera e anche "violenta" se lo ritanete giusto. grazie per l'attenzione che mi date.
un abbraccio a tutti
il link è:
http//sceneggiaturedario.splinder.com
postato da: dariocicchero alle ore novembre 09, 2004 05:30 | Permalink | commenti (5)
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martedì, novembre 09, 2004
Domenica ore 20.10, sul mio 14 pollici si staglia la figura di Fabio Fazio, la sua voce è commossa nel presentare un’ospite della trasmissione, nel dire il suo nome gli si illuminano e ne ha tutte le ragioni. La sua ospite è una allegra signora, una giovane 87enne, una di quelle donne che hanno fatto la storia, anzi direi che sono la storia. Fazio ha un ammirazione molto grande per questa donna, si vede da come la guarda e come ne parla, ma ho paura che molti spettatori non sappiano neanche lontanamente chi sia quella signora, nessuno di loro immagina lontanamente la sua vita e quanto sia stata importante, in un certo senso, anche per la loro di vita. Quest’ospite si chiama “Fernanda Pivano”, un nome che forse non vi dice molto (anche se credo che molti che passano da questo “non luogo” la conoscano molto più di me) come non diceva molto neanche a me qualche tempo fa, non era un nome nuovo ma non lo riuscivo a collegare a qualcosa di preciso. Ora la vedo li a “che tempo che fa”, una delle trasmissioni televisive più intelligenti della nostra tv, li che parla con Fabio Fazio, uno dei presentatori più illuminati e intelligenti della nostra tv (mia opinione opinabile naturalmente) e ho un flashback ad un anno fa, intanto Fernanda Pivano parla amabilmente come fece in una intervista ripresa da me il 30 ottobre 2003 al premio grinzane cinema in quel di stresa. Un suo primo piano invade lo schermo e il mio pensiero va a quel giorno. Mi torna in mente che rischiammo di perdere l’occasione di intervistarla per stare dietro alla “star” Anna Galiena, una che non si voleva fare riprendere senza trucco e se la tirava da paura facendo la star, anche perché così la trattavano. Dicevo, rischiammo di non fare quell’intervista ma a volte il fato aiuta gli operatori. La “grande attrice” avrebbe recitato dopo l’incontro con la signora Pivano e non voleva telecamere perciò a fine incontro io e la mia telecamera fummo allontanati fuori dal salone nell’anticamera dove vidi la signora Pivano conversare con una persona. Chiesi all’ufficio stampa se si sarebbe potuto intervistare la signora Pivano loro storsero un po il naso dicendo che c’era la carta stampata prima di noi e dopo la signora sarebbe stata troppo stanca per rilasciare una intervista anche a noi (il bello era che si lavorava per il grinzane cavour che aveva organizzato il premio di stresa e i vari incontri ed eravamo li a fare interviste e documentazione degli eventi, praticamente lavoravamo per l’ufficio stampa e avremo dovuto essere i primi ad intervistare gli ospiti, ma questa è un’altra storia) allora bypassai l’ottuso ufficio parlando con la ragazza della stampa che doveva intervistare la signora Pivano, gli chiesi se le dava fastidio se noi avessimo filmato l’intervista così che potesse essere usata anche dal premio, magari avrebbe potuto fare un paio di domande dedicate, lei accetto così io presi due piccioni con una fava perché gli imbecilli dell’organizzazione non ci avevano fornito di giornalista. Fatto l’accordo con la giornalista salimmo sopra nel salotto dell’albergo e iniziammo questa intervista. Durò 20 minuti su per giù, io ero inginocchiato con la camera a spalla in una posizione non proprio consona, dopo un quarto d’ora i muscoli delle gambe tiravano ma sarei rimasto anche un giorno intero in quella posizione a riprendere quella signora che raccontava di Hemingway, della loro amicizia, della sua vita, dell’arresto da parte dei nazisti a causa del contratto stipulato da lei con Einaudi per tradurre “addio alle armi”. Sarei stato li a sentire quella allegra e dolce signora anche perché ci parlava come se stesse parlando ai suoi nipoti, mi sembrava di essere a casa do mia nonna quando mi raccontava della sua vita. La cosa che trovai incredibile da un lato, ma che mi confermò che le grandi persone come la Pivano sono così grandi perché rimangono semplici, fu lassoluta assenza di distanza da noi creando questa atmosfera famigliare di racconto ai nipoti. Mi colpì positivamente la sua felicità di poterci rilasciare un’intervista e fu tenerissima quando la giornalista le disse che era li anche perché aveva dato la tesi di laurea su di lei, si commosse e diede una carezza alla ragazza proprio come potrebbe darla una nonna ad una sua nipote aveva lo stesso affetto negli occhi che vedevo in mia nonna. Fu una di quelle esperienze che non dimenticherò mai, soprattutto non potrò dimenticare la semplicità di questa donna, non dimenticherò mai il suo ringraziarci per averla intervistata e non lo faceva per proforma ma lo faceva col cuore, mediamente le cosidette “star” è gia tanto che ti salutino dopo l’intervista figurati ringraziarti, lei invece ci ringraziava, questa donna che vale mille “star”, questa signora che è un pezzo della nostra storia ci ringraziava e come ho già detto lo faceva col cuore in mano mi colpì tantissimo. Anche quando si congedò da noi lo fece come avrebbe potuto farlo la nostra nonna, ci diede un bacio affettuoso e poi si allontano sorridendoci con un sorriso felice e caloroso. Non lo dimenticherò mai quel sorriso. A volte mi chiedo se ne valsa la pena soffrire, tirare la cinghia, rovinarmi una parte della vita con i pensieri e le difficoltà affrontate (e che continuo ad affrontare) per fare questo mio mestiere, poi penso a persone come la Pivano e mi rendo conto che ne valsa la pena anche solo per aver passato 20 minuti della mia vita a contatto con una grande donna come lei.
Di seguito vi metto una biografia molto stringata e di sicuro incompleta e sbrigativa, ma prima della biografia c’è la scritta che troverete sulla prima pagina del suo sito, una scritta che la dice lunga su di lei secondo me.

