mi sono rotto di sentire dire a i miei amici over trenta la frase:
che gli dico ad una diciottenne/diciannovenne/ventenne...
questa frase l'ho sentita sistematicamente da tutti quelli che poi le suddette se le sono trombate, e perciò mi chiedo quanto sono coerenti gli uomini di oggi?dal canto mio anch'io non sono molto coerente perchè pur condividendo volentieri le esperienze con signorine dell'età sopracitate non ne ho mai trombate...a parte questo piccolo particolare del trombare, io mi chiedo: perchè quando si invecchia si dicono un sacco di cazzate? come faccio io 30/39enne dire che una 18/20enne non ha nulla da ascoltare o peggio da dirmi...io a quell'età ne avevo cose da dire e le mie coetanee pure, solo che i "grandi" non avevano voglia di ascoltarci, certo le mie giovani amiche le trombavano anche allora...
come facciamo a parlare di un mondo migliore se poi non ascoltiamo o non parliamo con chi è più giovane solo per la sua età arrogandoci il diritto di stabilire che non hanno nulla da dirci di interessante... come possiamo negarci il piacere di una sana conversazione con chi ha da attingere alla nostra esperienza regalandoci la freschezza del suo entusiasmo e della sua di esperienza. io sostengo che la mia generazione ha fatto un salto di qualità avvicinando le generazioni, non ci sono più grandi differenze, come un tempo, tra genitori e figli, ascoltano la stessa musica, vedono gli stessi film, credono negli stessi valori e manifestano insieme per affermarli. come è possibile che in questo cambiamento di vedute generazionali si possa ancora dire: che gli dico ad una diciottenne/diciannovenne/ventenne...
La guardava ma non la capiva. Per quanto la rigirasse tra le dita non la capiva. La guardava dall'alto, dal basso, da sinistra, da destra ma niente, non riusciva proprio a capirla; come non capiva lui. Forse non voleva capirla. Non gli piaceva, era come lui.
Come dirglielo ??!!
Una volta le sue foto le trovava belle, semplici e dirette, quasi poetiche, anche se per lei la fotografia non poteva essere paragonata ad una poesia, ma capiva poco anche le poesie.
Aveva deciso di farsene fare qualcuna appena fosse riuscita a perdere "quei quindici chili di troppo". Lui gliele avrebbe fatte subito, " quei quindici chili di troppo" li accettava, erano parte di lei. I primi tempi lei trovava carino che accettasse "quei quindici chili di troppo" e non insistesse perché dimagrisse, ma con il passare del tempo la cosa le diede fastidio e inizio a pensare che fosse colpa di lui se ingrassava, in fin dei conti non la spingeva a dimagrire questo comportamento le dava così fastidio che fu uno dei motivi per desiderarne il distacco, ma non glielo disse mai. Era poco più un anno che la loro convivenza "durava" senza problemi apparenti ma da qualche giorno lui non gli piaceva più si annoiava, non lo capiva, forse in passato credeva di capirlo ma era spinta dalla " fase ormonale ", ora che era finita quella "fase" non ci riusciva. Avrebbe dovuto dirglielo. Non riusciva, era troppo vigliacca per affrontare le proprie responsabilità, era più facile "stufarlo" o tradirlo. Tradirlo e farsi scoprire. No non era una buon’idea, non avrebbe potuto fare la vittima, doveva spingerlo a lasciarla, così tutti sarebbero stati dalla sua parte e non avrebbero fatto troppe domande. Lei pensava - potrei spingerlo a chiedermi cosa c'è che non va, tergiversare un po’ e poi dirgli che ho incontrato un mio ex e che la cosa mi ha turbata, mi ha fatto pensare, pensare al nostro rapporto. Poi gli dico che ho molte insicurezze, lacrimo un po' e dico che ho bisogno di tempo, non so' di quanto, ribadisco, e poi non mi faccio più sentire e trovare, lui si stuferà o si rassegnerà. A chi mi chiederà dirò che è finita di comune accordo ed è fatta.-
Erano lì, una di fronte all'altro, lei appoggiata al tavolo con una foto in mano, lui "avvolto" dal suo "grembo materno", una vecchia poltrona, che lei trovava orribile e ora odiava.
la scrutava mentre lei cercava di capire il verso giusto per guardare quella foto. sarà stato il bianco o l'ammasso di luci e ombre. gli occhi di lei chiedevano un significato a quel cartoncino, il cartoncino non rispondeva. cercavano un grande significato in ciò che vedevano ma vedevano solo un grande ammasso di chiari e scuri.
