martedì, aprile 27, 2004
Torino, culla dell’industrializzazione italiana. F.I.A.T. acronimo di fabbrica italiana auto Torino. Molti dalla sua fondazione hanno sostenuto che la famiglia agnelli (il minuscolo è di proposito) è stata una benefattrice per la città, e per l’Italia intiera, creando posti di lavoro al suo interno e nell’indotto cittadino, regionale e italiano (Piemonte e Italia). Anno 2002: 10,000 cassaintegrati, 2.887 esuberi in mobilità, quasi 13,000 famiglie allo sbando; o almeno con molte preoccupazioni in più. Spostamento della produzione della nuova auto “piccola” in Polonia. Riduzione degli stabilimenti aperti in Italia. Durante la guerra, la famiglia agnelli fa accordi con gli alleati perché non bombardino le fabbriche, accordi con gli operai e i partigiani per non distruggerle in attentati e sabotaggi, di sicuro fa accordi con i tedeschi per produrre per loro. Gli operai difendono queste fabbriche dai tedeschi quando si ritirano. Risultato: La fiat dopo la guerra ha la maggior parte degli stabilimenti e dei macchinari in funzione. Nel dopoguerra la fiat inizia a “chiamare” a se il “Sud”. La prima immigrazione é discreta e limitata. Anni 50/60: L’immigrazione a fine anni 50 da discreta diventa selvaggia l’industria ha bisogno di manovalanza e subito, la città viene “invasa” e il gran numero di immigrati cresce e con questa crescita aumenta il razzismo e lo sfruttamento, sia quello “legale” che quello “illegale”, sempre in quegli anni le lotte operaie iniziano ad essere dure e i vari scelba e c. non lesinano botte durante le manifestazioni. Tra gli anni 50 e 60 ci saranno molti licenziamenti per rappresaglia in fiat, in lancia e in molte altre aziende. Molte, moltissime famiglie si troveranno allo sbando, senza sostentamento e lavoro. Sempre negli anni 50/60 il cinema ricomincia a frequentare la città di Torino, agli studi della FERT passano tutti i grandi del cinema di allora, molti si spostano da Roma per lavorare in questi studi di Grugliasco (To), si muove un settore che può portare via mano d’opera alla fiat e soprattutto alzare il costo della stessa, questo spostamento del cinema verso la sua origine crea anche un calo di lavoro a Cinecittà. Una leggenda metropolitana (ma si sa le leggende hanno sempre una base di verità) narra di un accordo tra la fiat e Cinecitta per affossare la FERT e il nascere di una fiorente industria del cinema a Torino. Risultato dell’operazione: la fiat continuava a dettar legge sui salari e cinecittà mantiene il monopolio degli studi cinematografici. Anni 70/80: inizio delle grandi cassaintegrazioni; inps e vari enti in crisi per coprire gli interventi. Anni 80/02: Utilizzo delle leggi per i finanziamenti e le agevolazioni fiscali per l’assunzione, soprattutto quelle legate ai contratti di formazione. Minacce di non confermare il contratto a chi si occupa di politica in fabbrica e a chi pratica il diritto di sciopero, (io partecipai ad un “concorso” fiat a fine anni 80 e me ne andai dopo che il nostro “esaminatore” ci disse chiaramente: chi fa’ sciopero o si intrattiene in attività sindacale non sarà confermato. Tanto la manodopera per noi non è un problema; siete voi ad avere bisogno del lavoro. Purtroppo non avevo un registratore). Il contratto di formazione fu applicato non solo per l’assunzione degli specializzandi ma anche per gli addetti alle linee; alla fine del contratto di formazione molti scoprirono che il loro era un vero e proprio contratto a termine mascherato, in due anni non gli fu dato nessun tipo di formazione e poi o non furono confermati o rimasero alle linee senza avanzamento di livello come la legge prescriveva. In quel periodo, e credo tutt’ora, ci fu il blocco degli scatti di anzianità (che sono obbligatori per legge) per esempio dal 4° livello al 5° livello. Il perché di questo sopruso è semplice; se il personale specializzato non supera il 4° livello può essere “minacciato” di trasferimento in linea e in uno stabilimento diverso magari distante vari chilometri da Torino, così facendo si può minacciare di trasferire i suddetti specializzati ad un lavoro di linea in caso di attività sindacale o di esercizio di un proprio diritto come lo sciopero (la fonte di questa tattica sono degli amici che hanno lavorano in manutenzione a mirafiori per molti anni). Non ricordo in che anno, il sindacato firmò gli accordi sui sabati obbligatori, risultato: la fiat usa i sabati obbligatori e “obbliga” agli straordinari, con minacce di trasferimento a Rivalta (stabilimento a vari