Con molto dolore per i morti e per la tragedia devo dichiararmi perdente e sconfitta perche' ho lavorato 70 anni scrivendo esclusivamente in onore e in amore della non violenza e vedo il pianeta cosparso di sangue.

Fernanda Pivano, è una figura di rilievo nella scena culturale italiana soprattutto per il suo contributo alla divulgazione della letteratura americana in Italia.
Nata a Genova, si è laureata nel 1941 in lettere all'Università di Torino, con una tesi su "Moby Dick" di Herman Melville (premiata dal Centro di Studi Americani di Roma) e nel 1943 ha conseguito una seconda laurea in filosofia.
Ha iniziato l'attività letteraria sotto la guida di Cesare Pavese nel 1943 con la traduzione dell'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Da allora Fernanda Pivano ha tradotto molti romanzieri americani (fra gli altri Faulkner, Hemingway, Fitzgerald, Anderson, Gertrude Stein) e a quasi tutte le traduzioni ha preposto lunghi saggi bio-socio-critici.
Come talent scout editoriale ha promosso la pubblicazione degli scrittori contemporanei più significativi d'America, da quelli degli Anni Venti a quelli del movimento negro (come Richard Wright), dai protagonisti del dissenso non violento degli anni Sessanta quali Ginsberg, Kerouac, Burroughs, Ferlinghetti, Corso, agli autori giovanissimi quali Leavitt, McIerney, Ellis.

Si è presto affermata come saggista confermando in Italia un metodo critico basato sulla testimonianza diretta, sulla storia del costume e sull'indagine storico-sociale degli scrittori e dei fenomeni letterari. Fernanda Pivano è autrice di una quarantina di traduzioni, due antologie, quattro raccolte di saggi, un libro di memorie, una biografia e due romanzi. Fra le sue opere si ricordano: La balena bianca e altri miti (1961, Premio Soroptimist Il Saggiatore 1995), America rossa e nera (1964, Premio St. Vincent), Beat Hippie Yippie (1964), Mostri degli Anni Venti (1976/1994), C'era una volta un Beat (1976/1988), L'altra America negli Anni Sessanta (1971/1978/1993), Intervista a Bukowski (1982), Biografia di Hemingway (1985, Premio Comisso), Cos'è più la virtù (1986), La mia kasbah (1988, Premio Campione).

