lunedì, agosto 30, 2004
ore 10 del mattino squilla il telefono è O.,siccome sono stato svegliato da un sonno profondo impiego un attimo a capire chi è dall'altra parte dell'etere e soprattutto cosa dice. La sua voce non promette niente di buono e prima ancora di riuscire a chiedergli cosa è successo mi dice che è mancato il babbo di C.
La conversazione rimane un momento in silenzio e la mia mente vola a qualche sera prima quando avevo incontrato C. in chat e a quello che mi aveva detto. Quella sera era molto colpito, aveva subito un grosso stress, suo padre era quasi morto di fronte a lui, poi perfortuna la cosa era rientrata e suo padre si era ripreso.
Il suo racconto mi rituffo sette anni indietro in una sala di medicina generale delle molinette di Torino. Nel momento in cui raccontava cosa gli era successo riuscivo a capire perfettamente il suo stato d’animo, riuscivo a vedere la scena passo passo e provavo di nuovo quella terribile sensazione d’impotenza che si ha in quei momenti. Io ho visto morire mia madre quasi così; un suono strozzato e quello strabuzzare degli occhi per certi versi quasi comico non si trattasse della fine di una vita. Se ci ripenso oggi l’espressione di mia madre era paragonabile a quella di qualcuno che morde un cibo con un gusto inaspettato, quasi un’espressione da cartoons. Mi ricordo che erano le 3,05 di notte e stavo sfogliando un fumetto trovato nella stanza, un occhio al fumetto e uno a mia madre, le orecchie attente al suo respiro regolare, russava perfino, un dormire “regolare”, quello di una persona “normale”. Alle 3.05 successe qualcosa, mia madre si alzò seduta nel letto emettendo una specie di rantolo strozzato e con quell’espressione quasi comica, il tempo di vederla in quella posizione ricadde indietro sul cuscino con gli occhi aperti, chiamai immediatamente la dottoressa di turno,lei arrivò di corsa, tirò una tenda attorno al letto e dopo 3 minuti mi disse che non c’era più nulla da fare; molto probabilmente un infarto aveva colpito mia madre. Sono passati 7 anni e quel momento non verrà mai cancellato dalla mia mente, forse perderà un po di colori come succede alle polaroid ma non svanirà mai.
Era successo, avevo visto la morte di mia madre; una delle cose di cui avevo più paura, e l’avevo vista in piena solitudine senza mio fratello, un’altra delle cose della nostra vita comune non condivisa (tra me e mio fratello). Allora era una delle mie maggiori paure la morte di mia madre in “diretta”, nel momento che successe reagi in un modo non previsto, fui calmo e quasi felice di essere li in quel momento, anche se dentro di me pensavo che le cose “brutte di mia madre” le avevo vissute sempre io. Dopo un po di tempo, qualche anno, capii quanto fosse stato giusto per me essere li, era stata una delle cose più belle, per assurdo, che potesse succedere ad un figlio; essere accanto al genitore nel momento della sua morte, una cosa quasi doverosa perché i genitori ci sono vicini alla nascita; è quasi una forma di scambio, una forma di continuità, perché la morte è legata alla nascita come la nascita alla morte.