chilometri da torino) o in reparti peggiori di dove si. La cosa più allucinante è data dalla presenza di reparti che fanno gli straordinari e anche molte ore di straordinario e altri completamente in cassa integrazione. Poi sposta delle linee di produzione nei paesi dell’est o in sud America dove la manodopera costa molto meno. Sempre negli anni ottanta, scoppia il “caso” dei 35,000 esuberi; questa è l’ultima volta che il sindacato e gli operai fanno il braccio di ferro con l’azienda. Ci saranno molti giorni di sciopero duro e più di un milione di persone in piazza a Torino (io 20enne e lavorante al centro stampa della FLM, Federazione Lavoratori Metalmeccanici, partecipai all’organizzazione della manifestazione e mi ricordo che fu l’ultima volta che mi sentii orgoglioso dei sindacati). Dopo quell’anno il sindacato iniziò a perdere consensi perché iniziò un dialogo quasi sospetto con il “padrone” e soprattutto le aziende, almeno la fiat, dimostrarono agli operai che potevano minacciare e calpestare i diritti senza problemi. Il calo degli iscritti alla FLM portò la chiusura del centro stampa FLM e la riduzione dei “tronconi”dell’organizzazione sindacale considerati inutili. Sempre negli anni ottanta la fiat capisce che il service audiovideo e annessi è un businnes interessante e si compra l’Euphon iniziando a dettare legge per i salari e i tempi di pagamento anche in un campo considerato un’oasi felice. Oggi l’Euphon di riffa e di raffa ha una fetta consistente del service audiovideo in Italia e non solo, annettendo piccole o grandi entità al suo interno, ultima in ordine di annessione che io sappia è stata la SBP di Roma, chi è un po’ nel campo capirà il livello dell’azienda (mi sembra che sia stata comprata a 14 miliardi di lire). Dagli anni ottanta in poi molti fornitori fiat vanno in crisi perché i pagamenti arrivano a 180 giorni e i guadagni sono ridotti all’osso, le commesse diminuiscono drasticamente, mentre chi vende materie prime (in cui magari la stessa famiglia agnelli ha delle partecipazioni) all’indotto pretende i pagamenti alla consegna e non fa’ grossi sconti, così molte piccole e medie imprese non riescono ad anticipare le spese, il tutto crea una forte concorrenza tra le aziende, questo causa il fallimento di molte piccole e medie aziende legate alla fiat mettendo altre famiglie allo sbando; sia nei dipendenti che nei proprietari. La fiat dopo aver creato il “ bengodi” e il “lavoro sicuro” negli anni 60/70 (chi è riuscito a sfruttare quegli anni si è fatto i miliardi, mentre per la gente “comune” un lavoro in fiat era considerato “sicuro” come un lavoro statale), la fiat chiude i rubinetti e inizia a dettare legge con i fornitori e la mano d’opera; ormai sia tra gli uni che tra gli altri l’offerta ha superato di gran lunga la richiesta e perciò per lavorare devono sottostare alle decisioni dell’azienda. Dagli anni ottanta, a torino, la mano d’opera impegnata nel commercio inizia ad eguagliare e poi superare quella impegnata nell’industria. Sempre negli anni 80 i tempi di pagamento e i livelli salariali in città si adeguano a quelli fiat, io nei primi anni 90 lavoravo per una sala di posa che pagava a 120 giorni fine mese lavorativo e molte volte ritardava fino a 150 giorni ed era la normalità; avevano un bel dire che bastava prendere il giro, prima di prenderlo dovevi sopravvivere per 4 mesi senza uno stipendio. Oggi i termini di pagamento continuano essere dai 120 ai 180 giorni salvo ritardi e i salari si sono abbassati, io oggi guadagno come 12 anni fa con una “piccola” differenza 12 anni fa ero un semplice assistente o aiuto elettricista cinematografico oggi sono un montatore e un operatore di ripresa. Anni 80 la città di Torino inizia a costruire la metropolitana leggera, naturalmente l’appalto per le vetture lo vince la fiat o una sua consociata, succede una cosa strana le rotaie che in un primo momento vengono decise di una certa dimensione poi vengono adeguate (come logica) a quelle standard dei tram già esistenti, le vetture fatte dalla fiat sono da buttare e vengono rifatte, l’errore è dei progettisti del comune e verranno ripagate. La fiat in tutti gli anni passati ha sempre dato molti finanziamenti al politecnico passando per una azienda attenta all’istruzione e alla crescita del cittadino, tutti dimenticano che molte ricerche vengono realizzate per conto della fiat all’interno del politecnico, molti laureandi fanno dei veri e propri lavori di ricerca scentifica come laurea e casualmente a volte queste