Fernanda Pivano on line
www.fernandapivano.it
Il sito personale di Fernanda Pivano: biografia, viaggi, interviste, forum, biblioteca, galleria fotografica, links.
www.generazionidamore.it/
Film-ritratto: alla ricerca delle motivazioni che hanno spinto Fernanda Pivano a introdurre in Italia quattro generazioni di scrittori americani trasgressivi, dall'Antologia di Spoon River a Jay Mac Inerney. Regia di Ottavio Rosati
www.fucine.com/archivio/fm00/pivano.htm
Intervista a cura di Lorenzo Acquaviva
www.alice.it/cafeletterario/interviste/pivano2.html
Nel caleidoscopio della contemporaneità: la Biblioteca Riccardo e Fernanda Pivano
postato da: dariocicchero alle ore novembre 09, 2004 02:45 | Permalink | commenti
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lunedì, novembre 08, 2004
nuvole bianche, nuvole nere,
certe rassicuranti,
altre minacciose.
nuvole intrecciate,
spinte dal vento dell'odio,
spinte dal vento dell'amore,
modellate in feroci agnelli o in lupi innocenti.
nuvole portatrici di bianca neve e grigia pioggia, di vita e di morte.
come il cielo la vita senza novole sarebbe una tavola piatta priva d'interesse,
senza tutti quegli animali,
modellati dal vento,
dal vento dell'amore e dell'odio.
nuvole bianche, nuvole nere,
certe rassicuranti,
altre minacciose.
nuvole solitarie,
nuvole intrecciate,
in feroci agnelli e in lupi innocenti,
spinte dal vento dell'odio e dell'amore.
postato da: dariocicchero alle ore novembre 08, 2004 02:55 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, novembre 08, 2004
mi hanno alzato per le palle fino all'altezza delle spalle,
mi hanno sbattuto contro il muro per dimostrarmi chi era il più duro,
mi hanno fatto diventar matto chiudendomi in macchina con un gatto,
mi hanno aizzato un cane contro per sentirmi dire :son pronto.
sono pronto a prenderlo in culo ma voglio quello di un mulo,
se volete farmi male fate pure quanto vi pare,
son masochista e io mi vanto,
fatemi male tanto, tanto...

questa lirica è dedicata a chi in usa ha votato per il peggio che avevano e per quegli europei che hanno votato i suoi "servi fedeli"
postato da: dariocicchero alle ore novembre 08, 2004 02:52 | Permalink | commenti (1)
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domenica, novembre 07, 2004
6,08, per una volta che riesco ad addormentarmi alla mezza vengo svegliato alle 5,30 dalle zanzare, qui i 10 gradi in meno non sono ancora arrivati e queste maledette continuano ad infestare la casa, ne ho fatte fuori gia 8 ma ronzano ancora. Capisco che siano utili alla catena alimentare ma perché almeno non gli hanno fatto le ali silenziate?
postato da: dariocicchero alle ore novembre 07, 2004 07:08 | Permalink | commenti (4)
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sabato, novembre 06, 2004
mi specchio ma non mi rifletto, pensava dracula davanti al suo enorme armadio specchiato,ormai erano 500 anni che non riusciva a pettinarsi da solo per quello stupido scherzo di dio...
postato da: dariocicchero alle ore novembre 06, 2004 03:20 | Permalink | commenti (1)
categoria:riflessioni
venerdì, novembre 05, 2004
il sole
la luna
entità uguali e distinte,
in guerra per l'eternità,
senza mai incontrarsi,
senza mai scontrarsi.
padrone del giorno il sole,
signora della notte la luna,
un giorno si incontreranno,
un giorno si ameranno,
posando le loro armi,
il giorno sarà notte
la notte sarà giorno.
e noi finalmente avremo la pace.
postato da: dariocicchero alle ore novembre 05, 2004 05:18 | Permalink | commenti (1)
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giovedì, novembre 04, 2004
eccomi a 6 mesi e 3 giorni dal mio secondo giro di boa, il primo fu ai 18 anni quando da una condizione di fanciullezza si passa a quella di "uomo responsabile" che vota e può guidare un auto, come di incanto ti ritrovi "grande" e pieno di responsabilità. tra 6 mesi invece mi ritroverò al giro di boa dei 40anni, la ipotetica metà della vita secondo le statistiche (più o meno), è buffo ai 18 pensavo che entrare negli "anta" sarebbe stato più traumatico, avrei tirato un sacco di somme e bilanci. oggi invece mi rendo conto che non posso tirare somme e bilanci perchè vivendo la vita, tra due ore quei bilanci e quelle somme avranno un risultato diverso da ora.