A differenza del babbo di C. la morte di mia madre non era “annunciata” anzi lei, secondo i dottori, si sarebbe dovuta riprendere da quello stato senza problemi perciò non ho idea di come avrei potuto vivere una situazione come quella di C. sono solo sicuro che per me è stato più facile affrontare la morte di mia madre; di sicuro è molto più difficile affrontare il “decadimento” di un genitore di una persona che amiamo, vederla morire un po’ alla volta man mano che passano i giorni, che assistere ad un infarto. In parte capisco i sentimenti di impotenza e rabbia che si provano in una situazione come quella del babbo di C. perchè dall’età di 9 anni ho visto mia madre entrare ed uscire da alti e bassi a causa di un esaurimento nervoso, l’ho vista lasciarsi andare, “decadere”, riprendersi e poi di nuovo scivolare giù, ed ogni volta per me era una sofferenza molto grande perché non riuscivo ad accettare questo suo “decadimento”, non riuscivo ad accettare che uno dei miei miti (mito perché da piccoli per noi i nostri genitori non sono esseri umani ma dei miti), una persona che consideravo indistruttibile si potesse distruggere. Oggi mi rendo conto che l’età sposta questo sentimento nell’inconscio rendendoci difficile accettare la morte di un genitore con serenità soprattutto se li vediamo spegnersi poco alla volta, se li vediamo perdere la loro “dignità” di genitore indistruttibile anche se non dipende da loro magari a causa del cancro, di un esaurimento o di altro. Dall’altra ogni volta che lottano contro questo stato siamo orgogliosi di loro ritroviamo in parte nel nostro inconscio la loro parte indistruttibile; mi ricordo che quando mia madre si riprendeva ne ero orgoglosissimo, ero felice di ritrovarla, di ritrovare la madre che era quando ero piccolo. Mi ricordo la sofferenza che provavo, nell’ultimo anno della sua vita, nel doverla aiutare a fare la pipi nel “vasino” come i bimbi perché non voleva andare in bagno, o nel doverla imboccare per farla mangiare. Mi faceva male quella sensazione di impotenza, di sconfitta provata nel non sapere cosa fare per aiutarla, per farla uscire da quello stato. Provavo anche tanta rabbia nel vederla apatica, nel vederla non reagire, ero furioso verso quel suo modo di agire e lo ero anche verso mio fratello che si disinteressava, che non capiva la situazione, che non aveva mai capito la situazione in più di 20 anni, ma io non glielo avevo neanche mai accennato, forse glielo avessi detto il suo comportamento sarebbe stato diverso.
L’ultimo anno di vita di mia madre per me è stato durissimo, la sensazione di lottare contro qualcosa di immensamente più grande di me, di inesorabile e di imbattibile è stata la cosa più pesante della mia vita. È stato un anno duro anche perché si sono concentrati tutti i miei sensi di colpa verso di lei, si è “accesa” la sensazione di aver portato io mia madre in quella situazione con le mie scelte di vita, è una delle più brutte sensazioni che ci possa essere e anche più destabilizzante che tende a portare rabbia ulteriore verso noi stessi che tendiamo a scaricare sugli altri. Mi sembrava di essere tornato ai 9 anni quando credevo che mio padre fosse andato via di casa per colpa mia e non perché si era innamorato di una donna. La rabbia che provavo verso il mondo era la rabbia provata verso me stesso, una rabbia dura da smaltire che ti porti avanti negli anni. Dopo la morte di mia madre tutti questi sensi di colpa e rabbie sono state li con me nella mia solitudine ed è stata dura riuscire a tenerli a bada, a non dare di testa, a non incolparsi delle peggio cose. Anche per questo ho sentito il bisogno di essere vicino a C. fisicamente, di potergli trasmettere affetto con un abbraccio perché ho provato sulla mia pelle l’affrontare questi momenti in solitudine, o almeno con la sensazione della solitudine. Lo fatto con i gesti perché mi sono reso conto che le parole sono “inutili” o quasi.
Io avevo molti dubbi, tanti sensi di colpa e credo che in parte sia normale alla morte di un genitore perché ogni figlio anche quello con il rapporto migliore ha sempre qualcosa da recriminarsi, una parola non detta o un gesto di stizza ecc…, e io reagivo male o meglio non ascoltavo quando mi dicevano che è inutile farsi male con i sensi di colpa tanto non porteranno mai in vita nessuno, non serve disperarsi perché quel giorno avete bisticciato o non gli avete detto mai nulla di carino questo fa parte della vita vissuta e quando si vive si sbaglia. Più parlavano così meno reagivo e più avevo dubbi. Purtroppo nessuno ti puo aiutare a superare queste cose se non te stesso, almeno ai tempi pensavo così, oggi credo che il sentirsi apprezzati dagli amici che ti dimostrano affetto, ti aiuta a cancellare quel mostro che credi di essere in cuor tuo, ti aiuta a capire che non risolvi nulla annientandoti con i dubbi e i sensi di colpa, ti aiuta a capire che devi accetare i tuoi errori come una conseguenza del vivere ed elaborarli per evitare di rifarli.