lauree vengono “acquisite” con tanto di brevetto dalla emerita azienda (la fonte alcuni amici laureati nella metà degli anni 80); il premio per il baldo giovane è l’assunzione in azienda. Ricordo, che le spese di ricerca sono molto costose e teoricamente i macchinari dei politecnici e i vari benemeriti insegnanti sono pagati con il soldo pubblico. Sempre anni 80/90 il comune partecipa alla ristrutturazione del Lingotto dando la gestione dell’impianto alla fiat e alle sue consociate. Potrei andare avanti per ore a descrivere i grandi benefici che la “mamma fiat”, come viene chiamata in quel di Torino, ha portato alla città, al Piemonte e all’Italia. Spero di aver detto abbastanza per dare una idea della benemerenza della famiglia agnelli e di tutte le famiglie come la loro. Il paradosso degli ultimi anni è dato dal voto espresso da chi ha “subito” cassaintegrazione e mobilità (gli operai) che ha aiutato a fare salire alla conduzione di questo paese proprio chi delle famiglie come quella degli agnelli è il massimo rappresentante. Però la cosa più allucinante è che sinistra e sindacati abbiano accettato la trasformazione da “licenziati per rappresaglia” degli anni 50/60 a “esuberi per rappresaglia”, o a “cassaintegrati per rappresaglia” senza battere ciglio proteggendo i “poteri politici e i posti in parlamento”, conquistati scendendo a patti squallidi con maggioranze e aziende. C’è voluto l’articolo 18 per accorgersi che si stava uscendo da ogni logica dei diritti fondamentali degli uomini e che in fabbrica, certo in modo diverso più subdolo perciò più pericoloso, si era tornati agli anni 50? Io spero vivamente di no anche se è molto difficile crederlo per chi come me “le vecchie battaglie” le ha subite sulla pelle fin dall’infanzia avendo un padre licenziato per rappresaglia prima della mia nascita e sindacalista dopo la mia nascita. Per chi ha vissuto le fughe di un padre, nei periodi dei vari golpe, e la tensioni di una madre che non sapeva dirti che fine aveva fatto tuo padre fino a quando non tornava a casa dal luogo dove si nascondeva. Per chi da più gradicello ha avuto la possibilità di lavorare all’interno del sindacato e ha visto le ”nuove generazioni” di sindacalisti e ha visto e sentito cose che avrebbero fatto rivoltare il padre nella tomba. Per me è molto difficile crederlo ma voglio crederlo perché credo ancora che la gente semplice nei momenti di grande crisi riesca a modificare le cose, a far pressione sui dormienti della sinistra e la risposta dei sindacati all’articolo 18 lo ha dimostrato, credo anche che per quanto gli antidemocratici cerchino di alienarla la democrazia cammina inesorabilmente, e infine credo nella pazzia e nell’ingestibilità di bossi e della lega; nella litigiosità della maggioranza. Non sono sereno a sentire le notizie come quelle della fiat ma queste notizie riporteranno molti alla realtà e se arriveremo alle prossime elezioni forse qualcosa cambierà. Purtroppo di tutte le cose che ho scritto sulla fiat nessuno ha mai fatto una vera “indagine” giornalistica sia cartacea che televisiva, di un certo rilievo, sono cose che vengono “tramandate” sempre tra i soliti che le sanno e io non ho i mezzi e le capacità per condurre tutte le verifiche del caso posso solo dare la mia verità a voi sperando che qualcuno in grado di mettere in piedi qualcosa di più efficace di questo mio “sfogo”, qualcosa che serva a fare aprire gli occhi ai più, non solo ai lavoratori dipendenti ma anche a tutti quegli imprenditori che non hanno le agevolazioni miliardarie di aziende come la fiat, che sono costretti a sottostare a tempi di pagamento assurdi e che sono stufi dei monopoli. Dario Cicchero
martedì, aprile 27, 2004
Scherzetto non avevo voglia di scrivere e siccome odio vedere i soliti post due volte ho girato il senso cronologico...giuro che domani lo rimetto a dritto...come dicono gli amici toscani
Lettera ai figli che non ho Io figli non ne ho, ma ne ho incontrati tra tutti voi, ragazzi e ragazze che anagraficamente potrebbero essere stati generati da me. Ognuno di voi sarebbe stato il/la figlio/a che avrei voluto. Dimostrate la maturità che noi “maturi” non abbiamo, ci portate rispetto e provate l’ammirazione che dovremo avere noi per voi. sempre silenziosi e ponderati, molto più saggi di noi “vecchi”. Lavorate nell’ombra e dimostrate una responsabilità che io alla vostra età (odiosa frase) non sapevo esistesse. Mi piacerebbe vi si ascoltasse di più; in fin dei conti la nostra speranza siete voi, figli che non ho avuto.