Lui la foto l'aveva fatta proprio per quei chiari e scuri. Era stato spinto dal "banale" piacere estetico che oltre la pubblicità solo l'arte figurativa sa' cogliere ed apprezzare. Per lui era solo una bell’immagine formata dalle ombre e dalle luci di un oggetto, una pompa di benzina, in un particolare momento della giornata. Era una di quelle immagini che piacciono o non piacciono senza nessun significato. Lei continuava a girarla tra le mani senza capire. Iniziava a sentirsi a disagio pensando a quando lui gli avrebbe chiesto cosa ne pensava. Poteva rispondergli:
- penso che dopo questo schifo di foto ti lascerò!-
Sarebbe stato facile non fosse stata cosi' vigliacca.
Lui stava chiedendosi se ci voleva più di cinque minuti per rispondere alla semplice domanda:
-ti piace?-.
Sapeva che lei cercava di capire l'incapibile perché era una persona pratica e materiale, che lasciava poco spazio alla fantasia e soprattutto, non concepiva che si potesse fare qualcosa fine a se stessa solo per il piacere di farla. Non rientrava nei suoi canoni. Secondo lei un'immagine fine a se stessa era illogica, stupida, soprattutto chi faceva questo tipo d'immagine era stupido e superficiale. Secondo lei tutto veniva premeditato, niente veniva fatto spinti dall'emozione, solo negli spettacoli di castagna poteva succedere.
Per questo gli aveva fatto vedere quella foto, un po' per gioco un po' per metterla in "crisi".
Mentre era alle prese con quell'immagine, lui iniziava a rendersi conto della distanza che li divideva. Avrebbe dovuto capirlo il giorno che gli raccontò che passando vicino alla stazione era sceso dal pullman e aveva preso un treno per Rimini solo per il gusto di viaggiare. Il futile piacere del viaggio senza organizzazione e premeditazione, un viaggio senza una meta precisa ma casuale. Rimini era la destinazione del primo treno in partenza, aveva scelto quella località solo per quello, ma lei pensò che fosse andato a trovare una ragazza con cui, lui, aveva avuto una piccola storia estiva prima che iniziasse la loro relazione.
Lui raccontava, con gioia fanciullesca, di essere stato un'oretta sulla spiaggia e di avere incontrato un’amica che passeggiava sul bagnasciuga. Aveva viaggiato più di dodici ore, tra andata e ritorno, per un'oretta sulla spiaggia. Per lei era una cosa inconcepibile, assurda e molto idiota. Lo aveva guardato come stava guardando quell'incapibile foto. Quello sguardo gli porto' alla mente quel momento e si rese conto che la loro distanza era sempre esistita, annebbiata dai "fumi dell'amore". Avrebbe dovuto accorgersene dalla quasi totale mancanza d’interessi comuni, film, musica, tv, lettura. I film, andavano a vedere quelli che piacevano a lei, la musica, ascoltavano quella che piaceva a lei, in tv, guardavano le cose che piacevano a lei, i libri, non ne parlavano mai. Lei non leggeva "non aveva tempo". Non aveva dato peso a queste cose, pensava:
- oggi gli vado incontro io, domani mi verrà incontro lei. In un rapporto di coppia c'è qualcosa di più profondo dei film e la musica, i libri e la tv-.
Intanto i giorni passavano e lei non gli andava incontro. Anche nel sesso iniziava a sentirsi "usato" non esisteva più un "pre e un post" era diventato sesso e basta quando si sentiva "soddisfatta" gli girava la schiena e si addormentava.
Lei distolse un attimo lo sguardo dalla foto e lo vide avvolto da quell'orribile poltrona, si rese conto che la sensazione di lontananza era anche colpa sua. Si erano ripromessi di parlare dei dubbi o dei problemi, ma lei si chiudeva dietro a muri impenetrabili e si raffreddava, nascondendosi dietro immancabili litigi famigliari. Non riusciva a parlargli sinceramente. Non ne capiva il perché. Era comprensivo, ascoltava senza giudicare; non aveva mai avuto un uomo cosi', tutti la trattavano come stava facendo lei con lui. Per un po' pensò d’avere paura di fargli male parlandogli dei problemi che avevano, ma poi si rese conto che questo chiudersi, raffreddarsi senza spiegazioni faceva più male che se le avesse detto:
-basta sono stufa! Ti lascio-.
La cosa le dava un sottile piacere era la sua rivalsa sugli uomini del passato. Questa realizzazione la turbava, si era resa conto che stava con lui perché poteva fargli del male. Aveva capito che bastava cambiare il modo di salutare, l'atteggiamento tattile, girargli la schiena dopo aver fatto l'amore e tantissime piccole cose per angosciarlo, farlo preoccupare. Per quanto cercasse di reprimere il desiderio di godere di questa superiorità il sentimento di rivalsa era più forte dell'amore.