Dopo quasi 7 anni dalla morte di mia madre e 27 da quella di mio padre ho imparato ad accettare i miei errori e ad elaborarli per superare i miei sensi di colpa e le mie rabbie, soprattutto le rabbie legate a mio fratello e a quella sensazione di abbandono che ci prende consciamente in tenera età e inconsciamente in età più adulta quando muore un genitore. A mio padre imputavo di avermi lasciato per la seconda volta, la prima fu quando andò via di casa, a mia madre le imputavo di aver lasciato la voglia di vivere e perciò la voglia di starmi vicina.
Ora dopo anni sento che molto è stato elaborato e tanto superato anche se mi rendo conto che di strada ne ho ancora molta da fare per stare bene con me stesso e con gli altri, con una signorina, col mondo e soprattutto mi rendo conto che ho ancora molta strada per far stare bene qualcuno con me.
La morte del babbo di C. credevo mi riaprisse delle vecchie ferite facendomi pensare alla morte di mio babbo e di mia mamma ma invece ripensandoci e standogli vicino in questi due giorni non solo non mi si sono riaperte delle ferite ma ne ho chiuse altre ancora aperte, non tutte ma alcune si.
Un abbraccio C. a te, alla tua mamma e alla tua nonna, e grazie di avermi permesso di esservi vicino in questi giorni.
Darietto vostro.
postato da: dariocicchero alle ore agosto 30, 2004 02:56 | Permalink | commenti (5)
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venerdì, agosto 27, 2004
mi rifletto in uno stagno che non c'è, forse per quello che la mia immagine non trema...
postato da: dariocicchero alle ore agosto 27, 2004 03:36 | Permalink | commenti (4)
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venerdì, agosto 27, 2004
A volte mi chiedo come posso definirmi pacifista e più ci penso più mi rendo conto che non posso farlo. Non posso essere un “vero pacifista”, non basta partecipare a qualche manifesazione, o avere esposta la bandiera della pace fuori dalla finestra; no questo non basta. Non posso essere un pacifista quando penso in modo ostile verso il prossimo, no non posso esserlo se non tollero gli altri. No non posso esserlo essendo convinto che ogni tanto un po di decisione da parte dell’onu ci vorrebbe, una decisione e una dimostrazione di forza che non è molto pacifista, una forza che potrebbe essere pacificatoria ma di sicuro non pacifista. Io ho sempre pensato che se l’onu fosse un organo “giusto” si metterebbe in mezzo alle fazioni e dopo avergli dimostrato di essere imparziale (aimè cosa impossibile per un onu organizzato come oggi) “mazzulandole” tutte e due, impone una discussione alle parti per risolvere in modo politico la situazione. No non posso essere pacifista con questi pensieri. Non posso essere pacifista se auspico un intervento dei caschi blu dove c’è una guerra per farla finire anche se quell’intervento fosse imparziale e solo volto a far finire le ostilità, ma un interposizione tra due o più fazioni che si sparano non la puoi fare con i fiori. No non posso essere pacifista se ai vari tekek aziz e saddam hussein (o come cazzo si scrivono) avrei sparato in testa senza processo. No non posso essere pacifista se ai vari sharon, bush, castro, hamas, putin, bin laden ecc… farei provare le peggio cose per fargli capire che gli esseri umani non sono dei giocattoli che si possono “rompere” per i propri giochi “di ruolo ed economici”. No non posso proprio definirmi pacifista con tutti questi pensieri.
postato da: dariocicchero alle ore agosto 27, 2004 02:32 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, agosto 27, 2004
Domani verrà giocata Italia-Iraq; partita di calcio per il 3° e 4° posto nel torneo di calcio alle olimpiadi. Una partita di calcio dove c'è una nazionale di un paese in guerra, una nazionale che molti non riusciranno a comprendere: Come puo esistere una nazionale di calcio in Iraq con tutti i problemi che ci sono in quel paese?
Io mi chiedevo la stessa cosa quando un mio amico mi raccontava che ogni notte un "nostro cecchino" spegneva tutti i lampioni della strada dove era situata la loro base in Iraq, mi chiedevo perchè di giorno, in un luogo come quello, quelle lampade fossero sostituite. Forse portare un paese alla normalità passa anche da queste cose.

postato da: dariocicchero alle ore agosto 27, 2004 02:03 | Permalink | commenti
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venerdì, agosto 27, 2004
ore 00,05; sto guardando la tv, c'è un programma sulle olimpiadi e tra un servizio sulla giornata sportiva e l'altro arriva la notizia dell'uccisione dell'ostaggio italiano. Una domanda su tutte viene fatta al direttore di un giornale presente in studio: é giusto che noi si continui questa trasmissione?