P.S.
(questa cosa che scriverò di seguito probabilmente la capiremo io e un'altra persona). alla luce di questa riflessione mi sento di dire:vivi il presente e fottitene del passato e sopratutto del futuro, come un libro ci insegna...:)
insisto Ceci ma mi sa che quel libro è un po' un pericolo speriamo non lo legga bush...hehehehe
postato da: dariocicchero alle ore novembre 04, 2004 02:56 | Permalink | commenti (1)
categoria:scoperte
mercoledì, novembre 03, 2004
finalmente mi son deciso di mettere a posto il mio blog dove metto i miei scritti, racconti e affini, se a qualcuno interessa ecco l'indirizzo:
http//sceneggiaturedario.splinder.com oppure schiacciate il link "l'altro blog dove troverete ecc..."
postato da: dariocicchero alle ore novembre 03, 2004 19:54 | Permalink | commenti (2)
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martedì, novembre 02, 2004
ignorànza,s.f. l'ignorare, il non sapere, difetto di cognizione, lacuna culturale...
così la definisce il "Carlo Salinari,vocabolario della lingua parlata in italia" edizione 1967...
A me non fa' paura l'ignoranza che viene definita in questo vocabolario, quell'ignoranza riferita al non conoscere, all'ignoranza consapevole, che il più delle volte stimola lo studio di quello che non si conosce per allargare le proprie conoscenze. A me fa paura "l'ignoranza saccente" (saccènte, s.m. e ag. chi presume o affetta di sapere molto. sempre dal Carlo Salinari), l'ignoranza che più aiuta il nostro sistema occidentale e non solo.
La TV, che non è tutta sbagliata, in molti casi ci spinge a diventare "ignoranti saccenti" dandoci frammentarie nozioni, piccole risposte, in questo caso penso ai quiz o a programmi che parlano delle cose in modo frammentario e poco approfondito. il potere cerca di metterci in condizione di diventare degli "ignoranti saccenti", la tv è un ottimo mezzo per farlo: Lo ha detto la tv perciò è vero...
Poi basta pensare al modo in cui si insegna e a come è organizzata l'università, io non ho mai capito come si può conoscere bene l'argomento di un esame se a volte basta studiare bene un libro di 300 o anche 1000 pagine per dare un esame e prendere 30 e lode(considerando che magari sull'argomento ci sono 300 libri o più che ci rimandano ad altri libri di argomento correlati e così via) per poi dimenticarlo completamente per dare altri esami (di sicuro questo è un mio limite non avendo provato lo studio universitario e perciò non conoscendo i vari meccanismi che avvengono nella testa dello studente), un mio amico studiava in francia e mi raccontava che per lui era dura perchè sembrava di essere al liceo non facevi degli esami a scompartimenti stagni ma verifiche simili alle interrogazioni che spaziavano su tutto il programma fatto fino a quel momento(sinceramente non ho mai potuto verificare questa notizia ma non vedo perchè avrebbe dovuto raccontare una bufala). Secondo me questo è un metodo più giusto perchè ti porta ad imparare a ragionare, a creare collegamenti tra le varie cose che apprendi e non a preparare un "esame" stagno dimenticandolo appena lo hai superato.
Per questo ho paura "dell'ignoranza saccente" un ignoranza che porta chi ne è affetto a non ragionare sulle cose perchè lui crede di sapere tutto, perchè lui ha la verità.
postato da: dariocicchero alle ore novembre 02, 2004 18:19 | Permalink | commenti (2)
categoria:scoperte
martedì, novembre 02, 2004
Vi siete mai chiesti per cosa vale vivere la vita? Io un sacco di volte mi son posto il quesito e ogni volta ho dovuto ricorrere alla risposta più semplice, nessuna grande questione complicata mi sembrava e mi sembra un buon motivo per vivere, ma sempre e solo la semplicità riesce a darmi la voglia di vivere. Questa sera dopo aver passato un bel week lungo in ottima compagnia, quando ormai solo tornavo verso casa, ho realizzato che la vita vale viverla anche perché una bella persona ti dona la possibilità di conoscerla meglio, dandoti la possibilità di farti conoscere un po’ di più anche te…

Un abbraccio, dario

postato da: dariocicchero alle ore novembre 02, 2004 03:26 | Permalink | commenti (4)
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lunedì, novembre 01, 2004
finalmente è finito, inizia novembre e come ogni anno riprendo da zero, ottobre non è mai stato gentile con me.
postato da: dariocicchero alle ore novembre 01, 2004 19:48 | Permalink | commenti (4)
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