Lei ritornò a guardare quella foto, vedeva il vuoto, un groviglio di luci, di ombre, immagini non razionabili, sopratutto vedeva l'inutilità di quel cartoncino. Quello era lo specchio del loro rapporto. Gli sarebbe piaciuto dare un significato al cartoncino e all'uomo, ma non ci riusciva. Lei non capiva le emozioni che lo avevano spinto a realizzare quella foto.
Si erano dati tanto, lui le aveva fatto superare molti tabù, le aveva insegnato a non avere paura del piacere, lei le aveva insegnato ad innamorarsi. Avevano passato bellissimi momenti insieme e forse per quello, lui per quanto "razionalizzasse" il loro rapporto, non riusciva a dissuadersi di non esserne più innamorato, pensava:
-sarà un luogo comune ma io non riesco a vivere con lei ma non riuscirei a vivere senza.-
Avrebbe voluto tornare a quando erano due teneri amici che si coccolavano un po', ma non le sarebbe bastato di sicuro.
Anche lei sarebbe tornata indietro, ma ormai la soglia del non ritorno era stata passata.
Lo guardò con un po' di tristezza, posò la foto e gli disse:
-bella.....-
Lo diceva senza convinzione, senza guardarlo negli occhi, lui se ne accorse si divincolò dal “grembo materno" e le disse:
-andiamo a dormire sono le due.-
la prese per mano e si avviò verso la camera da letto.
Quella notte lui provò ad abbracciarla ma lei lo allontanò, poi delicatamente gli girò la schiena addormentandosi pesantemente.
Sono passati 7 anni da quel giorno, “lei e lui” sono di nuovo seduti in salotto, lei ha una foto in mano; la rigira tra le dita, lui è abbracciato dalla sua poltrona; i pensieri sono quelli di allora l’unica differenza è la presenza di un bambino sulle ginocchia.
Aiuto!!! Aiuto !!! Qualcuno mi aiuti!!! Dove siete, qui è buio. Fate un po' di luce. Saranno usciti, e il buio? Sarà un black-out, ce ne sono stati molti ultimamente. Ora passa, torna la corrente e torna tutto normale. Niente, saranno passate sei ore e la corrente non torna. Neanche loro tornano, dove saranno?!
Dai Gedeone .... prova a ricordare, cosa hai visto prima del buio. La faccia di Giovanni, no era franca oppure Carla, no era chiara ne sono sicuro.
Dove sono? Cos'è questo rumore di ferraglia al piano di sopra?
Qualcuno mi vuole rispondere!!!!!!!
Forse è un incubo, ho staccato la spina e sto' sognando, mi è già successo in passato. Loro mi amano, non mi scaricherebbero mai, sono vent'anni che viviamo insieme.
Eppure....non sto' sognando, questo tremendo rumore di ferraglia, il buio... troppo reale per essere un sogno. Allora se non è un sogno dove sono?
Aiuto!!! Non c'è nessuno la fuori? Aiuto!!! Tiratemi fuori!
Cavolo; c'è solo quel dannato rumore la fuori?!!! Dove sono? Sono stanco. Mi sento svuotato come se mi avessero spogliato.
Dove sonooo?
Perché mi sento cosi' pesante? Cavolo; dove sonooooo?
Saranno passate otto ore, i ragazzi non si sentono, sento solo quel maledetto rumore di ferraglia.
Nooo..... noooo...... non possono avermi scaricato, certo sono invecchiato ma neanche i vecchi si buttano.
Bene il rumore è cessato ora potranno sentirmi.
Aiuto!!!! Aiutooo!!!! Aiutoooooo!!!!!!!!!!!!!
Mi sto' muovendo, alleluia mi hanno trovato. Sii mi hanno sentito, ora mi verranno a salvar............
Mentre un tremendo rumore di vetri infranti e lamiere accartocciate gli spegnevano la voce, facendolo diventare un rottame tra i rottami, in città Giovanni sta spiegando a Carla, chiara e franca:
-certo Gedeone ci mancherà, ma dopo vent'anni d’onorata carriera era diventato vecchio- le ragazze annuirono- perciò bando a tristezze e piagnistei e godiamoci le meraviglie del nostro nuovo frigo che battezzo "Gedeone secondo".-
Cosi' dicendo estrae una bottiglia di Berlucchi rosé dal nuovo frigo e brindano allegramente a "Gedeone secondo”.