L'uomo con voce rotta risponde più o meno che se ci fermassimo faremo solo il gioco dei terroristi e poi ci si dovrebbe fermare per ogni morto in iraq non solo per i “nostri”. Attimo di cordoglio e viene lanciata la pubblicità che riporta tutto allo sport.
Mi trovo d’accordo con il direttore di quel giornale, non possiamo solo piangere i nostri morti e non pensare che una guerra come questa fa migliaia di morti “sconosciuti”. Capisco che la sentiamo più nostra, a me capita quando sento che un collega cameraman o fotografo muore in “servizio”, questa morte mi è vicina forse per un pensiero “stupido”:potevo essere io.
Un pensiero stupido perché io li non ci sarei mai potuto essere per un sacco di motivi. Forse si è così solidali perché quella persona la si sente una di noi mentre le migliaia di morti delle varie guerre sparse per il mondo non hanno neanche una vicinanza culturale con noi. In questi casi mi sento una merda anche se mi rendo conto che è normale sentire un connazionale o un “collega freelance” più vicino di altri, è una cosa normale anche se per certi versi sbagliata. Io ho perso due conoscenti in modo tragici, il primo in un incendio a Torino, era un ragazzo che stava lavorando con me da un paio di giorni, ci rimasi malissimo era come aver perso un amico, un amico che non conoscevo affatto ci avrò parlato 2 ore in due giorni. Mi ricordo che mi si chiuse lo stomaco quando alla mattina lessi il suo nome sul giornale. La seconda persona era uno dei civili morti in iraq nell’attentato ai carabinieri, lo avevo conosciuto tempo prima ad un rassegna di documentari, avevamo scambiato due battute su un lavoro che aveva portato, niente di più; anche in questo caso ho avuto una botta allo stomaco quando ho ricollegato il suo nome a quell’incontro. Queste due esperienze mi hanno fatto capire perché si reagisce con maggiore dolore quando viene ucciso qualcuno che appartiene bene o male al “nostro mondo” alla nostra cultura e lingua. Lo capisco pienamente questo comportamento ma mi sento na merda lo stesso perché soffro per quest’uomo e rimango quasi insensibile alle stragi che ci vengono propinate ogni giorno in quel dell’iraq e di altri paesi martoriati dalla guerra.
postato da: dariocicchero alle ore agosto 27, 2004 01:59 | Permalink | commenti
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lunedì, agosto 23, 2004
uff non riesco ad uscire dal fancazzismo da ferie,non mi fo neanche da mangiare tanto consumo pochissimo che posso mangiare pochissimo.mi devo dare na scrollata,devo finire gli speekeraggi dei miei documentari e cambiare il mio destino entro settembre,non devo cambio il mio destino entro settembre...2004-2005 è l'anno del cujo, del dodovolante,del cicchero...
bene ora devo solo convincere anche il resto del mondo... hehehe :)
postato da: dariocicchero alle ore agosto 23, 2004 13:52 | Permalink | commenti (4)
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venerdì, agosto 20, 2004
oggi mi guardo allo specchio ed inizio a riconoscere i miei tratti
postato da: dariocicchero alle ore agosto 20, 2004 15:53 | Permalink | commenti (4)
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venerdì, agosto 20, 2004
Un isola, cosa c’è di meglio di un isola per ritrovare un po di se stessi e scoprirsi un po’. Cosa c’è di meglio di un gruppo di amici per rilassarsi un po’, cosa c’è di meglio di un gruppo di “bimbe” berlinesi per scoprire che comunicare non è così difficile come si è sempre creduto. Cosa c’è di meglio che casa di Orso per riunire tutte ste cose… nulla c’è di meglio.
Sono stato bene in quell’isola “napoletana”, certo ho avuto alti e bassi ma dipendevano solo da me non da quello che avevo intorno. Partito con molte ansie e dubbi sono tornato con un pezzo di serenità in più e piccole certezze di me.
Grazie OrsoFamily per la vostra accoglienza e per non aver insistito a volermi far dormire dentro quando ho deciso di stare sotto la coperta di stelle.
Orso solo tu puoi fare il nostro monarca nella società Anarcomonarchica imponendo l’anarchia a tutti noi.
Cosa c’è di meglio di un viaggio in traghetto in uno stupendo golfo, con un pezzo di famiglia e degli amici per iniziare bene una vacanza…
Grazie miei compagni di viaggio e scusatemi se la prima notte ho rotto ma a volte ho bisogno di stare solo la notte.
Cosa c’è di meglio che un gruppo di giovani, dolci e carine berlinesi per scoprire di essere capace a farsi capire anche senza sapere le lingue ma solo volendolo.
Grazie Katrine, Nadine, Sandra e Lee per avermi fatto superare la barriera dei blocchi comunicativi.
Cosa c’è di meglio che tre palle per imparare a farle “girare” un po’…
Grazie Katrine per avermi insegnato una cosa che avrei voluto fare fin da tenera età, non è mai troppo tardi per imparare.
Cosa c’è di meglio della casa di orso per conoscere nuovi amici…
Ralla e Daniele vi aspetto a Roma appena mi sistemerò in quella città.
Cosa c’è di meglio di una triestina… due triestine
Luciana non potrò mai dimenticare la tua risata, Oriana mi dispiace di essere stato scorbutico e averti ferito.
Cosa c’è di meglio che un isola per riunire la “famiglia”…
Grazie Carlo che sei venuto a ricongiungerti con me e Ori pur avendo un sacco di problemi a casa.
Cosa c’è di meglio che le notti stellate per capire un po di più se stessi…
Grazie a me che ho imparato molte cose su di me e che ho superato il mio banco di prova.
È stata proprio una bella vacanza.
Un abbraccio a tutti voi miei compagni di avventura e a me.
Cujetto vostro
postato da: dariocicchero alle ore agosto 20, 2004 00:55 | Permalink | commenti (6)
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giovedì, agosto 19, 2004
rieccomi qua,una breve vacanza ma intensa,un banco di prova per il mio stato emotivo. Bene il banco di prova è stato superato, il motore regge anche i 18.000 giri senza rompersi...
i processi di cambiamento si sono messi in moto o meglio si sono riavviati dopo un inverno di pigrizia.
Tutto quello che è successo in questi otto giorni mi è servito a farmi tornare un pochino più sereno,sia le cose piacevoli che quelle meno piacevoli,sono riuscito a trasformare la mia negatività in positività,a volte è successo in modo semplice naturale a volte con l'ausiglio del fuoco (guardare il fuoco mi rilassa). Ebbene si mi sento diverso da quando sono partito, forse si capirà anche da come scriverò da ogi in poi.
postato da: dariocicchero alle ore agosto 19, 2004 04:15 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, agosto 18, 2004
divento uno specchio per potermi guardare negli occhi...
postato da: dariocicchero alle ore agosto 18, 2004 22:34 | Permalink | commenti (1)
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martedì, agosto 10, 2004
2.56 poco sonno e troppe zanzare per dormire,mi sono dimenticato di dire grazie alla dolce buh,grazie per le coccole di roma e grazie per il bel week tra amici appena passato.ho solo una paura che lei non legga questo post ma non mi va di metterlo sul parlatorio di tdt che so che legge,non è il periodo per condividere i miei sentimenti e ringraziamenti in quel non luogo diventato in questi giorni un luogo come altri.perciò scusa dolce buh se non leggerai mai questi ringraziamenti che salgono dal cuore di gatto...
un grossso abbraccio e anche grazie per essere riuscita a cambiare delle cose della tua vita che in pochi sarebbero riusciti a fare...sei una grande e bella personcina.
postato da: dariocicchero alle ore agosto 10, 2004 04:01 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, agosto 09, 2004
ieri mi sono visto riflesso in un altro..

quello che ho visto non mi è piaciuto affatto...
postato da: dariocicchero alle ore agosto 09, 2004 19:56 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, agosto 09, 2004
dovrei dire:finalmente ischia...
invece non ci riesco,non ne ho molta voglia, però un ferragosto a firenze non è il massimo...
no non è quello che mi fa partire è la sicurezza che ci sarà O. (inizio ad usare le iniziali anch'io è più carino effettivamente)e O. è una sicurezza per il mio umore.Non sono molto convinto di partire perchè non sono convinto di un sacco di cose normalmente...
Parto perchè mi sono visto in un altro l'altro giorno ed ho deciso di cambiare, cambiare entro i 40 anni (ci sono pochi mesi da qui ad aprile),fare un altro cambiamento nella mia vita, o forse continuare un processo iniziato quasi tre anni fa, da allora sono cambiato molto anzi moltissimo (pensate come ero) tre anni fa non avrei mai aperto un luogo dove qualcuno avrebbe potuto leggere ciò che scrivevo, oggi l'ho fatto, sembra na stronzata ma per me è stato importante scrivere sul parlatorio di un sito, è stato importante ricevere degli attestati di stima, è stato importante leggere altri "comuni mortali" come me, e sopratutto capire che non ero l'unico con dei problemi a porsi, a cambiare. Ho superato molte mie idiosincrasie e in parte sono diventato un po' più socievole (non molto un po', ora non mordo se qualcuno di sconosciuto mi chiede qualcosa, o si mette a fare due chiacchiere), ora però devo affrontare il mio modo di essere verso il mondo verso tutto il mondo, domenica ho capito che devo cambiare atteggiamento,devo essere assolutamente più rilassato nell'affrontare i miei prossimi anni, ormai alla soglia della fine del mio 40esimo anno (io sostengo che gli anni si finiscono quando si compiono)devo riuscire a rilassarmi a non agitarmi o arrabbiarmi per cose che in fin dei conti non mi toccano direttamente, il prossimo passo sarà quello di non farsi toccare troppo anche dalle cose che mi toccano direttamente, ma come sostengo le rivoluzioni vere si fanno a piccoli passi.
sono anche più logorroico di un tempo, tutto ciò era per dire che vado in vacanza, perciò buone vacanze a tutti, ci si legge quando torno lascio la "tecnica" a casa e mi porto un mondo di taccuini perciò tornerò in questo non luogo a scrivere le mie storie e a leggere le vostre un giorno di questo anno (mi sa mese aimè)con un piccolo cambiamento in atto spero e una pelle un po più dorata...
non mangiate troppi ghiaccioli che poi vi fa male il pancinoooooo
:))))
postato da: dariocicchero alle ore agosto 09, 2004 19:27 | Permalink | commenti (1)
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domenica, agosto 08, 2004
mi specchio e non mi riconosco... devo aver dormito moltissimo, sono invecchiato di 20 anni...
postato da: dariocicchero alle ore agosto 08, 2004 23:10 | Permalink | commenti (2)
categoria:riflessioni
giovedì, agosto 05, 2004
Le rivoluzioni si fanno lentamente e con le piccole cose.Mi è sempre piaciuta questa frase e la condivido molto.



Voglio presentare una iniziativa che incontrai due anni fa quasi per caso, ma come dice una mia amica nulla succede per caso, l'iniziativa è IL LIBRO PARLATO. La cosa è semplice è praticamente una biblioteca per chi diversamente dotato ha problemi a leggere "fisicamente" un libro, questa biblioteca gestita dall'unione cechi è aperta a tutti i diversamente dotati e non solo ai non vedenti.Due anni fa quando entrai in contatto con loro e domandai: come possiamo aiutarvi?(ero il rappresentante di un nutrito gruppo di amici)



la dolce ragazza con cui parlai mi disse:Facendo sapere a più persone possibili della nostra esistenza, non per reclutare volontari ma per dare la possibilità ad altri diversamente dotati di conoscerci e così di riuscire a leggere e utilizzare i nostri servizi migliorando un po la loro vita.Poi se divulgandoi la cosa arrivano anche altri volontari saranno più che ben accetti.dopo quell'incontro mi sono reso conto che per noi esseri considerati normali leggere un libro a volte è una fatica per chi non puo leggere un libro poterlo fare è una gioia.Perciò vi chiedo se vi va di far sapere divulgare questa iniziativa sul mio blog c'è il link al libro parlato se no potete andare su questo sito per le informazioni:www.uiciechi.it/servizi/lp/introlp.asp



o chiamare la signorina Benedetta Bambi alla sede di firenze che conosceva il gruppo di amici come testedatagliare, comunque credo che basti anche andare o chiamare i responsabili dei centri di zona che sono segnati sul sito.Ai tempi la benedetta mi disse che cercavano sopratutto,oltre il volontario classico che legge il romanzo, volontari "specializzati", madrelingua,ingenieri,tecnici ecc... per poter leggere i libri universitari che permettendo così ai diversamente dotati di dare gli esami universitari.



se vi va fate conoscere questa iniziativa a più persone che potete.



grazie, dario
postato da: dariocicchero alle ore agosto 05, 2004 13:58 | Permalink | commenti (1)
categoria:libro parlato
giovedì, agosto 05, 2004
premetto è un delirio che mi passa da un po di tempo nella mente, più che altro è un'accusa alla nostra cultura bigotta che da molti anni ci schiaccia e rovina sopratutto condizionandoci tutti chi più chi meno anche se non apparteniamo al mondo "religioso", io sono di famiglia atea e ateo io stesso ma i condizionamenti culturali bigotti li vivo lo stesso anch'io.

Da quando ho preso seriamente in mano una macchina fotografica sono assalito da una domanda:perchè il nudo di uomo è considerato esteticamente più brutto che il nudo di donna, perfino dalle donne stesse?
ormai da quando presi consapevolezza della fotografia e iniziai a frequentare riviste como Photo sono passati più di 20 anni ma la domanda non ha avuto ancora risposta, oggi mi sono fatto una opinione, forse delirante, al riguardo.
il nudo di uomo integrale presuppone sempre uno stato di riposo del pene il che secondo me genera a livello inconscio degli stress. Il pene a riposo induce a pensare all'impotenza, attiva le paure da mancata prestazione e questo non aiuta a vedere serenamente l'immagine dell'uomo nudo, sia nell'uomo stesso che nella donna. Per una cultura che ci ha schiacciato per millenni vedere un uomo nudo con un erezione è "sconveniente" per la società ma io credo che farebbe fare un balzo estetico al nudo di uomo. Il nudo di uomo con una svettante erezione sarebbe molto più estetico di un uomo con un pene a riposo. Nell'inconscio non si recepirebbe quella sensazione di impotenza sessuale che disturba molti uomini, non si recepirebbe il fallimento sessuale che a volte puo' capitare l'unica cosa che potrebbe stimolre è l'ansia da paragone de dimensione molto più superabile di quella da impotenza e prestazione. Scatenerebbe un po di disagio in molti uomini che trovando piacevole l'immagine, cosa normalmente normale in una donna che vede una bella donna nuda e non vedo perchè non dovrebbe essere la stessa cosa anche per l'uomo, potrebbero iniziare a pensare a una loro omosessualità. La differenza più grande che mi ha sempre colpito tra uomo e donna è il modo in cui si rapportano verso il proprio sesso. L'uomo che sta per mano con un altro uomo è sicuramente gay per la nostra cultura mentre la donna non lo è necessariamente, un uomo che sta in braccio ad un altro uomo è sospetto di omosessualità la donna no ecc... forse anche per abbattere queste stupide barriere culturali bisognerebbe iniziare a vedere il nudo di uomo con una bella erezione...
postato da: dariocicchero alle ore agosto 05, 2004 13:05 | Permalink | commenti (3)
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mercoledì, agosto 04, 2004
discorso beffardo che, che ha senso opposto a quanto sembra dire, e gioca sulla contraddizione/ beffa, un poco men che sarcastica, risultante appunto da contraddizioni continue

definizione tratta dal "vocabolario della lingua parlata italiana" di Carlo Salinari.
be dopo aver letto questa definizione ho capito che a volte molti non sono così attenti a cio che si scrive...
non è riferito ai commenti a queste stupidaggini che sparo ma ad una polemica scaturita da un post che ho riportato qui, il post del mio amico che è stato in iraq (con la q e non con la k come molti in quel luogo hanno scritto), un post "sobillato" da me in un certo senso, un post costruito anche per vedere la reazione della gente.ora vi chiedo se vi va di leggerlo e mettere la vostra opinione se volete nei commenti di quel post.il titolo del post è: 5 motivi per andare in iraq...
grazie
dario
postato da: dariocicchero alle ore agosto 04, 2004 19:14 | Permalink | commenti
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